• RAPPORTO OPEN DOORS

Islam, maggior causa di persecuzione dei cristiani

“La verità è che la Chiesa perseguitata non si limita a sopravvivere, ma è attiva e vitale" si legge nel rapporto di Open Doors, l'associazione che monitora la persecuzione dei cristiani nel mondo. Nella sua World Watch List, la classifica negativa degli Stati persecutori, l'islam primeggia.

Fedele in preghiera nella chiesa di Hasakah, Siria, distrutta dall'Isis

“La verità è che la Chiesa perseguitata non si limita a sopravvivere, ma è attiva e vitale. Nei 50 paesi in cui i cristiani sono più perseguitati, e in molti altri, i cristiani osano testimoniare il Regno di Dio, dimostrando la Sua capacità di cambiare la realtà”. Queste parole concludono la presentazione della “World Watch List 2018. I 50 paesi in cui seguire Gesù è più pericoloso” appena pubblicata da Open Doors, Porte Aperte, l’organizzazione internazionale che da oltre 60 anni documenta le condizioni in cui vivono i cristiani, li soccorre con la preghiera e, se possibile, li assiste con aiuti materiali.

Nel 2017, il periodo considerato, 215 milioni di cristiani, pari a un cristiano ogni 12, hanno subito gravi forme di persecuzione. 3.066 cristiani sono stati uccisi, più del doppio rispetto al 2016 quando le vittime erano state 1.207, 1.257 sono stati rapiti, 1.020 sono stati violentati o hanno subito molestie sessuali. Unico dato positivo è la diminuizione delle chiese attaccate, danneggiate o distrutte: “solo” 793, mentre nel 2016 erano state 1.239.

 Come nel rapporto 2017, anche nell’elenco attuale i paesi sono divisi in tre gruppi in base al livello di persecuzione esercitato: estremo, molto elevato, elevato. Quelli in cui la persecuzione è classificata “estrema” sono 11, uno in più rispetto al 2017. Esce la Siria, al 6° posto nel rapporto precedente e adesso scesa al 15°. Entrano la Libia, prima 11esima, e l’India, prima 15esima, che occupano rispettivamente il 7° e l’11° posto. Si confermano responsabili di persecuzione estrema nove paesi: Corea del Nord, al primo posto per la 16esima volta, Afghanistan, Somalia, Sudan, Pakistan, Eritrea, Iraq, Yemen e Iran.

Otto paesi su 11, in cui la persecuzione è estrema, sono islamici. Altri 26 stati islamici compaiono nella lista: 15 tra quelli in cui la persecuzione è classificata “molto elevata” e 11 tra quelli in cui la persecuzione è “elevata”. In tutto quindi 34 paesi sui 50 “in cui seguire Gesù è più pericoloso” sono a maggioranza islamica. Inoltre anche in altri tre stati, la Nigeria, dove l’Islam è praticato da circa metà della popolazione, la Repubblica Centrafricana, dove i musulmani sono circa il 15%, e il Kenya, con una minoranza islamica dell’11%, i cristiani sono minacciati da gruppi armati islamici.

L’Islam si conferma quindi la principale causa di persecuzione per i cristiani. Una tendenza individuata dai ricercatori di Open Doors è l’aumento della persecuzione dei cristiani in Asia centrale, imputabile al rafforzamento dell’Islam in alcuni paesi della regione tra cui l’Uzbekistan, il Kazakistan, l’Azerbaijan, quest’ultimo entrato per la prima volta nell’elenco, 45°, e il Tagikistan. In questi stati l’Islam esercita una influenza crescente sia sulle istituzioni governative sia sulla popolazione.

Secondo Open Doors, nel periodo considerato l’oppressione islamica inoltre si è estesa e intensificata in altri stati dell’Asia (in particolare nelle Filippine, in Bangladesh e in Indonesia) e in Africa (soprattutto in Egitto, Nigeria e Somalia). In Africa – sostengono i ricercatori – non soltanto i jihadisti continuano ad attaccare i cristiani in diversi paesi, tra cui l’Egitto, la Nigeria e il Kenya, ma molti degli stati a maggioranza islamica stanno legittimando dei modelli di Islam più radicali e questo riduce la libertà di culto dei cristiani e consente diffuse forme di discriminazione e persecuzione. Ne sono esempi il Sudan, la Somalia e la Tunisia.

Non va sottovaluta inoltre la minaccia costituita dal ritorno a casa o dal trasferimento in altri paesi di migliaia di combattenti che hanno lasciato e continuano a lasciare Siria e Iraq dopo la disfatta dell’Isis, lo Stato Islamico. Una parte dei jihadisti si è rifugiata in Medio Oriente, in Turchia, Egitto e Libia. Altri si sono uniti ai gruppi di combattenti attivi in diversi paesi dell’Africa sub sahariana e asiatici, non solo a maggioranza islamica.

Tra le tendenze individuate da Open Doors per il periodo considerato, vi è inoltre il sensibile rafforzamento in Asia del nazionalismo religioso, a spese delle minoranze tra cui quella cristiana: il nazionalismo indu, in India e in Nepal, e quello buddista, in Sri Lanka e Myanmar.

Infine i cristiani continuano a fare le spese del fuoco incrociato nel conflitto tra islam sunnita e Islam sciita, odiati e presi di mira da entrambi i fronti. In particolare ne risentono i cristiani che vivono in Iraq e in Yemen, paese quest’ultimo dove inoltre la minoranza cristiana soffre con il resto della popolazione delle tragiche conseguenze della guerra in corso, all’origine di una delle più gravi emergenze umanitarie del pianeta.

Il rapporto di Open Doors evidenzia ancora la scelta di infierire sulle donne come un elemento costante delle persecuzioni contro i cristiani. La violenza sessuale si manifesta in molte forme. Stupri, rapimenti e matrimoni forzati sono “spaventosamente comuni” – si legge nel rapporto – in molti stati tra cui Pakistan, Egitto, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Kenya e India.

In uno scenario tanto drammatico, l’appello è agli uomini di buona volontà: la World Watch List – dice Open Doors – non è soltanto un elenco di paesi. Nel documentare i vari gradi di persecuzione subiti dai cristiani, chiede ai fedeli di tutto il mondo di pregare per la Chiesa, di parlare in nome di coloro che non possono più farlo, di attivarsi in aiuto di chi ha bisogno di amore e di sostegno.