• EDITORIALE

Immigrati, la vergogna sono i politici incapaci

Stampa e politici uniti nell'additare al pubblico ludibrio gli abitanti di Gorino. Eppure questo è solo l'antipasto di quel che potrà succedere in Italia nei prossimi mesi, se il governo non affronterà seriamente un problema che non è emergenza ma crisi strutturale.
- I GIORNALISTI? SONO DI SINISTRA, di Stefano Magni

Gorino

La scena del pullman con 12 donne e 8 bambini, immigrati irregolari, ricacciato indietro dal paese di Gorino, è stata sicuramente scioccante. Ma il linciaggio della popolazione di questa frazione di 500 anime, cui si è assistito ieri da parte di politici, giornali e tv ha dell’incredibile. Salvo rare eccezioni, non si è neanche tentato di capire, di ascoltare le ragioni di questa gente, ma si è passati direttamente alla gogna, trattati come fossero un gruppo del Ku Klux Klan, la vergogna dell’Italia. Soprattutto stupisce l’atteggiamento dei tanti giornalisti intervenuti, più attenti a distribuire patenti di immoralità e di indegnità che non di cercare di capire e spiegare cosa sta succedendo. Anche l’onesto lavoro di pescatori di vongole, in cui è occupata gran parte degli uomini del paese, è diventato occasione di disprezzo.

Il problema non è difendere atteggiamenti di chiusura o di mancanza di umanità, ma scaricare tutto sugli abitanti di Gorino è indegno. Perché quello che è successo l’altra sera è soprattutto l’esito di politiche irresponsabili da parte del governo e di tanti leader politici, che continuano da anni a trattare come emergenza temporanea quella che è ormai un fenomeno strutturale, destinato oltretutto ad aumentare se non si pone un qualche rimedio. Quello che gli italiani vedono è un governo, la cui unica preoccupazione sembra quella di piazzare immigrati irregolari in tutti i comuni possibili dopo esserseli andati a prendere davanti alle coste della Libia, incentivando così anche il traffico di esseri umani. E il numero degli immigrati da collocare cresce di giorno in giorno senza che si veda né la fine né una politica chiara che alla fine punti ad arrivare. E poi, con atti di imperio il governo organizza dei veri e propri blitz per imporre gruppi di immigrati qua e là. 

È ovvio che questo provochi la reazione della gente, anche scomposta e non condivisibile nelle forme: ha dovuto ammetterlo anche il premier Matteo Renzi che, nel salotto di Bruno Vespa, ha detto che la situazione andava gestita meglio. Ma non è un caso isolato e ciò che è accaduto a Gorino è solo l’antipasto di quello che potrà succedere nei prossimi mesi in tutta Italia se i politici non la smettono di fare i populisti e i demagoghi. La collocazione degli immigrati richiede che la popolazione stessa sia preparata e coinvolta, dentro delle condizioni ben precise e condivise: un tempo preciso di permanenza, numeri adeguati alle strutture presenti e alla popolazione locale, programmi di accoglienza, sorveglianza e aiuto per le pratiche. Nulla di tutto questo viene fatto. 

Si è detto: erano solo 12 donne e 8 bambini. È vero, ma dalle poche voci locali ascoltate si capisce che c’è il timore che le donne e i bambini siano soltanto l’avanguardia di arrivi ben più ampi una volta che si è aperta la porta. Timori purtroppo fondati visto cosa succede altrove e visto che gli sbarchi proseguono a ritmi crescenti.

E c’è anche un altro fattore da tenere presente: stampa e politici, nell’intento di drammatizzare ed estremizzare, parlano indistintamente di profughi, ma la stragrande maggioranza di coloro che arrivano in Italia via mare non sono affatto profughi, ovvero non scappano da guerre. Le donne destinate a Gorino provengono da Nigeria, Costa d’Avorio, Guinea: è facile prevedere che nessuna di loro abbia diritto a restare in Italia e che a norma di diritto internazionale debbano essere rimpatriate. Significa che hanno meno diritto ad essere soccorse e accolte? Certamente no, ma bisogna essere coscienti che dopo la prima accoglienza non hanno alcun diritto di restare in Italia. E che dunque sarebbe molto più efficace – e sicuro anche per i migranti – fare in modo di evitare che partano dai propri paesi. È ciò a cui dovrebbero pensare i nostri governanti, e non lo fanno.