a cura di Riccardo Cascioli
  • Epidemie

In Burundi metà della popolazione ammalata di malaria

Quasi metà degli abitanti del Burundi , 5,7 milioni di persone, hanno contratto la malaria dall’inizio del 2019 e 1.801ne sono morti. Lo afferma l’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, nel suo ultimo rapporto sulle emergenze pubblicato il 5 agosto. Secondo l’agenzia è da maggio che la malattia ha assunto proporzioni epidemiche e nel paese mancano risorse umane, logistiche e finanziarie per un intervento efficace. L’Ocha ritiene che a provocare la crisi attuale hanno contribuito la mancanza di misure preventive come le zanzariere, i cambiamenti climatici e l’intensificato abbandono delle aree montuose che ha portato in zone malariche persone con un basso tasso di immunità alla malaria. L’agenzia Onu sollecita tutte le parti coinvolte – incluse le autorità del paese e i suoi partner – a fornire le risorse necessarie a organizzare una forte risposta prima che la situazione peggiori. Nel 2017 il governo burundese aveva dichiarato lo stato di emergenza sanitaria quando i casi registrati erano arrivati a 1,8 milioni, con 700 morti accertati. “La decisione di dichiarare una epidemia – ha spiegato alla Afp un alto funzionario dell’Ocha – spetta allo governo del Burundi” che però è reticente a farlo questa volta perché non desidera ammettere la propria inadeguatezza a meno di un anno dalle elezioni presidenziali (previste nel maggio del 2020). Il presidente Pierre Nkurunziza, che è al terzo, contestato mandato, non è disposto ad ammettere il fallimento della sua politica sanitaria. Difatti l’8 agosto ha contestato i dati dell’Onu. Il ministro della sanità Thaddée Ndikumana in conferenza stampa ha detto che in realtà i casi sono “solo” 4,9 milioni e i morti 4.300.