• DARIO FERTILIO

Il virus totalitario si annida anche in Italia

1984 di Orwell, sintesi del totalitarismo "perfetto"

In un convegno organizzato a Bologna dalle associazioni Impegno civico, Progetto Emila Romagna e Centro Industria, in occasione della pubblicazione del libro Il virus totalitario. (Rubbettino), abbiamo incontrato l’autore Dario Fertilio.

Lei ha definito il virus totalitario come un nemico sempre in agguato. È in agguato anche nelle democrazie occidentali?

Purtroppo sì, i segnali ci sono. Il virus, come lo definisco nel libro, non guarda in faccia a nessuno. Utilizza qualsiasi mezzo a disposizione per espandersi all’infinito e non fa alcuna distinzione tra un’ideologia autoritaria, totalitaria, democratica o persino liberale. Una democrazia, essendo aperta, è più facilmente permeabile al virus, ma ha allo stesso tempo i suoi anticorpi come la libera critica, la reversibilità del potere, le libertà individuali, elementi non certamente favorevoli allo sviluppo del virus. Un aspetto fondamentale della diffusione del totalitarismo è l’ideologia del controllo della società attraverso concetti come il controllo sulla vita, dal concepimento mediante la manipolazione genetica fino alla morte mediante la teorizzazione dei cosiddetti diritti di eutanasia. Ciò vuol dire che, in teoria, esiste un controllo su tutto anche in un regime democratico. Quindi, il controllo persino sull’identità sessuale (teoria gender), il controllo sul mondo, attraverso l’ideologia del riscaldamento globale e quindi con la necessità, se fosse vero, di controllarlo in maniera centralizzata. Di conseguenza, l’attività umana sarebbe sempre più sottoposta a ingerenze, limiti e divieti. Un altro aspetto fondamentale del virus totalitario è la moltiplicazione all’infinito dei diritti soggettivi. Se ognuno di noi ritiene di essere portatore di diritti, il numero di questi è infinito, ma ciò può essere vero soltanto in teoria. La moltiplicazione dei diritti è favorita per far sì che entri in campo il buon legislatore che stabilisce quali diritti riconoscere e non riconoscere. Pertanto, il virus totalitario (o pre-totalitario, in questo caso) moltiplica le apparenti libertà allo scopo, poi, di limitarle, controllarle e dirigere tutto verso i suoi fini.

Quindi, dopo i fallimenti delle ideologie novecentesche, quali sono i veicoli attraverso cui si propaga il virus totalitario?

I totalitarismi novecenteschi sono stati almeno tre: nazifascismo, comunismo e il nazionalismo, che ha avuto la sua parte. E l’incubazione viene dal tempo della Grande Guerra. Oggi, il totalitarismo dominante e globale è l’islamismo radicale; ma ne esistono altri come il terzomondismo di matrice sudamericana, il nazicomunismo post-sovietico, che ha messo radici in molti paesi post-sovietici; e lo stesso ecologismo è una forma pre-totalitaria quando viene portata alle estreme conseguenze. Questi virus si sono moltiplicati, ma uno solo di questi ha un’efficacia globale in questo momento, ossia l’islamismo radicale.

Grazie alle nuove tecnologie, siamo tutti sotto gli occhi di tutti, politici compresi. Tutto questo sta generando un potere mediatico-giudiziario enorme. Non è che in mezzo a tutta questa trasparenza il virus totalitario ha trovato il suo nascondiglio perfetto?

Trasparenza è una parola di moda, ma in realtà è molto pericolosa, perché si rifà inconsciamente al panopticum delle carceri, dove una torre centrale è in grado di controllare tutto quello che succede in tutte le celle. Pertanto, la trasparenza è già di per sé una bella immagine totalitaria, quasi che le zone di riservatezza non dovessero esistere. I media sono certamente una cinghia di trasmissione sia della democrazia sia, potenzialmente, di un potere pre-totalitario, potendo moltiplicare in maniera esponenziale le informazioni, anche ideologiche, che possono essere date. Chi controlla i media ha questo potere. Il potere mediatico-giudiziario è una raffinatezza ulteriore, perché tra i media e un’idea giustizialista si crea un’idea di connivenza molto pericolosa. Nelle cronache giudiziarie viene spesso citato il nome del giudice che ha preso un certo provvedimento, che non avrebbe alcun interesse ai fini dell’ascoltatore o del lettore, ma serve soltanto come intesa clientelare tra il giornalista e il magistrato, che gli fornisce le informazioni per avere poi un riconoscimento pubblico attraverso il giornalista. Pertanto, la trasparenza mediatico-giudiziaria è un aspetto inquietante di questa situazione che stiamo vivendo. 

Come veicolo del virus totalitario è più efficace il populismo o il politicamente corretto?

Tutti e due: non credo che uno prevalga sull’altro. Per populismo si dovrebbe intendere il non rispetto delle regole democratiche. Quindi, attraverso il non rispetto di tali regole è possibile diffondere ideologie potenzialmente pericolose. Il politicamente corretto, invece, è l’espressione più tipica di quel demo-totalitarismo che è il controllo. Si tratta di due cose molto diverse e addirittura opposte: il populismo apre in maniera incontrollata ai virus, mentre il politicamente corretto è una manifestazione del controllo da parte del virus sul linguaggio. È la famosa lingua di legno, come si usava dire nei paesi veterocomunisti, ed è la lingua della disinformazione, della repressione, dell’autorepressione, della censura e dell’autocensura.

Piattaforma Rousseau, direttorio, cittadino: sono tutti termini che richiamano all’idea della ghigliottina. Abbiamo qualcosa da temere dai Cinquestelle o il loro "dilettantismo" ci salverà?

Dal punto di vista del virus totalitario, i Cinquestelle sono semplicemente un veicolo di infezione, nel senso che possono essere usati per diffondere certe ideologie. Però, sono anche contraddittori e un po’ dilettantistici. Certo che l’uso un po’ folkloristico di questi termini della rivoluzione francese sono un indizio del giustizialismo di piazza che non solo i Cinquestelle vorrebbero affermare. Mi sembra però, che questa forma di giustizialismo di piazza abbia le gambe corte, possa essere sicuramente controbattuta.