• LA MORTE DEL GIUDICE

La repubblica dei giudici, l'eredità di Borrelli

La morte del capo del pool di "Mani Pulite" non può esimerci dal giudicare l'impatto che la sua influenza ha avuto nella vita sociale del nostro Paese. Se l'aspetto positivo è il tentativo di ricondurre entro le regole i rapporti tra imprenditoria e politica, non c'è dubbio che l'azione della procura di Milano ha minato il benessere del popolo e inaugurato l'era del giustizialismo.

Francesco Saverio Borrelli

Di fronte al mistero della morte, che mette sempre in gioco il senso della vita, occorre, innanzi tutto, un atteggiamento di silenzio e di preghiera. Di fronte alla morte di persone “importanti”, però, non ci si può sottrarre al compito ingrato di legare questo triste evento all’influenza che tali persone hanno avuto nella vita sociale e pubblica. È accaduto, in questi giorni, in misura esagerata per lo scrittore Andrea Camilleri e, in misura minore, per Luciano De Crescenzo. È inevitabile che la morte, ieri, di Francesco Saverio Borrelli ci debba indurre a qualche riflessione sul ruolo determinante che egli ebbe nell’esperienza di “Mani Pulite”, spinto dall’irruenza del suo sottoposto Di Pietro.

Come in tutte le cose umane, in quell’esperienza si sono mischiati alcuni aspetti condivisibili, insieme a molti aspetti che si sono mostrati negativi per l’intero nostro Paese. Può essere visto positivamente il tentativo di ricondurre entro regole legittime sia moralmente che giuridicamente i rapporti tra molta imprenditoria ed il potere pubblico. Dopo cinquanta anni di vita democratica, occorreva correggere abitudini invalse nella gestione del potere.

A fronte di questa problematica, altri aspetti si sono rilevati deleteri. Accenno ad alcuni di essi.

Un solitario grande profeta del nostro tempo ebbe a sottolineare un pericolo insito nell’operare frenetico della procura di Milano (e non solo) ed era quello di colpire il benessere del popolo. E ciò, infatti, avvenne. L’Italia, anche a seguito dell’azione di “Mani Pulite”, perse alcune grandi industrie, in primis quella chimica, il che inevitabilmente impoverì l’intero Paese, che subì anche un discredito generale che allontanò molti investimenti. Le procure non ebbero a cuore l’interesse complessivo del Paese, ma vissero, almeno in alcuni momenti, con l’unico intento di “rivoltare il Paese come un calzino”. Impresa che, peraltro, non è riuscita, anche perché noi sappiamo che nell’uomo (ed anche nei giudici) c’è il peccato originale, che non può essere purificato solo con le leggi e con i processi.

Inoltre, l’azione delle procure fu molto unilaterale dal punto di vista politico: essa portò all’annientamento di alcuni partiti (soprattutto DC e PSI), ma toccò solo superficialmente il PCI, il quale veniva finanziato anche dall’URSS, che pure aveva puntati dei missili contro il nostro Paese. Ho sempre avuto il sospetto che alcune grandi potenze avessero un unico interesse: quello di far fuori Andreotti e Craxi, considerati troppo filoarabi. Sta il fatto che vennero colpiti alcuni, ma non tutti.

L’aspetto più importante e più duraturo dell’azione dissennata del pool di Mani Pulite (sostenuto da una opinione pubblica scriteriata) è stato quello di dare inizio ad una tendenza che si è andata sempre più rafforzando e che definirei con il termine “giustizialismo”. Da allora, la magistratura ha assunto sempre maggiori poteri di fatto (e anche di diritto), determinando la nascita e la caduta di governi, di giunte regionali, provinciali e comunali e di varie cariche amministrative.

Tutto cominciò quando il peggiore presidente della Repubblica si rifiutò di firmare un decreto sgradito ai PM di Milano: da allora, la magistratura ha potuto percorrere una strada di sola discesa verso l’acquisizione di sempre maggiori poteri, violando, tra l’altro, le norme costituzionali che prevedono che i giudici sono soggetti solo alle leggi (ma non è loro compito farle) e che stabiliscono che ogni cittadino si debba considerare innocente fino alla condanna definitiva. Oggi basta un avviso di garanzia (debitamente pubblicizzato da una stampa connivente) per rovinare una persona o porre nel nulla una iniziativa politica. Oggi il vero potere reale è in mano ai giudici e ciò è contrario alla nostra Costituzione.

Tutto ciò sta avvenendo anche grazie alla debolezza della politica, sempre remissiva e senza dignità di fronte alle sortite della magistratura, che, come si è visto recentemente a proposito del CSM, si è messa a fare direttamente politica. Visto che sono passati 27 anni dall’inizio di “Mani Pulite”, sarebbe ora che la politica si svegliasse, anche se molti politici (Giggino in testa) sono più giustizialisti degli stessi magistrati.