• RIFLESSIONI SUL SINODO

Liturgia gioiosa? Prima di tutto deve essere santa

Il Sinodo dice che i giovani chiedono una liturgia fresca, autentica e gioiosa. Ma la liturgia è il Sacrificio di Cristo che precede la Risurrezione. Questa idea che si debba essere sempre allegri e giulivi nella liturgia non è solo fuorviante, ma anche teologicamente falsa. Piuttosto dovrebbe essere una liturgia santa, fervente, di adorazione. 

In questi ultimi tempi penso molto al Beato Antonio Rosmini. Lo sto leggendo con grande interesse. Nel suo “Delle cinque piaghe della Santa Chiesa” ho letto questa frase: “Solo i grandi uomini, lo ripeto, valgono a formare uomini grandi; e per giudicare qual differenza v'abbia fra' discepoli, basta paragonare insieme i maestri”. Certo, solo esempi grandi, modelli luminosi, insegnanti capaci possono formare grandi personalità. Pensavo a questo quando riflettevo sul recente Sinodo dei Giovani e sul suo documento finale. E ci pensavo mentre leggevo il documento con un interesse speciale, lo capirete, per quanto dice riguardo la musica e la liturgia.

Al punto 47, dove si parla di musica, arte e sport, così si afferma: “Il Sinodo riconosce e apprezza l’importanza che i giovani danno all’espressione artistica in tutte le sue forme: sono molti i giovani che usano in questo campo i talenti ricevuti, promovendo la bellezza, la verità e la bontà, crescendo in umanità e nel rapporto con Dio. Per molti l’espressione artistica è anche un’autentica vocazione professionale. Non possiamo dimenticare che per secoli la “via della bellezza” è stata una delle modalità privilegiate di espressione della fede e di evangelizzazione.

Del tutto peculiare è l’importanza della musica, che rappresenta un vero e proprio ambiente in cui i giovani sono costantemente immersi, come pure una cultura e un linguaggio capaci di suscitare emozioni e di plasmare l’identità. Il linguaggio musicale rappresenta anche una risorsa pastorale, che interpella in particolare la liturgia e il suo rinnovamento. L’omologazione dei gusti in chiave commerciale rischia talvolta di compromettere il legame con le forme tradizionali di espressione musicale e anche liturgica”. 

Non possiamo dimenticare che la via della bellezza è stata una via privilegiata? Io avrei detto, “non dobbiamo dimenticare”, ma comunque quello è il concetto.  

Poi non ho capito cosa significa che il linguaggio musicale interpella la liturgia e il suo rinnovamento. Ma viene anche detto, senza troppo andare nel dettaglio, che l’omologazione sul gusto commerciale compromette il legame con le forme tradizionali di musica e liturgia. Qui non si capisce bene il fatto che ciò che intendiamo quando ce la prendiamo con la mediocrità del canto liturgico attuale non è difendere “forme tradizionali”, ma forme liturgiche, tradizionali e non. Cioè, non stiamo rinchiudendo ciò che è giusto nel passato, ma in quello che è adeguato e certamente la musica commerciale non lo è. Quindi non capisco l’uso disinvolto di quel “talvolta”: se parliamo di musica commerciale essa non è mai adatta all’uso liturgico. 

Ma al punto 51 si chiariscono anche alcuni dei miei dubbi precedenti: “In diversi contesti i giovani cattolici chiedono proposte di preghiera e momenti sacramentali capaci di intercettare la loro vita quotidiana, in una liturgia fresca, autentica e gioiosa. In tante parti del mondo l’esperienza liturgica è la risorsa principale per l’identità cristiana e conosce una partecipazione ampia e convinta. I giovani vi riconoscono un momento privilegiato di esperienza di Dio e della comunità ecclesiale, e un punto di partenza per la missione. Altrove invece si assiste a un certo allontanamento dai sacramenti e dall’Eucaristia domenicale, percepita più come precetto morale che come felice incontro con il Signore Risorto e con la comunità. In generale si constata che anche dove si offre la catechesi sui sacramenti, è debole l’accompagnamento educativo a vivere la celebrazione in profondità, a entrare nella ricchezza misterica dei suoi simboli e dei suoi riti” (enfasi mia).

Una liturgia fresca, autentica e gioiosa? Ma la liturgia è il Sacrificio di Cristo che precede la Risurrezione. Questa idea che si debba essere sempre allegri e giulivi nella liturgia non è solo fuorviante, ma anche teologicamente falsa. Mi sarebbe piaciuto leggere che i giovani chiedevano una liturgia santa, fervente, di adorazione. Cosa si deve fare di più, cosa si deve distruggere ancora della forma ordinaria del rito romano per avere questa liturgia fresca, autentica, gioiosa? Oramai si è fatto di tutto, cosa altro dobbiamo inventarci? La liturgia non la facciamo autentica quando ci arrabbattiamo con le nostre fregole mondane, quando pretendiamo di “intercettare la vita quotidiana” , ma la facciamo autentica quando vogliamo penetrare nel rito stesso e nelle sue dinamiche ed esigenze, vogliamo “vivere la celebrazione in profondità”. Ma come dice il documento, debole se non nullo è l’accompagnamento educativo per apprezzare quello che la liturgia è, non quello che vorremmo che fosse. 

Certo, finché si continuerà a ripetere “quanto abbiamo imparato dai giovani” invece di meditare su quanto sarebbe stato nostro dovere insegnargli, ci saranno poche speranze che i futuri sacerdoti e vescovi, giovani di oggi, possano sviluppare un fresco, autentico e gioioso amore per la musica liturgica e la liturgia.