• IL CONVEGNO

Lo scontro in atto oggi è fra il possesso e la gratuità

Convegno sull'utero in affitto

“Il triste mercato della maternità moderna”. È il titolo di un convegno, ospitato giovedì scorso dalla Pinacoteca Ambrosiana, che a partire dall’abominio dell’utero in affitto ha spiegato le due visioni del mondo opposte che stanno generando divisione fuori e dentro la Chiesa. Una “del potere”, in cui l’uomo con il suo sforzo deve aggiustare il mondo e la creazione manipolandola, e una “della gratuità”, che accetta la realtà come un dato, un dono e Dio come l’unico Salvatore e che alla fine prevarrà.

Tutto è cominciato con Josephine Quintavalle, fondatrice di Core (Comment on Reproductive Ethics), che ha dipinto i frutti allucinanti del “concepire i figli come prodotti” e non come “doni di Dio”, poi il ginecologo Bruno Mozzanega, ricercatore dell’Università di Padova, ha spiegato come le pillole difinite "contraccettive" siano “in realtà abortive”, con l’Ema che le definisce antiovulatorie pur avendo condotto studi che dimostrano l’opposto. Dopo di lui, la parlamentare Eugenia Roccella ha descritto i problemi culturali dell'ideologia gender, che mischiando le identità uomo/donna ha ridotto ai minimi storici il desiderio di paternità e maternità, fino a tassi di crescita della popolazione negativi. Infine, l’economista Ettore Gotti Tesdeschi ha spiegato il legame fra l’ideologia gender e quella abortista che mirano entrambe a ridurre la popolazione, spiegando i fini di un potere che usa l’economia “come strumento per realizzare un disegno preciso”. A chiudere l'arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, monsignor Luigi Negri, ha chiarito come quella mondana sia una antropologia fondata sul possesso e il potere dell’uomo che vuole “sostituirsi a Dio”, opposta a quella cristiana che è “un’antropologia della gratuità”. 

“Ormai tutti i governi - ha chiarito l’economista - approvano leggi imposte dagli organismi internazionali, la cui ideologia si fonda sul neomaltusianesimo, per cui l’uomo è il cancro della natura da eliminare”. Dopo aver citato i dati sul tasso di sostituzione negativo della popolazione europea è stato chiarito perché l’economia è oggi uno strumento della gnosi “dell’angelo ribelle”, per cui “la creazione è stata fatta da un incapace, Dio”. Il fine di questo nuovo ordine che rifiuta le leggi della creazione è l'incremento del benessere attraverso l’economia, “progetto accelerato alla fine degli anni ’50, in cui si pianificava quanto sta venendo”. Lo provano le grandi conferenze internazionali, le dichiarazioni dei segretari generali dell’Onu, secondo cui, appunto, “l’economia serve ad assicurare un benessere che viene impedito dalla presunta sovrappopolazione”.

Di qui le politiche di sterilizzazione, contraccezione e aborto. E sebbene Keynes sia incensato come colui che ha salvato il mondo dalla crisi del ’29, in realtà concepisce l’uomo come uno strumento per arrecare benessere. Non bisogna però stupirsi, perché secondo Gotti Teschi se non si considera la persona come “antropologicamente figlia di Dio”, ma come una delle tante componenti del mondo materiale, “per forza diventa uno strumento del ciclo economico”. Di qui il crollo della popolazione sopratutto in Occidente e la crisi economica, a dire quello che spiegherà poi monsignor Negri, che “chi rifiuta Dio alla fine va contro se stesso”.

