• LA PROSSIMA BEATIFICAZIONE

Le martiri laiche della violenza rossa spagnola

Il Papa ha promulgato il decreto di beatificazione delle tre crocerossine spagnole che nel 1936 vennereo uccise dopo essere state violentate dalle truppe comuniste. Rifiutarono l'abiura e morirono gridando “que viva Cristo Rey”. Il loro ricordo alimentato nel tempo arriva fino ai gradini della santità.

L’11 giugno scorso il papa ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare i decreti riguardanti le virtù eroiche (cristiane, s’intende) di alcuni Servi di Dio, che perciò passano di grado e diventano Venerabili. Si tratta dei preti Enzo Boschetti (+ 1993) e Augustin Tolton, ex schiavo, primo prete nero americano (+1897), poi Felice Tantardini, missionario del Pime (+1991), Giovanni Nadiani, fratello laico della congregazione del SS. Sacramento (+1940), María Beatriz Rosario Arroyo, fondatrice filippina (+1957), Maria Paola Muzzeddu fondatrice (+1971), Maria Santina Collani, suora (+1957).

Infine, tre martiri, che dunque passano direttamente al grado di Beate. La cosa interessante è che si tratta di tre laiche, tre crocerossine per la precisione. E si tratta delle prime infermiere della Croce Rossa che salgono agli onori degli altari. La loro storia è particolarmente toccante (e agghiacciante), e si inserisce in quella spaventosa quanto inutile mattanza a danno dei cattolici, clero e laici, che si verificò durante la guerra civile spagnola del 1936-1939. Parliamo di Octavia Iglesias Blanco, 41 anni, María del Pilar Colón Gullón Yturriaga, 25 anni, e Olga Pérez-Monteserín Núñez, 23 anni.

A guerra scoppiata, le tre andarono a prestare servizio nelle Asturie, per l’esattezza nell’ospedale di Puerto de Somiedo, dove erano ricoverati i feriti di parte nazionalista. Arrivarono il 18 ottobre 1936, a quattro mesi dall’inizio della guerra, per un turno di servizio di una settimana. Alla scadenza del termine chiesero di poter restare nell’ospedale perché i feriti avevano ancora bisogno delle loro cure. Si arrivò così al 27, e ormai i rojos erano vicini. Furono sollecitate a scappare, ma ancora il senso del dovere prevalse. Un senso del dovere che era anche un senso cristiano, viste, poi, le loro ultime parole prima di morire.

E arrivarono, i rojos, e non ebbero scrupoli né pietà di nessuno. Le tre donne avevano pensato che quelli non avrebbero torto un capello a loro e ai feriti; tanto, che problemi potevano dar loro? Ma non conoscevano il loro prossimo di fede comunista. I miliziani uccisero per primo il cappellano dell’ospedale, anche lui rimasto al suo posto. Poi sterminarono tutti i feriti, e perfino il medico. Le tre crocerossine, invece, le portarono via per il loro spasso.

Le tre vennero violentate per tutta la notte e da tutti gli eroici combattenti della revolución, i quali alternarono violenze sessuali a sevizie, fino a che non ne ebbero abbastanza. Poi, al mattino, le caricarono peste e sanguinanti su di un carro, le spogliarono nude e le portarono in giro per il vicino paese di Pola de Somiedo, affinché tutti potessero assistere al trionfo della giustizia proletaria. Il bello è che tra i miliziani c’erano alcune donne, tre anche loro, ed a queste fu affidato il compito di provvedere alla soluzione finale. Le tre crocerossine, messe al muro per essere fucilate dalle compañeras, supplicarono per avere un prete, ma in zona non ce n’erano più: li avevano fatti fuori tutti. E poi, figurarsi se quelli si scomodavano per accontentare la superstizione.

Così, prima che partisse la scarica, alle tre disgraziate non rimase che gridare «Viva Cristo Rey!». Le fucilate vennero accompagnate dal coro antagonista: «Viva la Rusia! Viva el comunismo!». Poi, tra grasse risate di soddisfazione, se ne andarono, lasciando le tre sventurate per terra, sempre nude. Solo dopo qualche giorno mani pietose poterono dar loro cristiana sepoltura. Ma il loro ricordo rimase vivissimo da quelle parti. Infatti, oggi i corpi riposano nella cattedrale di Astorga. Da questa città provenivano e qui, se vi fossero tornate come da raccomandazione, sarebbero state al sicuro. Ma non se l’erano sentita di abbandonare i loro assistiti. Va detto che i rojos avevano pur offerto loro la libertà, a patto di smetterla col loro cattolicesimo nemico del Sol dell’Avvenire, e di entrare nel Partito (comunista, ça va sans dire). Rifiutarono e perciò, dopo una notte di rieducazione, furono passate per le armi. Nude. A mezzogiorno del 28 ottobre 1936. Perché tutti vedessero e traessero insegnamento.