• SRI LANKA E NON SOLO

La guerra globale dei fondamentalisti: cristiani sempre più nel mirino

La serie di attentati in Sri Lanka non fa che continuare una lunga scia di attacchi anticristiani, compiuti in occasione di una festività religiosa. A Natale, a Pasqua, nella Domenica delle Palme. In Nigeria, in Pakistan, in Egitto e in tanti altri luoghi al mondo. Quanto accaduto domenica è allarmante non soltanto per l’entità e la crudeltà delle violenze, ma perché mostra come il terrorismo islamico stia varcando confini sempre nuovi: intanto, l’Isis ha rivendicato gli attacchi attraverso la sua agenzia di propaganda Amaq. Oggi la comunità cristiana piange le sue vittime in numerosissimi funerali.

- ISLAMISTI RESPONSABILI E CRISTIANI VITTIME. MA NON SI PUÒ DIRE, di Riccardo Cascioli

Per l’ennesima volta i cristiani vengono massacrati in occasione di una festività religiosa. La tragica serie di attentati in Sri Lanka non fa che portare avanti una lunga scia di attacchi anticristiani. A Natale, a Pasqua, nella Domenica delle Palme. In Nigeria, in Pakistan, in Egitto e in tanti altri luoghi al mondo.

Quanto accaduto domenica è allarmante non soltanto per l’entità e la crudeltà delle violenze, ma perché mostra come il terrorismo islamico stia varcando confini sempre nuovi, perfino quelli di un Paese a netta maggioranza buddista, visto che i buddisti sono oltre il 70% in Sri Lanka.

Se gli attacchi non sono stati ancora rivendicati*, fatto alquanto inusuale per attentati di matrice islamica, il fatto che siano state colpite chiese e al tempo stesso alberghi di lusso sin dall’inizio ha lasciato poco spazio ai dubbi. Perché per i jihadisti i cristiani rappresentano l’Occidente, anche se sono nati e cresciuti in Asia o in Africa. Anche se, come purtroppo abbiamo visto, non è che i leader e i governi occidentali li abbiano proprio a cuore.

Nel mirino dei fondamentalisti non possono non esserci turisti e cristiani, ovvero il capro espiatorio locale verso il quale riversare la propria rabbia antioccidentale. Nelle prime ore si era parlato di una possibile azione da parte di ex combattenti Isis, rientrati in Sri Lanka. Ma mentre il numero delle vittime continuava a salire – l’ultimo dato è 321 – il governo ha reso noto che molto probabilmente dietro l’attacco vi sarebbe il National Thowheed Jamath, locale formazione jihadista.

In base a quanto emerso dalle indagini - come ha dichiarato oggi stesso in Parlamento il ministro della Difesa cingalese Ruwan Wijewardene - la serie di attacchi altro non sarebbe che una vendetta dopo gli attacchi nelle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda dello scorso 15 marzo. Quaranta sono i sospetti fermati, incluso un uomo che si ritiene abbia guidato il furgone con il quale è stato trasportato l’esplosivo nei diversi obiettivi colpiti nella capitale.

Quella in Sri Lanka era molto probabilmente una strage annunciata, perché già da tempo i servizi di intelligence di alcuni Paesi stranieri tra cui l’India, avevano informato dell’alta probabilità di attacchi alle chiese in rivendicazione alla strage in Nuova Zelanda. E qui entrano in gioco anche le tese relazioni tra il presidente, Maithripala Sirisena, e il premier Ranil Wickremesinghe. Quest’ultimo infatti sostiene di non essere stato messo al corrente dell’imminente pericolo da parte del primo. Strano perché una circolare interna dell’11 aprile già avvertiva del rischio attentati.

Come riferito ad Aiuto alla Chiesa che Soffre dal vescovo di Chilaw, monsignor Warnakulasuriya Devsritha Valence Mendis, la prima esplosione all’interno di un luogo di culto cristiano si è verificata nel Santuario di Sant'Antonio, la chiesa cattolica più nota dello Sri Lanka. Dopo circa 45 minuti, una seconda chiesa cattolica è stata colpita, quella di San Sebastiano a Negombo, a circa 40 chilometri di distanza da Colombo lungo la costa occidentale. Successivamente, un’altra bomba è esplosa nella chiesa protestante di Sion a Batticaloa, sulla costa orientale.

La Chiesa locale ha prontamente cercato di rispondere all’emergenza e l’arcivescovo di Colombo, il cardinale Malcolm Ranjith, oltre a condannare gli attacchi ha invitato tutti i cittadini a donare il sangue.

Oggi la comunità cristiana piange le proprie vittime nei numerosissimi funerali. Una piccola comunità, quella cristiana srilankese, che già negli ultimi anni è stata provata da svariate difficoltà. Nell’isola del subcontinente indiano dopo la fine della guerra civile, durata 25 anni e conclusasi nel 2009, si è assistito alla rinascita del buddismo singalese nazionalista. E negli ultimi anni movimenti militanti quali il Bodu Bala Sena (Forza del potere buddista) o il Sinha Le (Il sangue del Leone) hanno compiuto numerose violenze anticristiane e attacchi alle chiese. L’Alleanza evangelica - riporta il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo di ACS - ha segnalato 89 incidenti contro i cristiani nel 2016 e 36 nei soli primi cinque mesi del 2017.

Ora, al pericolo dell’estremismo nazionalista buddista, si unisce la minaccia del fondamentalismo islamico. A testimonianza del fatto che oggi i cristiani sono sempre più nel mirino. E se in Iraq e in Siria le formazioni jihadiste perdono terreno, emergono sempre nuovi teatri in cui espandere il proprio raggio d’azione.

 

*AGGIORNAMENTO: Nel frattempo, come riporta Repubblica, l’Isis ha diffuso una dichiarazione attraverso la sua agenzia di propaganda Amaq, rivendicando gli attacchi nello Sri Lanka: «Coloro che hanno condotto l’attacco che ha preso di mira membri della coalizione a guida Usa e cristiani nello Sri Lanka l’altro ieri sono combattenti dello Stato islamico».