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Il Vaticano scopre una nuova missione: sostituirsi all'Onu

Pace, salvezza del pianeta, sviluppo sostenibile, nuovi fondamenti per l’economia sono i pilastri dell'azione con cui la Santa Sede sta strappando l'iniziativa all'Onu: le conferenze delle Pontificie accademie per le Scienze e per le Scienze sociali e il Dicastero per lo Sviluppo umano stanno esplicitamente promuovendo un'agenda politica globale e anche le iniziative personali del Papa per la pace e la fratellanza umana (Medio Oriente, Sud Sudan, islam) vanno nella stessa direzione. Che fine ha fatto l'annuncio di Gesù Cristo come unico Salvatore dell'uomo? (versione integrale dell'articolo uscito il 9 giugno su Il Giornale)

Papa Francesco in Vaticano con i presidenti di Israele e Palestina

L’Onu si è trasferita in Vaticano o, meglio, è il Vaticano che sembra aver avocato a sé i compiti dell’Onu. Pace, salvezza del pianeta, sviluppo sostenibile, nuovi fondamenti per l’economia sono i pilastri di questa azione che si sta intensificando sia con l’azione diretta del Papa sia attraverso i due principali organismi di intervento su queste materie: le Pontificie Accademie delle Scienze (Pas) e delle Scienze sociali (Pass), guidate da monsignor Marcelo Sanchez Sorondo e il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, guidato dal cardinale Peter Turkson.

Gli ultimi mesi hanno visto un moltiplicarsi di conferenze e convegni internazionali in Vaticano dedicati proprio a questi temi: da quelli del settembre 2018 su “Sicurezza alimentare e dieta sana” (organizzato dalla Pas) e razzismo e xenofobia (organizzato dal cardinale Turkson) a quelli di novembre sui cambiamenti climatici (Pas) e sull’acqua potabile “bene di tutti” (Turkson). E poi ancora, lo scorso marzo su “Religioni e sviluppo sostenibile” (Turkson) e il Summit dei sindacati e industriali del settore trasporti (Pas); quindi ancora in maggio su biodiversità ed estinzione delle specie (Pas), senza dimenticare l’assemblea plenaria dell’Accademia delle Scienze sociali dedicata a “Nazione, stato, nazione-stato”, a cui papa Francesco ha dedicato un lungo discorso improntato al mondialismo.

Le conferenze internazionali in Vaticano non sono certo una novità, si potrebbe obiettare: ma a parte il moltiplicarsi di questi appuntamenti, la novità c’è ed è il cambiamento di approccio. In genere le conferenze vaticane, soprattutto quelle delle Pontificie Accademie delle Scienze e Scienze sociali, erano in passato un momento di studio, di raccolta di informazioni, di approfondimento di argomenti scientifici; in alcuni casi tutti questi elementi servivano per poter tirare alcune conclusioni alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. Oggi invece tali conferenze sono diventate un momento di promozione di un’agenda politica globale che ha nell’enciclica di papa Francesco Laudato Sì e negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile firmati all’Onu (Sdg nell’acronimo inglese) i due fondamenti. Ad esempio, nelle conferenze riguardanti i cambiamenti climatici tutti i relatori sono a senso unico, ovviamente profeti del catastrofismo, e quindi sono sistematicamente ignorati scienziati del calibro, ad esempio, di Antonino Zichichi e Carlo Rubbia, che pure della Pontificia Accademia delle Scienze sono membri di vecchia data.

Del resto nella Laudato Sì, papa Francesco assume esplicitamente la teoria del Riscaldamento globale antropogenico (cioè causato dall’uomo) quasi fosse un articolo di fede, e in questi anni si sono moltiplicati gli appelli ai capi di Stato per prima approvare e poi attuare gli accordi di Parigi sul clima (dicembre 2015). Nello stesso tempo nei documenti ufficiali che escono dal Vaticano si usa ormai quasi esclusivamente la terminologia degli organismi delle Nazioni Unite. Ne è un classico esempio la “Dichiarazione di Roma” approvata proprio pochi giorni fa, il 4 giugno, al termine del Vertice panamericano dei giudici sui “Diritti sociali e dottrina francescana” (nel senso di papa Francesco), organizzata dalla Pontificia Accademia delle Scienze sociali. Il documento, firmato dallo stesso papa Francesco, che impegna i giudici a posizioni “ferme e coraggiose” a tutela dei diritti economici, sociali e ambientali, è anche un appello a tutti i Paesi per «raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che sono impegni e scadenze specifici della nostra generazione per conformarsi alla Dichiarazione Universale dei Diritti umani e agli accordi relativi ai diritti umani». Inoltre si chiede di «intraprendere azioni decisive per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima, che sono vitali per la sopravvivenza e il benessere umani, specialmente per i poveri e le generazioni a venire».

C’è di fatto una rinuncia ai concetti che nascono dalla Dottrina sociale della Chiesa per appiattirsi su concetti nati in ambito Onu e che molto spesso sono più che ambigui: esempio prìncipe è quello dello “sviluppo sostenibile” che, nella sua origine, ha una concezione negativa dell’uomo e propone il controllo delle nascite;  non a caso fu decisamente avversato dalla Santa Sede negli anni ’90.

Sembra quasi che, a fronte delle difficoltà e delle lentezze dell’Onu nell’individuare i problemi e porvi rimedio, la Santa Sede abbia preso in mano la situazione promuovendo essa stessa ciò che dovrebbe eventualmente fare l’Onu. A rinforzare questa impressione è l’arruolamento in Vaticano di personaggi legati in diversa maniera alle agenzie dell’Onu e a lobby internazionali. Due nomi su tutti: l’ex capo economista dell’Onu Jeffrey Sachs, ormai immancabile a ogni appuntamento della Pas, e l’ex vice presidente della Banca Mondiale nonché consigliere economico dell’amministrazione Clinton Joseph Stiglitz, che proprio il mese scorso ha patrocinato l’iniziativa “L’economia di Francesco”, incontro internazionale dei giovani economisti che si terrà l’anno prossimo ad Assisi.

A questo lavoro dei suoi collaboratori si devono poi aggiungere le iniziative personali di papa Francesco, non solo i continui appelli sui cambiamenti climatici e sulle migrazioni. Egli si propone come esempio di costruzione della “fraternità universale”, concetto su cui insiste dall’inizio del pontificato e che ha creato più di qualche ambiguità. Da decenni non si risolve il conflitto israelo-palestinese? Papa Francesco convoca in Vaticano i presidenti di Israele e Palestina: è successo nel 2014 e per ricordare i 5 anni di quel vertice, papa Francesco ha chiesto a tutti nel mondo – cattolici e non - per ieri alle 13 «un minuto per la pace»: un momento di preghiera per i credenti, un momento di riflessione per gli altri. In Sud Sudan non si trova pace malgrado l’indipendenza ottenuta pochi anni fa? Papa Francesco chiama in Vaticano i due leader antagonisti e li obbliga a un ritiro spirituale di due giorni al termine del quale bacia i piedi ai due leader esterrefatti. Il fondamentalismo e il terrorismo islamico è un problema globale? Papa Francesco va ad Abu Dhabi e firma il documento sulla fratellanza umana insieme al grande imam dell’Università egiziana al-Azhar.

In tutto questo, che fine ha fatto la tradizionale predicazione cristiana che consiste nell’annuncio di Gesù Cristo come unico Salvatore? È quello che si chiedono sempre più cattolici.