a cura di Anna Bono
  • L'incerto destino degli emigranti africani in Israele

Israele sospende l’accordo per il trasferimento di migliaia di emigranti africani in paesi occidentali

Primo antefatto. Mesi or sono Israele ha stabilito che i circa 38.000 Africani entrati illegalmente in Israele avevano tempo fino ad aprile per lasciare il paese e poi sarebbero stati arrestati. Molti all’arrivo avevano dichiarato di essere profughi in fuga da persecuzioni e guerre, ma le autorità israeliane hanno ritenuto che gran parte delle richieste di asilo fossero infondate. Dal provvedimento sono esclusi i bambini, gli anziani, le vittime di tratta e schiavitù. Il governo israeliano si impegna a consegnare a ogni immigrato irregolare disposto ad andarsene fino a 3.500 dollari.

Secondo antefatto. Nel 2017 l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati ha eletto l’Uganda a miglior paese al mondo dove chiedere asilo, per il trattamento ospitale, le condizioni di vita umane e l’accoglienza offerti ai rifugiati dal governo e dalla popolazione.

Alla luce di questi antefatti, l’annuncio che il governo israeliano offriva agli immigrati irregolari facoltà di scegliere se rientrare in patria oppure trasferirsi in Uganda o in Rwanda, due stati africani con cui erano stati presi accordi in merito, avrebbe dovuto essere accolto con favore. Invece le Ong si sono mobilitate sostenendo che il provvedimento violava le leggi internazionali, l’Acnur a sua volta ha criticato l’iniziativa come illegittima e anche in Israele sono state organizzate manifestazioni di protesta. Il 16 marzo la Corte suprema ha quindi sospeso il progetto governativo in attesa di chiarimenti. Poi il 2 aprile i media hanno pubblicato la notizia che Israele ha raggiunto un’intesa con l’Acnur per il trasferimento di 16.250 immigrati non più in Uganda e Rwanda, ma in paesi occidentali. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha citato, ma solo a mo’ di esempio, Canada, Germania e Italia. La Farnesina ha subito negato l’esistenza di accordi con Israele che peraltro aveva infatti parlato di un accordo con l’Onu. Il vicepresidente del Senato ha confermato: “da noi non se ne parla nemmeno”. La notizia dell’ultima ora è che l’Israele ha sospeso l’accordo con l’Acnur.

Terzo antefatto. L’Italia in tre anni ha ricevuto centinaia di migliaia di richieste di asilo. Ne ha accettate poche migliaia. Ha concesso lo status di rifugiato solo a 3.555 richiedenti nel 2015, 4.940 nel 2016 e 6.827 nel 2017. Il nostro paese dovrebbe quindi essere in grado, se necessario, di accogliere qualche centinaia o anche qualche migliaia di rifugiati purché lo siano veramente. I profughi, rifugiati si aiutano non solo perché lo prevede la Convenzione di Ginevra, ma prima di tutto perché ne hanno bisogno.