a cura di Lorenzo Bertocchi
  • amoris laetitia

Lettera del Papa ai vescovi argentini pubblicata sugli Acta

acta

«Quando le circostanze concrete di una coppia lo rendano possibile, specialmente quando entrambi siano cristiani all'interno di un cammino di fede, si può proporre l'impegno di vivere in continenza. L'Amoris laetitia non ignora le difficoltà di questa scelta (cfr nota 329) e lascia aperta la possibilità di accedere al sacramento della riconciliazione, quando non si riesca a mantenere questo proposito».

Questo è uno dei passi più importanti delle linee guida che i vescovi della regione di Buenos Aires hanno scritto il 5 settembre 2016 circa l’interpretazione del capitolo VIII di Amoris laetitita, quello che, in certi casi, apre all’accesso all’eucaristia per i divorziati risposati. Cioè quel capitolo che ha aperto una voragine all’interno della chiesa, nonostante ogni tentativo di minimizzare il fatto, causando dubia di cardinali, appelli e addirittura correzioni al Papa.

Se il passaggio sopra indicato si può ritenere ancora nell’alveo della piena continuità con il n. 84 dell’esortazione di Giovanni Paolo II Familiaris consortio (necessità di vivere in continenza per l’accesso ai sacramenti), questo di seguito apre effettivamente a situazioni di eccezione:

«In altre circostanze più complesse e quando non è possibile ottenere l'annullamento, la scelta menzionata può essere di fatto non praticabile. Ciò nonostante, è comunque possibile un cammino di discernimento. Se si giunge a riconoscere che in caso concreto vi siano limitazioni che attenuano la responsabilità e la colpevolezza, in particolare quando una persona ritenga di poter cadere in ulteriore peccato facendo del male ai figli della nuova unione, l'AL apre la possibilità di accedere ai sacramenti della riconciliazione e dell'eucaristia. Questi ultimi a loro volta dispongono la persona a continuare a maturare e a crescere con la forza della grazia».

Il punto di forza di questa interpretazione dei vescovi argentini poggia sostanzialmente su di una nota a piè di pagina di Amoris laetitia, la n° 329: «In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, «non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 51)».

Come già rilevato da molti studiosi e osservatori, la citazione della costituzione pastorale del Vaticano II Gaudium et spes nella nota a piè di pagina n. 329 appare fuori contesto, perché in Gaudium et spes queste parole sono chiaramente riferite ai coniugi e non ai divorziati risposati. Secondo alcuni commentatori questa precisa scelta fa scorgere una volontà chiara di far evolvere la dottrina, più che sostenerne un suo sviluppo omogeneo.

Comunque oggi l’interpretazione dei vescovi della regione di Buenos Aires risulta assumere, per espressa volontà del Papa, una chiara veste di ufficialità in quanto è stata pubblicata sugli Acta Apostolicae Sedis, fascicolo 10/2016, la lettera di risposta che lo stesso Francesco inviò ai vescovi argentini dove scrisse che «non sono possibili altre interpretazioni».