a cura di Anna Bono
  • Migranti e rifugiati

La “globalizzazione dell’indifferenza”

Dal messaggio del Papa per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019 (29 settembre), dal tema “Non si tratta solo di migranti”

“Conflitti violenti e vere e proprie guerre non cessano di lacerare l’umanità; ingiustizie e discriminazioni si susseguono; si stenta a superare gli squilibri economici e sociali, su scala locale o globale. E a fare le spese di tutto questo sono soprattutto i più poveri e svantaggiati. Le società economicamente più avanzate sviluppano al proprio interno la tendenza a un accentuato individualismo che, unito alla mentalità utilitaristica e moltiplicato dalla rete mediatica, produce la “globalizzazione dell’indifferenza”. In questo scenario, i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali”.

 “Globalizzazione dell’indifferenza” è una espressione a effetto , ma che non vuol dire niente. Nella sostanza, le “società economicamente pù avanzate”, se ci si limita a quelle occidentali, sono tutt’altro che indifferenti alla sorte del prossimo in difficoltà. Lo prova il fatto che più dell’85% dei capitali di cui dispone l’Unhcr provengono da fondi pubblici e privati forniti da Stati Uniti, Unione Europea e paesi europei. Anche le altre agenzie Onu che svolgono attività umanitarie – Fao, Oms, Unicef… – e le principali organizzazioni non governative che le affiancano dipendono in gran parte dai finanziamenti dei governi occidentali. Con poche eccezioni inoltre, gli abitanti dei paesi a economia avanzata, sempre limitando il discorso a quelli occidentali, non considerano rifugiati, sfollati e vittime di tratta “cause” dei mali sociali, bensì “vittime”. Degli emigranti bene integrati apprezzano il contributo alla vita economica e sociale.