• COMMENTO

La strada è segnata, si può camminare in sicurezza

Quella che propone Benedetto XVI non è un’alternativa a papa Francesco, nel senso mondano del termine; egli non gioca a fare l’antagonista del papa regnante, sarebbe cadere in una visione solo orizzontale, tipica dei suoi detrattori. Egli invece guarda lontano, oltre Francesco, indica la strada per la rinascita della fede.

Papa Benedetto XVI

Il tema è la pedofilia nella Chiesa, ma solo un cieco non si renderebbe conto che la posta in gioco è molto più alta e riguarda i fondamenti della Chiesa stessa. Gli “appunti” del  papa emerito Benedetto XVI sono la voce della tradizione bimillenaria della Chiesa di Cristo che riemerge da sotto una fitta coltre di parole d’ordine dettate da chi vagheggia di una “nuova Chiesa”; sono la testimonianza di una continuità di vita che spacca la crosta che la soffocava.

Con la sua indiretta risposta ai Dubia; con la riproposizione di una teologia morale pienamente cattolica, sintetizzata nell’enciclica di san Giovanni Paolo II Veritatis Splendor; con la restituzione della dignità all’Eucarestia; con la valorizzazione delle piccole comunità che vivono secondo la cosiddetta opzione Benedetto, il papa emerito offre un punto di riferimento e un incoraggiamento a quanti in questi anni sono rimasti fedeli a una esperienza di fede irriducibile alle logiche del mondo.

Nelle sue parole si percepisce la sintonia con il vissuto di cardinali che in questi anni sono apparsi isolati, bersagliati dai nuovi “guardiani della rivoluzione”: i quattro dei Dubia (di cui solo due ancora viventi, Raymond Burke e Walter Brandmuller); l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Gerhard Muller, che appena due mesi fa aveva pubblicato il “Manifesto della Fede”; Robert Sarah, che proprio in questi giorni ha pubblicato un libro e dato delle interviste in Francia che appaiono in perfetta sintonia con le parole di Benedetto XVI. E questo solo per citare i più in vista. Ma sono tanti i vescovi, i preti e i laici che sicuramente hanno trovato e troveranno conforto in questi pensieri del papa emerito, che si sentiranno confermati nella fede in un momento di grave confusione.

Il giudizio è chiaro: c’è una crisi profonda, ma se ne esce soltanto tornando a quel Dio che si è voluto allontanare, con una decisione che è alla radice dei gravi peccati che infestano anche la Chiesa. Al contrario, «l’idea di una Chiesa migliore creata da noi stessi – scrive Ratzinger - è in verità una proposta del diavolo con la quale vuole allontanarci dal Dio vivo, servendosi di una logica menzognera nella quale caschiamo sin troppo facilmente». 

Quella che propone Benedetto XVI non è un’alternativa, nel senso mondano del termine, a papa Francesco – che peraltro alla fine ringrazia «per tutto quello che fa» -; egli non gioca a fare l’antagonista del papa regnante, sarebbe cadere in una visione solo orizzontale, tipica dei suoi detrattori, che infatti da ieri mattina schiumano rabbia sui social e sui siti web. Lo sguardo di Ratzinger va più lontano, lo nota anche Massimo Franco nel suo commento sul Corriere della Sera: «L’impressione è che dall’eremo vaticano nel quale vive dalle sue dimissioni nel 2013, Benedetto XVI guardi già oltre questa fase; e oltre il pontificato dello stesso Francesco». C’è la Chiesa di Cristo da edificare e lui indica la strada, che è la stessa da duemila anni e che pure così facilmente si smarrisce. Forse perché implica scelte radicali, senza compromessi, in cui la testimonianza è martirio.