• REGGIO EMILIA

La Sinistra si inventa il "Patentino antifascista"

Una Sinistra in perenne caduta di identità e al tracollo di consensi si aggrappa alla mitologia antifascista per sopravvivere. Così dove non è arrivata la legge Fiano arrivano i Comuni. A Reggio Emilia il dissenso viene punito con l'adozione di un provvedimento comunale già ribattezzato "patentino antifascista": niente piazza a chi manifesta contro nozze gay o immigrazionismo. 

Laddove non è arrivata la Legge Fiano ci pensano i singoli Comuni a dare il buon esempio su che cosa è l’Antifascismo. La Sinistra Pd non sembra aver capito la lezione delle elezioni, la cui sonora bocciatura è dipesa anche dai toni a tratti patetici e a tratti sproporzionati sull’allarme antifascista. Così, per dare un senso a ciò che senso non ha, i comuni rossi si incaricheranno di emettere dei patentini di antifascismo da concedere a tutti coloro che, dopo aver chiesto il permesso per effettuare una manifestazione o anche solo un corteo, abbiano dato prova di antifascismo secondo criteri però, diciamo così 2.0.

Reggio Emilia si mostra capofila in questa nuova crociata dal sapore barricadero. Da qualche giorno è in vigore il “patentino antifascista”. Che cosa prevede? Che l’uso degli spazi pubblici, i patrocini e i contributi di qualunque natura verranno negati a coloro i quali “non garantiscono di rispettare i valori della Costituzione, professando e praticando comportamenti fascisti, che si richiamino all’ideologia fascista” e che inoltre “esibiscano e pratichino forme di discriminazioni razziale, etnica, religiosa o sessuale”. In sostanza, chi vorrà utilizzare uno spazio pubblico dovrà sottoscrivere un’acconcia dichiarazione di antifascismo, antisessismo e di non aver nulla in contrario all’Islam.

Il documento è stato approvato con il via libera del Pd e dei Cinque Stelle, che a Reggio sono all’opposizione, ma per queste battaglie dal sapore liberticida sono sempre pronti. Curiosità: il primo firmatario della mozione votata e approvata è Dario De Lucia, consigliere Pd salito agli onori della cronaca per aver postato un fotomontaggio di Giorgia Meloni impiccata a piazzale Loreto e per aver a suo tempo criticato il vescovo della città emiliana, Massimo Camisasca come fomentatore d’odio. Viene da ricordare l’antico adagio di Flaiano, i fascisti in Italia si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.

Insomma: la ratio del provvedimento votato nella città del ministro Delrio e del suo mentore Romano Prodi parte dal fatto che si deve essere intolleranti con gli intolleranti. Ma chi sono gli intolleranti? Tutti quelli che non hanno le idee della Sinistra. Manifesti contro le nozze gay? Sei un fascista; fai cortei contro l’immigrazionismo? Non puoi avere il patentino, quindi per te niente piazza.

Dato che ogni cattiva idea ha sempre dei cattivi maestri, e qui cattiva sta nel suo significato etimologico di “prigioniera” (dei cliché, delle ideologie, dei corti circuiti mentali della Sinistra), giova ricordare da dove nasce tutto questo: “Tutto è partito dal presidente nazionale Anpi – spiega Roberta Rigon consigliere comunale di Fratelli d’Italia – che il 10 marzo 2017 ha aizzato la Sinistra contro il nuovo Antifascismo giustificando anche comportamenti che non hanno a che fare con il fascismo inteso come partito, ma che sono visti come fascisti dal comune sentire della Sinistra. Per certi esponenti Pd evidentemente picchiare un carabiniere in piazza va bene, dato che queste cose ormai le fanno solo quelli della Sinistra”

A Reggio la chiamano già la legge bavaglio della Repubblica liberata antifascista, con quei 70 anni di ritardo un po’ vintage che non possono che insospettire. Ma il Comune sembra volersi arrogare il diritto di stabilire a piacimento chi pratica presunte discriminazioni razziali, etniche, religiose o sessuali. “Così un movimento contrario alle effusioni in pubblico tra omosessuali, a Reggio Emilia potrebbe essere perseguito e discriminato, così come quelli che oseranno chiedere la dispersione dei capannelli di nigeriani di fronte alla stazione, dove notoriamente si spaccia droga”, faceva notare un giornale locale.

La Rigon è sicura che il provvedimento sia anticostituzionale perché viola l’articolo 21 della Carta e non manca di far notare che nelle specifiche della mozione vi è inclusa anche l’omofobia, reato non reato fissato dalla legge Scalfarotto e non ancora approvato, ma sempre sulla pista di lancio dell’approvazione. “Chi lo decide se uno non rispetta i crismi antifascisti? - si chiede Rigon -. Ci sarà un tribunale apposito?”. O forse avverrà tutto d’ufficio: un rapido sguardo a una pagina Facebook e il gioco è fatto. Basta anche la più impercettibile frase non allineata per vedersi togliere spazi di confronto che dovrebbero essere garantiti a tutti. Ma si vede che la Sinistra, proseguendo su questa china della falsa emergenza fascista, ha deciso di regalare anche tutta l’Emilia ai nuovi “barbari” della Lega. Contenti loro.

In linea generale però, questo episodio, che verrà sicuramente replicato in giro per l’Italia dimostra che siamo ancora un Paese ostaggio di un’ideologia che si fa cultura. La lunga stagione della Riconciliazione è stata un fallimento e la Sinistra ora campa sull’Antifascismo come modello d’esportazione, perché evidentemente non le è rimasto più nient’altro.