• INTERVISTA

Klaus: la libertà dei popoli europei è in pericolo

«Viviamo in un’epoca di falsa solidarietà e di moralismo dovuti in buona parte all’influenza degli intellettuali della sinistra post-moderna». A parlare così è Vaçlav Klaus, noto economista nonché primo premier e poi secondo presidente della Repubblica Ceca, a Bologna per ritirare un premio.

Vaclav Klaus

«Viviamo in un’epoca di falsa solidarietà e di moralismo dovuti in buona parte all’influenza degli intellettuali della sinistra post-moderna». A parlare così è Vaçlav Klaus, noto economista nonché primo premier e poi secondo presidente della Repubblica Ceca. Klaus era nei giorni scorsi a Bologna per ricevere il Premio Impegno Civico “Libertà va cercando, ch’è si cara”. Nella stessa occasione gli è stata conferita la Medaglia d’onore dell’Accademia delle Scienze.

Nel suo ultimo libro racconta dell’impasse nel processo di integrazione dell’Unione europea. Quali sono gli ostacoli principali in questa direzione?
L’integrazione europea è un processo difficile, è un concetto difficile, un termine da spiegare. Cosa si intende per integrazione europea? L’idea originaria del 1957 con il Trattato di Roma o l’idea del 1992 con Maastricht? O con il Trattato di Lisbona o con il Trattato di Dublino? Sono istituzioni differenti, è un’unione differente. È difficile dare una risposta, ma io sarei favorevole all’idea originaria di integrazione europea del 1957, perché era una vera integrazione e sono contrario all’attuale sviluppo che viene chiamato integrazione, ma in realtà è un’unificazione. Io sono favorevole all’integrazione e sono estremamente contrario all’unificazione.
 

Oltre che di integrazione europea, lei si è occupato a lungo di ambiente. C’è un rapporto tra ideologia ambientalista e ideologia europeista?
C’è un rapporto, perché l’ideologia europeista ha un fortissimo bisogno di quello che gli economisti chiamano beni pubblici. L’Unione europea ha bisogno di beni pubblici a livello continentale. Normalmente, i beni pubblici non sono a livello continentale. Ci sono beni pubblici a livello comunale (si pensi ai mezzi di trasporto), beni pubblici a livello statale, ma non ci sono molti beni pubblici a livello continentale. E i politici europei stanno cercano di produrre beni pubblici a livello continentale, ma non trovano il modo di farlo. Tutti sono concordi con l’idea del riscaldamento globale. Ormai, quella dell’ambientalismo si sta rivelando una crociata vittoriosa e quello del riscaldamento globale è diventato un fanatismo. Nel mio libro Il Pianeta Blu, il sottotitolo è: “È in pericolo il clima o la libertà?”
 

Anche papa Francesco insiste molto sull’ambiente. Pensa che, aldilà delle intenzioni, questo possa aiutare l’ideologia ambientalista?
Il contributo del Papa all’ambientalismo è estremamente importante. Rispetto ai suoi predecessori mi sembra stia giocando un ruolo sempre più politico.

          

C’è il pericolo di un’evoluzione dell’Unione europea verso una dittatura burocratica sul modello sovietico?
Ci sono molte analogie. Quello che l’Unione sta facendo riguardo alla sovranità delle nazioni sta andando in direzione di ciò che è accaduto in Unione Sovietica. Quando parliamo di democrazia ho paura che l’Unione europea si stia muovendo rapidamente in questa direzione. Ciò non significa che ci sia un risorgimento marxista all’orizzonte, ma che si affermino le stesse cose sotto altre bandiere.

 

E in cosa consiste questo ritorno all’indietro?
Per esempio, un trasferimento di poteri da rappresentanti eletti a una burocrazia non eletta, da autorità locali a governi centrali, da legislatori a funzionari, da parlamenti nazionali a Bruxelles; tutto questo vuol dire dal cittadino allo stato. Crescita esponenziale di regolamentazione cumulativa e controllo di ogni tipo di attività umana. Lo stato regolatore e amministrativo ha cominciato a invadere la sfera personale, non soltanto in campo economico, come accadeva in passato.

 

Quali altri aspetti fanno parte di questo ritorno all’indietro?
Fra questi possiamo citare il femminismo, il centralismo e il politicamente corretto. È difficile trovare un minimo comune denominatore in tutti questi nuovi ismi. Non è il marxismo. Per farlo occorre tornare indietro alla confusione intellettuale generata dalla Rivoluzione francese e dagli intellettuali che l’avevano ispirata. In particolare, dalla rivoluzione francese provengono gli ideali di progresso e di progressismo. E oggi, soprattutto, il progressismo transnazionale. Viviamo in un’epoca di falsa solidarietà e di moralismo dovuti in buona parte all’influenza degli intellettuali della sinistra post-moderna.
 

L’Occidente è minacciato dall’islam, dalla Russia e dalla Cina. Corre davvero seri pericoli?
Stiamo entrando in un ordine post-occidentale, di conseguenza l’Occidente sta entrando in una fase critica. Islam e comunismo sono falsi nemici. L’Occidente è attaccato prevalentemente dall’interno, dalla nostra mancanza di volontà, dalla nostra mancanza di determinazione, dalla nostra mancanza di coraggio, dai nostri intellettuali, dalle nostre università, dai nostri mass media e dai nostri politici politicamente corretti. La questione fondamentale è se l’Occidente ha la volontà di sopravvivere e di conservare la propria civiltà.