Anche l’immigrazione sarebbe stata pianificata: “Kofi Annan, già segretario generale dell’Onu, nel 2000 disse che bisognava pianificare un’immigrazione massiccia per superare il gap”. Quindi dalla crisi economica, che viene dalla denatalità, non se ne uscirà se non fra anni e anni con un’inversione radicale di tendenza. Come ha spiegato l’economista questo disegno ha come principale nemica l’etica cattolica per cui la persona è sacra e chiamata a dominare la natura. La considerazione amarissima di Gotti Tedeschi è la vittoria di questa visione luciferina, tanto che “se non accettano le leggi del mondo globale, i ministri e i governi saltano immediatamente. Perciò se prima si cercavano vot,i oggi si cercano consensi a Parigi, Washington e Bruxelles”. L’ultimo step della disumanizzazione, l’eliminazione del limite umano corporeo e mentale, avverrà secondo il mito del transumassimo già diffuso nelle grandi università: “Quello dell’intelligenza artificiale”.

Di fronte alla sconfitta però, invece che abbatterci, dovremmo ripredenre con più forza la battaglia. Questo ha voluto dire Negri, testimoniando cosa sia la speranza cristiana che nulla può uccidere, affermando così: “Ma che razza di potente attualità hanno l’etica e la tradizione cattoliche!”. Altro che “abbiamo parlato troppo dell’etica, se mai non ne abbiamo parlato a tutti ed in modo adeguato”. Secondo il vescovo siamo ormai alla profezia del Padrone del mondo di Benson. “Un uomo padrone di sé e quindi della realtà, la cui identità si esprime solo nel possesso e nel potere su di essa”. Come a dire: io sono se possiedo. “Perciò ovunque l’uomo sia provocato dal fatto che non è così”, basti pensare alla sterilità per cui vorremmo un figlio ma non possiamo più, “l’uomo orgoglioso deve dimostrare la sua capacità di possesso, con pratiche di manipolazione della vita umana".

Peccato però che un uomo tale invece che “avere”, alla fine “resta solo”, perché, come diceva Hobbes, Homo homini lupus. “E infatti guardate - ha continuato Negri - la violenza dilaga e ha come unica soluzione il suicidio, o l’omicidio: "Se non posso averti non sono, se non posso averti meglio che tu non esista”. Come disse profeticamente la Gaudium et Spes: l’uomo che vive in una società senza Dio diventa oggetto di manipolazione scientifica o soggetto anonimo della città umana. Cioè fragile incapace di incidere, di dire io, di costruire di avere un’identità irriducibile. 

Ma perché sperare se sembra che il mondo non comprenda altro linguaggio? “ Perché la sfida vede il cristiano ardente in partenza. Anche quando prende coscienza di una sconfitta sa che è per maturare nuova consapevolezza”. Per una conversione. E sa che così “Dio se ne fa carico, quindi non dobbiamo cessare di pregarLo che ci doni lo Spirito di verità e santità”. La sfida poi ci deve rendere missionari custodi di “un’antropologia della gratuità da contrapporre a quella del potere”. Ecco, quella cattolica è “un’antropologia della gratuità, di un uomo che è un dono di Dio a se stesso”. È sapendosi amato gratis, infatti, che l’uomo sa ridare gratuitamente, cercando di vivere il vero, il bello, il giusto ed è “capace di rapporti privi di violenza e quindi di generare comunione, per cui gli altri potranno dire: è questo che mi corrisponde non l’esito del mio potere!”.

Di fronte all’apostasia dell’uomo da Dio, che è, come disse papa Benedetto XVI quella dell’uomo da se stesso, “l’etica cristiana, che la Chiesa ha il compito diffondere invece che preoccuparsi di fare politiche di compromesso, deve essere più che mai vissuta come coscienza di un Amore gratuito e proposta, fino a farla diventare forma di vita, fino alla missione”. Sbaglia, infatti, il credente che si illude di poter sopravvivere in questo mondo apostata “cercando un minimo comune denominatore che ammette solo una fede falsa, apostata”. Si tratta quindi di fare memoria della storia di Cristo e della Chiesa in noi. “Non sappiamo se vinceremo questa o quella battaglia, ma la combatteremo per maturare", per sconfiggere il mondo che è in noi, per diventare santi. Sapendo che "la guerra del male contro Dio è già stata vinta dal mistero della morte e resurrezione di Nostro Signore Cristo”.