• TOTALITARISMO SOCIAL

Life Site News vince contro la censura di Twitter

Twitter ha bloccato LifeSiteNews per un articolo sulle malattie trasmissibili per via sessuale. Una censura vera e propria. Poi, però, 7500 utenti hanno protestato e il colosso social ha dovuto riaprire il caso e ripristinare l'account del sito. Volontariamente o no, ha fatto marcia indietro.

Censura

Il 18 ottobre la “democrazia” dei social media ha bloccato LifeSiteNews, uno dei siti statunitensi storici della battaglia in difesa dei princìpi non negoziabili, per avere pubblicato, quattro anni fa, un articolo in cui uno specialista medico, citando statistiche del tutto laiche e vari studi scientifici, metteva l’accento sulla recrudescenza delle malattie che si trasmettono per via sessuale (ovviamente perché la sola idea cozza contro la retorica dell’“amore libero” e quindi dell’omosessualità, come se gli aumenti sul pallottoliere dei ricoverati fosse una questione di destra o di sinistra), ma, nel giro di 24 ore, il 19 ottobre, LifeSiteNews ha vinto. Twitter ha infatti compiuto un pesante passo indietro riaprendo l’account dopo avere ricevuto le lamentele di 7500 persone in calce a una petizione e avere rimediato una figuraccia pessima su tutto il web.

«Abbiamo ripristinato il vostro account», ha detto il colosso della rete con la coda fra le gambe, «e ci scusiamo per gli eventuali disagi causati. Twitter prende molto sul serio le segnalazioni di violazioni delle proprie Regole. Ma, dopo aver esaminato il vostro account, sembra proprio che ci siamo sbagliati». Con grande serenità, infatti, LifeSiteNews aveva spiegato a Twitter che l’articolo incriminato non faceva altro che fare informazione, ripetendo dati peraltro già disponibili online.

Ora, citando una fonte al di sopra di ogni sospetto qual è il ricco imprenditore Peter Thiel, omosessuale dichiarato, da queste colonne abbiamo parlato senza mezzi termini di «totalitarismo». Non abbiamo cambiato idea, soprattutto nell’apprendere, sempre da LifeSiteNews, che qualche giorno prima Twitter si era rifiutato di cancellare un video diffuso da Louis Farrakhan, il leader di Nation of Islam tanto fanatico quanto antisemita e famoso per avere organizzato, nel 1995, la “Million Man March” dell’“orgoglio afroamericano” (fra i sostenitori c’era anche l’attore Bill Cosby, in settembre condannato per stupro a una pena fra i tre e i dieci anni di carcere), video in cui Farrakhan definisce gli ebrei «termiti». Però prendiamo atto che, una volta tanto, Golia si è fermato, ha ammesso di avere preso un granchio enorme e ha chiesto scusa.

Qualche legittimo dubbio sul fatto che Twitter lo abbia fatto volentieri resta, soprattutto perché l’impressione è che Twitter abbia cercato di fare, come sempre fa certa gente, il debole con i forti (Farrakhan) e il forte con i deboli (LifeSiteNews), però stavolta pare avere fatto male i conti. Alla democrazia malata e totalitaria del pensiero unico è infatti ancora capace di opporsi una democrazia alternativa che sfrutta proprio le armi che i Golia come Twitter hanno contribuire a creare, il fatidico Internet. Agli apprendisti stregoni è insomma sfuggito di mano lo spirito che hanno evocato, e la “piazza virtuale” ha avuto la sua soddisfazione. Nel deserto dei tartari è una notizia quantomeno confortante.