• IL CASO

La Ue s'inventa l'immunità gay

Approvati in sede europea alcuni documenti che obbligano tutti gli stati dell'Unione a riconoscere i provvedimenti civili emanati in un determinato paese in tema di orientamento sessuale. Così si applicherà automaticamente a tutti, ad esempio, il reato di omofobia, scavalcando parlamenti e governi.

Sfilata gay

Il 6 e il 7 giugno scorso il Consiglio dell’Unione europea ha prodotto una serie di documenti che interessano la tutela delle libertà individuali, ispirandosi nei lavori preparatori alla relazione del 2012 sullo stato di applicazione della Carta europea dei diritti fondamentali siglata dalla commissione omonima. L’impegno è quello di “contrastare forme estreme di intolleranza, come il razzismo, l'antisemitismo, la xenofobia e l'omofobia”.

All’interno di questi lavori è da segnalare un nuovo regolamento elaborato dal Consiglio di Giustizia che entrerà in vigore nel gennaio 2015 per riconoscere in tutti gli stati dell’Unione europea i provvedimenti giudiziari emanati in sede civile in un determinato paese, in merito alla tutela della libertà, dell'integrità psicologica e sessuale e della sicurezza personale. Il regolamento riguarda forme di protezione di una persona che è stata minacciata, o ha subito violenze o percosse, oppure è stata soggetta a stalking a motivo del suo “orientamento sessuale”.

In merito a questo il Consiglio di Giustizia tiene a precisare che il regolamento «si applicherà a persone di qualsiasi orientamento sessuale», quindi anche a persone che a motivo della loro omosessualità sono state oggetto di condotte “omofobiche”. In pratica si tratta di questo: se l’omosessuale Tizio ha subito qualche comportamento molesto da Caio e Caio si è visto ordinare dalla pubblica autorità di non importunare più Tizio tramite mail, appostamenti, telefonate etc. oppure di non poterlo più avvicinare di persona, questi obblighi avranno valore non solo per il paese dove è stato emessa la misura protettiva, ma anche in paesi terzi. Per facilitare questa procedura di ricezione in un altro stato “le nuove norme prevedono un certificato che agirà come una sorta di 'Passaporto' che contiene tutte le informazioni essenziali per un riconoscimento rapido e facile della misura di protezione quando la persona protetta si trasferisce in un altro Stato membro”. La UE si è inventata anche l’immunità gay, con tanto di “passaporto” come per gli agenti diplomatici che laddove vanno sono intoccabili. Gli omosessuali stanno diventando una casta protetta.

Questo regolamento – utile se davvero l’omosessuale è stato oggetto di vere minacce - pone però almeno tre ordini di problemi. In prima battuta, come sottolinea una nota dello stesso Consiglio, tali misure di protezione hanno natura civile in alcuni ordinamenti, in altri hanno carattere penale e in altri ancora di tipo amministrativo. Difficile quindi omologare una disposizione che ha valore civile in un stato in un altro che lo disciplina secondo il diritto penale. Da qui il monito del Consiglio: occorre che tutti i paesi si allineino al di là delle loro differenze giuridiche. La legge gay è uguale per tutti.

Secondo problema di ben altro spessore. Magari le molestie subite da Tizio in Francia non hanno rilievo penale in Italia e quindi per noi non dovrebbero nemmeno applicarsi le relative misure di protezione. Che fare dunque? Nulla ci dice l’Europa: l’Italia si dovrà adeguare e avrà l’obbligo di applicare le misure di restrizione previste dai francesi.

Terzo problema ancor più preoccupante. Se saremo costretti ad applicare misure di protezione non previste dal nostro ordinamento, passerà poco tempo e saremo parimenti obbligati – per un’inevitabile coerenza logica – ad introdurre anche gli illeciti penali che le hanno determinate. Altrimenti suonerà strano che nel nostro paese Caio non potrà avvicinare Tizio nonostante la condotta che ha portato a tale misura restrittiva della sua libertà da noi sia ritenuta legittima.

Questo significa che comportamenti ritenuti “omofobici” solo in quei paesi dove l’ideologia di gender è ormai penetrata in modo assai pervasivo e da tempo nelle leggi nazionali, in automatico diventeranno illeciti dovunque in Europa. Non solo: ciò che farà legge sarà la disposizione più rigorosa (o la più lieve, dipende dai punti di vista) – ad es. il divieto di battute di spirito sull’omosessualità – imponendo a livello europeo dunque un livellamento verso il basso pericoloso per le libertà dei dissenzienti. Basterà quindi un solo stato il cui ordinamento è molto “gay friendly” per imporre a tutti la soglia minima ad esempio di criticabilità dell’omosessualità. E così un’occhiataccia data a due gay che si baciano in Norvegia in una prima fase produrrà misure di protezione per i due omosessuali in Italia e poi diventerà essa stessa reato anche per noi.

In buona sostanza lo strumento del mutuo riconoscimento di queste forme di protezione delle libertà individuali è solo una testa di ponte per introdurre coattivamente il reato di “omofobia” nelle forme più estese possibili scavalcando parlamenti e costituzioni nazionali, accelerando così il processo di omosessualizzazione in quei paesi che ancora si attardano sul cammino di adeguamento ai diktat delle lobby gay. Un altro passo verso la costruzione di un “gay-diritto” a livello europeo.