• DIBATTITO

Leggi ingiuste, perché dimenticare la 194?

Sono in disaccordo con l'intervento di Iannaccone, che pone come priorità l'abolizione delle leggi sulle unioni civili e sulle Dat. Se parliamo di rivoluzione delle basi del vivere comune, non si può dimenticare la legge che ha legalizzato l'aborto.

Caro Direttore,

esprimo la mia perplessità e il mio disaccordo per l’intervento pubblicato ieri, 8 febbraio, su la Nuova Bussola Quotidiana a firma di Antonio Iannaccone che, intervenendo sul ruolo del cattolici in vista delle elezioni, si indica come priorità l’abolizione di due leggi: la cosiddetta Cirinnà, sulle unioni civili, e la recente  legge sulle Dat (Disposizioni anticipate di trattamento).

Vorrei brevemente far rimarcare che, ben prima che dalla Cirinnà, è stato dichiarato «insignificante per legge l’origine stessa della vita umana» da ben altra legge, della quale pare sia divenuto ormai politicamente scorretto parlare tanto è censurata o quanto meno dimenticata anche da quanti cercano con buona volontà di fare analisi sulla situazione di decadenza sociale e morale cui siamo giunti, al fine di  porvi rimedio. Non la Cirinnà ha causato «una rivoluzione profonda nella struttura stessa del vivere comune», ma la legge 194 che ha legalizzato l’aborto, che consente il più assoluto e insindacabile potere sulla vita umana nascente.

E’ la legge 194, ben prima della Cirinnà, che consegnando la vita umana all’altrui volontà ha fatto da battistrada ad altre leggi, ugualmente mortifere, come la legge 40 sulla fecondazione artificiale, finalizzata in ultima analisi a fabbricare bambini per le coppie omosessuali che la Cirinnà consacra, fino alla legge sulle Dat con la quale, possiamo ben dire, il cerchio del dominio dell’uomo sull’uomo si chiude.

Oggi a parlare di aborto e di legge 194 si rischia l’impopolarità e forse anche la taccia di tradizionalisti bigotti: sono passati da quel 18 maggio in cui il Senato approvava la legge di aborto, quarant’anni durante i quali la legge 194 ha trovato, anche tra i cattolici e i cosiddetti pro life, i suoi difensori secondo cui sarebbe stato impossibile chiederne, non dico l’abrogazione, ma neppure pretendere una maggior tutela della vita nascente in quanto la 194 sarebbe stata una legge che tutela le donne, una tra le migliori d’Europa, contenente “parti buone“ che, se applicate, consentono di salvare qualche vita.

Di aborto è meglio non parlare: questa sembra essere la consegna  che attraversa ormai la nostra  società. E allora si cerca di mettere rimedio al degrado attuale e al crollo di quella cultura che è fiorita sulla consapevolezza che la vita dell’uomo è  intangibile, perché  amato e voluto da Dio, con delle toppe. Diciamo no alla Cirinnà e alle Dat, ma non tocchiamo la 194, non  parliamo di aborto perché impopolare, perché politicamente non paga. Andiamo avanti sacrificando la verità delle cose ai silenzi strategici, a giochi di  equilibrio, ai piccoli compromessi.