• DOPO LO SCONTRO

Immigrazione, la svolta italiana ora va completata

La “svolta” italiana, per essere tale, deve prevedere lo stop totale ai flussi: tutti i migranti vanno soccorsi e riconsegnati ai libici per accoglienza e rimpatrio gestiti dalle agenzie ONU (peraltro ben finanziate dall’Italia). Il modello è l'Australia.

Macron e Conte

Francia e Spagna attaccano il governo italiano per la vicenda dei migranti sulla nave Aquarius respinti da Roma e in trasferimento verso il porto iberico di Valencia ma Roma sembra trovare appoggi in Germania e Mitteleuropa.
I francesi accusano Roma di "cinismo e irresponsabilità" definendo l'atteggiamento del governo Conte "vomitevole". Il presidente Emmanuel Macron ha ricordato che il diritto marittimo prevede che sia "sempre la costa più vicina ad assumere la responsabilità dell'accoglienza". Per l’Eliseo si tratta ovviamente di costa italiana non maltese, libica o tunisina.

Palazzo Chigi ha risposto con veemenza valutando di annullare il vertice bilaterale previsto a breve. "Non accettiamo lezioni ipocrite da Paesi che in tema di immigrazione hanno sempre preferito voltare la testa dall'altra parte" con un chiaro riferimento al no deciso che Macron oppose a Minniti che l’anno scorso chiedeva ai partner Ue di accollarsi un po’ dei clandestini in arrivo dalla Libia.
Meglio non dimenticare inoltre le frontiere blindate dai francesi da Ventimiglia a Bardonecchia per assicurarsi che i clandestini provenienti da quella Libia che proprio Parigi aveva voluto destabilizzare con la guerra a Gheddafi del 2011 restassero in Italia.

Anche la Spagna, che pure ha deciso di accogliere i clandestini sulla Aquarius, critica il cinismo italiano paventando anche "responsabilità' penali" per essersi rifiutata di accogliere i migranti a bordo dell'Aquarius. Il nuovo governo di sinistra si preoccupa in realtà che il nuovo corso di Roma possa trasformare la Spagna nell’approdo preferito dai migranti illegali.
Il direttore programmi della Commissione spagnola per gli aiuti per i rifugiati (CEAR), Monica Lopez, ha sottolineato che i 629 migranti dell’Aquarius "richiedono un arrivo pianificato", ma che è "un numero accettabile che non destabilizza" il sistema di accoglienza spagnola.

Ad occuparsi dell'emergenza immigrazione nel Mediterraneo "d'ora in poi non può' essere solo la Spagna mentre tutti gli altri Paesi le voltano le spalle, la risposta deve essere europea" ha affermato l'eurodeputato socialista Juan Fernando Lopez Aguilar.
L’impatto di nuovi flussi illegali spaventa Madrid che pure difende le sue coste con i respingimenti e le due città sulla sponda africana di Ceuta e Melilla con una doppia barriera di protezione alta sei metri, che separa il territorio spagnolo da quello del Marocco. La barriera in filo spinato, costata 30 milioni di euro, è stata pagata in buona parte dall'Unione europea.

Dopo le forti tensioni tra Italia e Malta, il ministro Matteo Salvini ha scatenato un acceso dibattito in Europa sul tema dei migranti. Anche se Parigi ha cercato ieri di ammorbidire i toni e malgrado la telefonata "cordiale" nella notte tra Macron e Conte, il vertice bilaterale resta incerto mentre Bruxelles cerca di gettare acqua sul fuoco.

"L'Italia va ringraziata" assicura il commissario europeo Dimitris Avramopoulos, che ricorda "gli erculei sforzi fatti negli ultimi tre anni" per salvare vite umane e si dice "impaziente" di collaborare con Salvini.
Con l'Italia si è schierato il ministro degli interni tedesco, Horst Seehofer, favorevole ai respingimenti degli immigrati illegali che al telefono con Salvini concorda di presentare una "proposta comune sulla protezione delle frontiere esterne". Esulta anche il presidente ungherese Viktor Orban, parlando della svolta dell’Italia come di "un grande momento che potrebbe davvero portare cambiamenti nella politica europea sulle migrazioni".

In soccorso dell’Italia è giunto anche il premier austriaco Sebastian Kurz che propone una “triplice intesa” austro-tedesco-italiana per promuovere la difesa delle frontiere esterne e l’istituzione di campi d’accoglienza in Africa dove valutare le eventuali domande d’asilo.

In pochi giorni Roma ha ribaltato il suo approccio, finora prono, alla questione migranti litigando con alcuni partner Ue (preoccupati di dover gestire in prima linea il problema) ma trainandone molti altri verso una nuova risposta ai traffici di immigrati clandestini.
Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha invitato a evitare le liti tra partner e del resto ogni ipotesi di ridistribuzione dei migranti illegali tra i diversi Paesi o di rivisitazione degli accordi di Dublino non stroncherebbe né scoraggerebbe i flussi migratori illegali.

Il bando delle navi delle Ong dai porti italiani sarebbe un passo avanti importante nell’ottica di valutare i traffici umani illegali come una minaccia alla sicurezza degli Stati che va gestita con gli strumenti degli Stati (militari, polizia, flotte Ue) e non da privati.  La “svolta” italiana, per essere tale, deve prevedere lo stop totale ai flussi: tutti i migranti vanno soccorsi e riconsegnati ai libici per accoglienza e rimpatrio gestiti dalle agenzie ONU (peraltro ben finanziate dall’Italia). Solo in questo modo verranno scoraggiate le partenze da tutto il Sahel stroncando il business dei trafficanti e salvando migliaia di vite che oggi vanno perdute nel Sahara e nel Mediterraneo.

L’esempio dell’Australia con la campagna “No way” e l’operazione “Sovereign Borders” resta un punto di riferimento per comprendere come fermare i flussi illegali senza provocare vittime. Quando nel 2016 Canberra propose la sua soluzione all’Unione europea la risposta fu che l’Europa non praticava respingimenti. Forse oggi a Bruxelles in molti hanno cambiato idea.