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Lezione arcobaleno: liceo ostaggio della gaycrazia

Al Liceo “Leonardo da Vinci” di Milano l'’assemblea di istituto si svolge con un unico denominatore: la propaganda gay. Lezioni, corsi, film: tutto ruota follemente sull'orgoglio omosessualista. Così la falsa libertà segna la fine dell'educazione. 

Se qualcuno avesse voluto farsi un’idea su cosa sia il pensiero unico e quali siano le conseguenze del martellamento culturale portato avanti da più settori della società (con i dovuti distinguo: cinema, giganti del web da Facebook a Google, giornali, moda, politica, pubblicità, tv, ecc.), sarebbe bastato un giro al liceo “Leonardo da Vinci” di Milano, dove il 30 gennaio si è tenuta un’assemblea di istituto con un unico denominatore: la propaganda gay. Per chi si è perso la possibilità di questo giro educativo, c’è sempre il programma completo pubblicato sul sito della scuola appena tre giorni prima dello svolgimento dell’assemblea, organizzata da alcuni studenti che hanno invitato diversi relatori esterni con il benestare del consiglio d’istituto.

Dalle 8:30 alle 13:15, in due palestre e in varie aule della scuola, erano previsti incontri (alcuni dei quali non si sono svolti per mancanza di studenti interessati) con i seguenti temi: “Aids e malattie trasmissibili” (un argomento che dovrebbe indurre a riflettere sui drammi associati allo stile di vita gay, ma affrontato dalle associazioni arcobaleno solo per chiedere la copertura di invasivi trattamenti farmacologici da portare avanti per tutta la vita), “Cambiamento di genere”, “Affettività, scoperta e accettazione di sé”, “Diritti Lgbt+ in Italia e nel mondo”, “Storia del movimento”, “Coming out, racconto di esperienze”, “Dibattito sulle adozioni e sulle unioni civili”, “Omosessualità nell’educazione sessuale”, “Omosessualità in storia e letteratura”, “Comunità transgender, la T in Lgbt”, “Omosessualità nella musica”. Ma non è tutto. 

Nella propaganda accuratamente integrata messa in campo al liceo di Milano, non ci sono state solo conferenze. Era in programma la proiezione di diversi film spot dell’omosessualismo e transessualismo, quali Carol, Moonlight, Pride, The Danish Girl, Tomboy (la trama di quest’ultima pellicola riguarda una bambina di 10 anni che si finge maschio), diretti o sceneggiati da celebratissimi attivisti della galassia Lgbt e immancabilmente premiati attraverso festival arcobaleno, Oscar o Golden Globe, a conferma della pervasività dell’ideologia gay che si serve di tutti i mezzi per fare il lavaggio del cervello necessario a negare l’oggettività della natura maschile e femminile, il senso del rapporto tra uomo e donna, il significato e l’idea stessa di famiglia. E con l’aiuto dei media cerca di mettere a tacere coloro che come Luca Di Tolve e tanti altri, impegnati in realtà quali Gruppo Lot Regina della Pace e Courage, sono passati dalla stessa fragilità, hanno vissuto lo stesso disagio legato a una condizione che non è innata e oggi testimoniano come sono riusciti a superarlo.

Di fronte a un programma così monotematico e dannoso come quello dell’assemblea al “Leonardo da Vinci”, diversi genitori hanno protestato non appena si sono accorti di ciò a cui avrebbero assistito i loro figli. Il 29 gennaio, un giorno prima dell’assemblea, è stata pubblicata la circolare con la risposta della dirigente scolastica: “In risposta a richieste da più parti pervenute, si precisa che in base alla normativa vigente gli studenti hanno il diritto e il dovere, ma non l’obbligo di partecipare all’assemblea d’istituto, come accade per l’esercizio di voto da parte dei cittadini maggiorenni. Sarà cura della Presidenza assicurare, tramite i docenti in servizio, la sorveglianza per quanti non intendessero partecipare all’assemblea”. Rassicurante? No.

Il fatto che gli studenti fossero liberi di non partecipare non esime la scuola, né quella milanese nello specifico né le tante altre dove oggi si insinuano i progetti e le idee delle organizzazioni Lgbt o di altri gruppi con fini ideologici, dal dovere di custodirli rispetto a temi contrari al loro bene (lo ha spiegato già Stefano Fontana con una riflessione sul consenso informato, necessario ma non certo sufficiente), anche quando questi fossero esclusivamente proposti da loro coetanei. L’idea di presentare come un bene un rapporto contrario alla natura dell’uomo e chiuso alla vita, o ancora di stravolgere l’identità sessuale di un bambino perché così piace al transessualismo malgrado i drammi che esso causa, è pericolosa in sé e per sé e non diventa moralmente lecita solo perché si svolge secondo forme legali. Nemmeno l’eventuale presenza di un dibattito solleverebbe la responsabilità educativa della scuola perché, per usare una metafora, è come se si considerasse educativamente lecito o neutro un dibattito tra costruttori di case in cui qualcuno iniziasse a negare la necessità di gettare le fondamenta: come si può “costruire” l’uomo e come la società, di cui la famiglia è cellula costitutiva, se si cerca consapevolmente o inconsapevolmente di distruggerne le fondamenta?

Figuriamoci, poi, se un’ideologia deleteria viene presentata nel suo appiattimento più totale sulle posizioni del politicamente corretto, come nell’assemblea al “Leonardo da Vinci”. Tra i relatori, oltre a una docente e ad alcuni studenti dell’istituto, c’erano anche giovani attivisti esterni che promuovono sui social network le attività di associazioni gay; e ancora relatrici che sulle loro pagine Facebook arrivano a pubblicare bestemmie e foto gravemente blasfeme che offendono Cristo (magari si fermassero qualche minuto a guardare il Crocifisso) e i cristiani: fatti che purtroppo sono frequenti perché costituiscono la cifra delle organizzazioni Lgbt predicatrici di tolleranza, ne accompagnano l’attività (a partire dai gay pride) e non sorprendono alla luce del loro substrato diabolico, capace di ingannare giovanissimi e adulti con una falsa idea di libertà.

Il caso del liceo di Milano non è isolato, e anzi si inserisce in una lunga serie di colonizzazioni ideologiche nelle scuole. L’ultimo episodio emerso riguarda il liceo “XXV Aprile” di Pontedera, dove per tre giorni, da oggi fino a sabato 3 febbraio, le attività didattiche regolari saranno sospese (sic!) “per consentire la realizzazione delle cosiddette Giornate Alternative”, come si legge nella circolare firmata dal preside. La solfa è sempre la solita e chiunque ha ancora un contatto con la realtà non può non ridere (o piangere…) pensando alla faccia tosta di chi ha definito queste giornate “alternative”, penetrate da tempo nella scuola italiana e che le disastrose Linee guida sull’educazione di genere non fanno altro che legittimare in ogni materia.

Anche a Pontedera il programma è a senso unico, dietro il paravento del tema “Diritti e discriminazioni” che sarà trattato sempre secondo la prospettiva omosessualista e femminista radicale. Ci limitiamo ai nomi di due delle associazioni chiamate a intervenire: Pinkriot Arcigay e Casa della Donna, quest’ultima desiderosa di abolire l’obiezione di coscienza nel servizio sanitario nazionale. Cioè, nelle scuole vengono chiamate a parlare di “diritti” associazioni che già negavano il diritto di nascere dei bambini in grembo e ora vogliono anche negare il diritto di medici e ostetriche di non prendere parte alla loro eliminazione. Bene e male capovolti, con bambini e ragazzi innocenti a pagarne le conseguenze, secondo un metodo proprio dei totalitarismi.