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Le vittime della Legge Nera sulla blasfemia

Una delle più odiose forme di persecuzione religiosa, è la “Legge Nera”, la legge sulla blasfemia in Pakistan. La vittima più celebre è Asia Bibi, assolta dall’accusa di blasfemia, teoricamente scarcerata, ma di fatto imprigionata e intrappolata in un Pakistan in cui milioni di radicali islamici la vorrebbero morta. Ma le vittime sono tante.

Manifestazioni a Lahore contro Asia Bibi

Una delle più odiose forme di persecuzione religiosa, è la “Legge Nera”, la legge sulla blasfemia in Pakistan. La vittima più celebre è Asia Bibi, assolta dall’accusa di blasfemia, teoricamente scarcerata, ma di fatto imprigionata e intrappolata in un Pakistan in cui milioni di radicali islamici la vorrebbero morta. L’articolo 295 C del codice penale prevede la pena di morte per chi “diffama il nome di Maometto e degli altri profeti”, in forma scritta o verbale, direttamente o indirettamente. Si tratta di una legge che colpisce, in termini assoluti, soprattutto i musulmani, che sono maggioranza nel paese. Ma in proporzione alla popolazione, sono i cristiani quelli maggiormente condannati. Di fatto, è una forma di persecuzione non dichiarata delle minoranze.

Aiuto alla Chiesa che Soffre ha allegato al suo Rapporto sulla Libertà Religiosa 2018, anche l’elenco completo delle vittime della legge sulla blasfemia pakistana nel periodo considerato, in base ai dati disponibili, dunque il biennio 2015-2016. Interessante leggere quanto siano arbitrarie le accuse, quanto pesanti le pene e soprattutto la composizione delle vittime per religione. Nel 2015, infatti, le vittime della Legge Nera sono stati 29 musulmani e 23 cristiani. In maggioranza sono musulmani, dunque, ma bisogna tener conto che i cristiani sono appena il 2% della popolazione del Pakistan. Quindi in proporzione, sono colpiti in misura molto maggiore dalla legge sulla blasfemia. Nel 2016, la proporzione è leggermente più equilibrata: le vittime sono 10 musulmani, 6 cristiani e 1 indù. Anche qui, però, occorre tener ben presente che i cristiani (la metà degli accusati) non sono la metà della popolazione, bensì solo un cinquantesimo.

Leggere le accuse su cui si basano queste condanne, è toccare con mano cosa voglia dire una legge che si basa esclusivamente sul legittimo sospetto. Fra i cristiani colpiti dalla Legge Nera, troviamo, per esempio Naveed John, accusato di fare il guaritore usando una spada in cui erano incisi versetti coranici. Accusa tutta da dimostrare, intanto l’uomo cattolico di Sargodha, è stato arrestato. Anjuz e Javed Naz sono stati condannati a morte, perché hanno letto un documento con contenuti giudicati blasfemi. E per la difesa si tratterebbe di una trappola tesa da loro rivali. James Nadeem è stato arrestato per aver postato “contenuti blasfemi” su Whatsapp. A Nabeel Masih è bastato cliccare un “like” sotto un’immagine della Mecca giudicata blasfema per essere arrestato. Diverse volte, gli accusati di blasfemia sono aggrediti dalla folla, senza neppure attendere che intervenga un tribunale. Come nel caso di una coppia di sposi che ha usato come zerbino di casa una vecchia pubblicità. Qualcuno ha creduto di intravvedere fra le scritte nella foto di quella pubblicità anche delle citazioni del Corano. La folla inferocita ha cercato di uccidere i due, salvati in extremis dalla polizia e trasportati in luogo sicuro.