• IL CASO

La spesa per le armi si sposta in Asia

La crisi finanziaria stringe la borsa nei paesi Occidentali che riducono, per la prima volta dal 1998, le spese militari. Lo rileva l'annuale rapporto del Sipri che registra però un forte incremento delle spese militari tra i “competitor” dell’Occidente.

F35

La crisi finanziaria stringe la borsa nei paesi Occidentali che riducono, per la prima volta dal 1998, le spese militari. Lo rileva l'annuale rapporto dell'Istituto internazionale di ricerca della pace (Sipri) di Stoccolma che registra al tempo stesso un forte incremento delle spese militari tra i “competitor” dell’Occidente, anche se gli stati membri della Nato continuano a spendere, tutti assieme, circa mille del 1.753 miliardi che rappresentano la spesa militare mondiale nel 2012: in calo dello 0,5 per cento rispetto al 2011.

I dati del Sipri, pur fotografando correttamente una tendenza, non sono da considerarsi del tutto affidabili sia perché non sono riusciti a rilevare i bilanci militari di Paesi “chiave” in questo settore quali Qatar, Siria, Emirati Arabi Uniti e Iran sia perché considerano anche i bilanci di “forze paramilitari” con le quali si intendono spesso quelle di polizia (come i Carabinieri) che hanno a che vedere più con la sicurezza interna che con la Difesa.
Gli Stati Uniti scendono per la prima volta sotto il 40 per cento della spesa militare mondiale pur restando di gran lunga al primo posto con una spesa di 682 miliardi di dollari (meno 6 per cento rispetto al 2011), cioè quattro volte la Cina che si piazza al secondo posto con 166 miliardi, in crescita del 16 per cento rispetto al 2011. Il dato statunitense va però valutato tenendo conto che include anche le spese per il sostegno alle operazioni in Iraq e Afghanistan: la prima si è conclusa nel novembre 2011 e la seconda continua a ridursi in vista del ritiro alleato nel 2014.

Un calo simile a quello americano viene registrato anche tra gli alleati dell'Europa Occidentale (-5,29%) e Centrale (-6,36%) con l’eccezione della Germania, non a caso l’unico Paese dell’area euro a registrare un Pil in crescita e che nel 2012 ha aumentato le spese militari dello 0,9% a fronte di tagli effettuati dalle principali potenze continentali pari allo 0,3% in Francia e allo 0,8% in Gran Bretagna.
Se si valutano i dati degli ultimi cinque anni 20 dei 37 Paesi europei hanno tagliato di più del 10% i propri fondi della Difesa.

In questo contesto il dato italiano rilevato dal Sipri dovrebbe far piacere ai pacifisti: Roma ha speso 26,45 miliardi di euro (cifra incredibile se si considera che il bilancio Difesa non arrivava nel 2012 a 20 miliardi includendo i 5 assegnati ai Carabinieri) cioè il 2,32% in meno rispetto al 2011, ma nell’ultimo decennio il taglio apportato da Roma è stato del 19%, percentuale unica tra i Paesi del G8 e del G20.
Il disarmo europeo e italiano stona soprattutto con il progressivo infiammarsi del Mediterraneo sconvolto dalle “rivoluzioni” islamiste e dall’incremento dell’8 per cento delle spese militari dei Paesi del Nordafrica.

Fortissimo invece l’incremento delle spese militari in Europa Orientale trainato dalle maggiori spese della Polonia ma soprattutto degli accresciuti budget di Russia (+7,8%) e Ucraina (+24%).
"Siamo testimoni di un ricollocamento delle spese militari dai paesi occidentali più ricchi a quelli emergenti", ha confermato Sam Perlo-Freeman, direttore del programma Sipri su spesa e produzione di armi. "I dati mostrano che le spese militari mondiali sono suscettibili di un calo anche nei prossimi due o tre anni, almeno fino a quando la Nato non avrà completato il suo ritiro dall'Afghanistan, nel 2014. Tuttavia, le spese nelle regioni emergenti, con ogni probabilità, continueranno a salire e quindi il totale resterà pressoché invariato", ha aggiunto Freeman.

Il Sipri conferma così una tendenza già fotografata dal Military Balance dell’International Insitute for Strategic Studies di Londra; che nel marzo scorso rilevò come i Paesi europei nel loro complesso fossero stati superati dall’Asia con un 19,9% contro 17,6% della spesa militare globale. L’incremento del 3,3% rilevato in Asia tra il 2011 e il 2012 si inserisce poi in un decennio di costante aumento dei bilanci militari in quella regione.
Del resto è possibile contestualizzare i maggiori incrementi delle spese militari con le aree a maggiore tensione quali Medio ed Estremo Oriente dove i programmi nucleari iraniano e nordcoreano e il massiccio potenziamento cinese hanno innescato una corsa al riarmo generalizzata.

Dati ben rappresentati in Medio Oriente (+8,4%) dalle spese di Oman (+51%) e Arabia Saudita (+12%). A ben guardare l’Occidente è l’unica area del globo a registrare un calo nelle spese militari che sono invece in aumento persino in America del Sud con percentuali a volte ingiustificate (come il +43% del Paraguay), in altri casi motivate dalla paranoia di regime (il caso del +42% del Venezuela) mentre in America Centrale l’incremento dell’8 per cento è trainato dalla presenza di conflitti sanguinosi come quello che in Messico (+9,7% delle spese militari) oppone l’esercito ai narcotrafficanti.
Paradossalmente l’incremento generalizzato delle spese militari in molte regioni del globo finanzia l’acquisizione di nuovi armamenti esportati per due terzi da quegli stessi Paesi Occidentali che stanno tagliando i costi della Difesa.