• GUERRA TIEPIDA

La Corea umiliata dal suo missile

Il vettore a lungo raggio Unha-3 di Pyongyang è esploso dopo il decollo. Doveva mostrare i muscoli del regime, ha rivelato il suo ventre molle. 

Il missile nordcoreano Unha-3, un fallimento

 

La parata militare di domenica, in grande stile per onorare i 100 anni della nascita del fondatore della repubblica comunista asiatica Kim Il-Sung, è stata chiusa da un missile a media gittata lungo 20 metri e all'apparenza di nuova fattura, un tentativo di esorcizzare il flop del lancio del vettore a lungo raggio Unha-3, esploso a 151 chilometri d’altezza meno di due minuti dopo il decollo venerdì scorso. «La minaccia dell'imperialismo retto sulle armi atomiche è ora alle spalle: per noi si apre una nuova era e il nostro Paese risplenderà per sempre»,' ha detto con la consueta retorica roboante il neo presidente Kim Jong-un ribadendo la politica del Songun, “i militari prima di tutto” che fu già di suo padre e suo nonno e che da 60 anni consente a meno di 2 milioni di militari e poliziotti di vivere più che decorosamente nel Paese più povero del mondo sulle spalle di 20 milioni di civili affamati.

Il nuovo corso della Corea del Nord non sembra quindi essere poi tanto “nuovo” e le minacce per la sicurezza, dai missili alle armi atomiche, lamentate più volte dalla comunità internazionale permangono nella loro interezza. Il fallimento del test del missile Unha-3 (“via lattea” in coreano),  disintegratosi in volo poco dopo il lancio dal poligono spaziale di Tongchang-ri e prima di aver messo in orbita il satellite da osservazione meteorologica  Kwangmyongsong-3 (“stella splendente”) ha però dimostrato che parte della presunta minaccia strategica nordcoreana è basata su velleità piuttosto che sui reali capacità. Certo Pyongyang è riuscita a copiare e a migliorare vecchi missili russi (Scud) e cinesi (CSS-2) creando armi quali i missili Hwaesong, Nodong e Taepodong 1 che hanno avuto un buon successo di export in Pakistan, Iran, Siria, Egitto, Yemen e rappresentano insieme all’export di armi in generale la principale fonte di valuta pregiata per il regime.

Il salto di qualità, la realizzazione di un missile multistadio con capacità intercontinentali (in grado di raggiungere gli Stati Uniti) e come vettore spaziale per la messa in orbita di satelliti, da diversi anni riserva solo delusioni ai nordcoreani che dal 2006 hanno fallito ben quattro test per i missili Taepodong-2 o Unha (il 4 luglio 2006 il test di un Taepodong-2 fallì dopo appena 40 secondo dal lancio) a seconda della versioni per impiego militare e civile.

Le cause tecniche di questo flop sono probabilmente da ricercare nella tecnologia rudimentale per il controllo remoto, in software poco sviluppati ma soprattutto, secondo molti analisti statunitensi, nel modo raffazzonato con il quale è stato costruito, in economia, il vettore multistadio: sovrapponendo al primo stadio derivato da quello del missile cinese CSS-2 il secondo che appare essere lo stesso del Nodong (missile monostadio con 1.300 chilometri di raggio d’azione) utilizzato anche nel Taepodong-1. Un “collage” che ha consentito di risparmiare tempo e denaro nella ricerca e sviluppo ma che non sembra funzionare a dovere.

Quando i sudcoreani avranno recuperato nel Mar Giallo i frammenti del missile sarà possibile avere maggiori dettagli circa i limiti della tecnologia nordcoreana ma il fallimento di Unha-3 evidenzia anche l’allarmismo forse eccessivo suscitato dal lancio missilistico negli Stati Uniti a Seul e in  Giappone dove le difese antimissile erano state allertate come in un situazione di guerra. Al momento i missili nordcoreani a lungo raggio costituiscono una minaccia non tanto militare ma di protezione civile per il rischio che i frammenti  dei vettori esplosi cadano su centri abitati. 

I nordcoreani «investono decine di milioni di dollari in missili che non funzionano mentre la gente muore letteralmente di fame» ha denunciato il presidente americano Barack Obama dopo il fallito test nordcoreano in una intervista alla rete televisiva Telemundo. «È una chiara violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che non fa altro che isolare ulteriormente i nordcoreani e rendere ancora più difficile per il regime concentrarsi su ciò che deve ovvero alimentare la propria gente'», ha aggiunto. «È importante sapere che cercano di lanciare missili come questo oramai da un decennio e non sembrano essere molto bravi a farlo», ha rincarato ironicamente.

Più preoccupati sembrano invece i sudcoreani, forse perché sotto il tiro di centinaia di missili a corto raggio di Pyongyang. La televisione Ytn, citando fonti dell'intelligence, ha affermato che Pyongyang ha in sviluppo un nuovo tipo di missile balistico a lungo raggio, lungo 40 metri già testato quattro volte negli ultimi mesi nella base di lancio di Musudan-ri, sulla costa nordorientale, in collaudi tesi a migliorare la funzionalità dei motori e il rendimento del carburante impiegato. Le prive del missile sarebbero proseguite  anche mentre Pyongyang trattava con gli Stati Uniti il congelamento deii propri piani nucleari e missilistici in cambio di aiuti alimentari.  Il fallito lancio di venerdì scorso ha in ogni caso ridicolizzato le ambizioni del neo presidente Kim-Jong-un portando probabilmente molti tecnici e scienziati coinvolti nel programma missilistico verso il plotone d’esecuzione o i gulag di regime. Un’umiliazione che potrebbe però indurre il giovane leader ad alzare la posta e a dare il via a un terzo test atomico sotterraneo (i primi due risalgono all’ottobre 2006 e al maggio 2009) circa il quale da tempo l’intelligence statunitense ha lanciato l’allarme evidenziando foto satellitari che sembrano confermarne i preparativi.