• CONVERSIONE

"La contraccezione mi ferì e il cattolicesimo mi salvò"

Una struttura fisica fatta per ricevere, un grembo pensato per accogliere, un impianto psicologico che necessità argini e rassicurazioni continue. Un corpo, un’anima e una mente che chiedono continuamente di essere protetti, completati, voluti interamente per poter accogliere a loro volta i frutti della comunione (i figli) e per prendersi cura di essi.

La donna è questa da sempre e questa è rimasta anche se il femminismo, che da sessant’anni ha preso piede nelle scuole, sui media, nelle case e nelle famiglie l'ha convinta del contrario. Infatti, è così evidente la sua falsità da aver ferito gravemente tutte coloro che lo hanno sposato pensando in questo modo di affermarsi e di riceverne gratificazione.

Finora è rimasta solo la Chiesa cattolica a vigilare pienamente sulla donna, sebbene oggi le insidie della cultura "rosa" sta portando diversi esponenti e media cattolici a mettere in discussione la morale e la dottrina necessarie a salvaguardare pienamente l'essere umano.

A raccontare l’inganno in cui si era fatta trascinare, nonostante fosse cresciuta nella fede cristiana (ma protestante favorevole alla contraccezione), è una giovane americana di nome Becca Roberts che settimana scorsa ha raccontato le ferite causatele dalla “liberazione sessuale” e il successivo processo di guarigione che l’ha resa finalmente capace di vivere rispettando interamente se stessa.

Circa 4 anni fa, ha raccontato su Focus (la rivista degli studenti delle università cattoliche americane), “avevo un ragazzo” con cui aveva rapporti prematrimoniali. Per evitare una gravidanza “prendevo la pillola contraccettiva”. Ma un giorno Becca dimenticò di ingerirla e, dopo aver passato un fine settimana con il suo ragazzo, cominciò a provare una strana ansia e a domandarsi: “E se fossi incinta?”. 

Dopo lo sbandamento iniziale la giovane si ritrovò a pensare che è "altamente improbabile che per una sola pillola mancata possa essere incinta...ma l’ansia non passava” comunque. Quindi fu assalita dai pensieri sulla maternità: “Non posso rimanere incinta ora…non sono pronta. Non siamo pronti. Devo finire la scuola…Abortirei? Sarebbe sbagliato”. Rebecca era al terzo anno di università.

Come ogni donna che si trova in una situazione simile, di rifiuto della vita e nello stesso tempo di desiderio di essa, secondo una tipica ambivalenza femminile, certamente accentuata in un senso dalle circostanze gravose, la giovane si sarebbe dovuta sentire confortata dall’uomo, il cui ruolo è anche quello di arginare le paure femminili e di dettare le norme da seguire, assumendosi le responsabilità delle proprie azioni.

Ma dato il maschilismo (l'uomo che agisce secondo i suoi impulsi dimenticando il ruolo di protezione della donna e dei figli conferitogli dalla natura maschile) reso norma dalla liberazione sessuale, invece che sentirsi dire, “affronteremo insieme una possibile gravidanza (ossia, ti prendo tutta, insieme al frutto della nostra unione)”, la giovane si sentì rispondere: “Andiamo in farmacia…e prendiamo la pillola del giorno dopo…sì l’ho già fatto con la mia ex ragazza”. Come a dire, “non sei la prima di cui mi servo senza badare alle conseguenze” (si sia d’accordo o meno, piaccia oppure no, è questo il messaggio indiretto che arriverebbe a qualsiasi donna che si senta rispondere così). Tanto che Becca, pensò: “Ora sono io quella ragazza”. E il sentimento fu lo stesso “di quando persi la verginità l’anno prima: un po’ di vergogna insieme ad un senso di autoaffermazione. Che tristezza sentire emergere una specie di orgoglio in me”. 

Orgoglio, cioè padronanza, eppure “non era abbastanza da farmi entrare in farmacia”, cosa che fece il ragazzo. Come normale, però, non molto più tardi arrivò la rottura. Dopodiché “cominciai un percorso lento di conversione” in cui, attenzione a cosa le chiese il Signore, “Gesù mi chiamò a liberarmi della mia storia sessuale" chiedendole "di vivere la virtù della castità”. Una decisione questa che portò la giovane protestante, poco dopo e con sua sorpresa, a convertirsi al cattolicesimo. Ossia ad una fede incarnata, che professa ciò che Gesù le aveva già chiesto in difesa della sua dignità. 

Prima di tutto Becca avrebbe dovuto confessarsi, cosa che fece dopo un lungo tempo di preghiera e di digiuni. Fra le cose emerse alla sua mente durante la preparazione ci fu anche l’uso della contraccezione, che inserì fra la lista dei peccati da confessare. Ma il sacerdote che la seguiva, al sentire la sua storia sulla pillola del giorno dopo la bloccò: “Scusami devo chiedertelo, sai se questo ha impedito alla gravidanza di proseguire?”. La giovane imbarazzata e colpita nell’orgoglio, rispose “non penso”. Ma il sacerdote, deciso a guarire la sua anima, le spiegò che nel caso avrebbe dovuto cominciare un percorso di guarigione e preghiera particolari”. 

Becca entrò in crisi, dilaniata dal dubbio e dai sensi di colpa, “ma grazie a Dio il prete tornò a farmi visita: “Padre - disse la ragazza - ho paura di aver abortito”. Da lì cominciò un cammino profondo per chiedere a Cristo di mostrarle, nel caso fosse stato concepito, il bambino e se fosse maschio o femmina. “Dopodiché gli darai un nome, pregherai Dio di perdonarti e pregherai per il tuo bambino”. Fu dura, ma Becca si abbandonò “credendo che Dio avrebbe potuto perdonarmi”. Di fatto dopo lunghe meditazioni, la giovane vide nella sua mente Gesù che si avvicinava con “qualcosa di piccolissimo avvolto da una coperta rosa…"è lei", pensò, "ho abortito una bambina"….ma Gesù sorrideva…”non è ancora tua”, disse, “ma un giorno…".

Così, mentre nella Chiesa cattolica emergono segni preoccupanti di protestantizzazione, oscurando il volto di un Dio vivo e quindi capace di far vivere l’uomo secondo l’immagine con cui è stato creato, una giovane convertita spiega come la visione cattolica di Cristo sia invece l'unica pienamente umana: “Il male e il dolore della contraccezione, dell'aborto e del sesso prematrimoniale sono reali. Molto, molto reali. Le donne si sentono intrappolate e indesiderate, si sentono come se non avessero un posto da occupare. Le donne sono a pezzi e vengono lasciate sole. Anche se la maggior parte delle volte, siamo totalmente ignare del perché ci sentiamo male”. C’è solo un modo per smettere di soffrire: lasciarsi guidare dalla bellezza del magistero della Chiesa e “cominciare così il tuo cammino di guarigione”.