• EDITORIALE

Londra sotto attacco, così vince l'islamismo

Gravissimo doppio attentato nel cuore della capitale inglese: un furgone piomba sulla folla a London Bridge e poi una battaglia va avanti fino a tarda notte; a poca distanza, al Borough Market, un uomo colpisce gli avventori di un pub con un grosso coltello. Ormai in Europa gli attacchi islamisti non si contano, e nella gente c'è ormai il terrore: ieri sera in piazza a Torino è bastato lo scoppio di un petardo per provocare panico e il fuggi fuggi: 600 feriti, alcuni molto gravi.

Gente fugge dal luogo dell attacco a London Bridge

(Aggiornato alle 11.00) Un furgone che si lancia sui passanti a London Bridge, accoltellamenti e spari al Borough Market. A Londra è stata un’altra notte di terrore, appena dieci giorni dopo la strage jihadista a Manchester e a cinque giorni dalle elezioni che si terranno giovedì 8 giugno. Al momento il bilancio è di sette morti e decine di feriti.


Tutto è cominciato alle 22.30 ora locale (le 23.30 in Italia): un furgone su London Bridge ha ripetuto la stessa scena già verificatasi il 22 marzo scorso su Westminster Bridge, con la differenza che ne sarebbero scesi tre uomini che hanno colpito i passanti con i coltelli dirigendosi verso l vicino Borough Market: le testimonianze sono terribili, i tre - che indossavano false cinture esplosive - hanno colpito a coltellate chinque capitasse a tiro prima di essere uccisi dalla polizia. 

Ancora una volta dunque siamo di fronte a un gravissimo attacco terroristico. Non si può più parlare di “lupi solitari”, qui è l’organizzazione efficace di un gruppo, quasi sicuramente una cellula islamista che i servizi di intelligence non sono riusciti ad intercettare.

La facilità con cui ormai gli islamisti colpiscono in Europa, non solo in Inghilterra, dovrebbe indurre a qualche riflessione: anzitutto i potenziali terroristi segnalati dalla polizia come “pericolosi”, non possono essere lasciati liberi di circolare – e di agire al momento opportuno -, anche quando si tratta di cittadini europei. Del resto in questi decenni sono state lasciate crescere nelle città europee intere zone franche, dove a comandare e ad esercitare il controllo sulla popolazione sono islamici radicali. Si continua a chiudere gli occhi su questa inquietante realtà, ma prima o poi il conto da pagare arriva. 

Come sempre ora arriveranno, oltre alle tante parole di sdegno e condanna, altrettante dichiarazioni roboanti del tipo “Non cederemo”, “Difenderemo i nostri valori”, “Non ci cambierete lo stile di vita”. 

Sciocchezze: il cedimento è già in atto da anni, e il primo esempio è proprio quello citato prima, l’aver tollerato la crescita di situazioni fuori controllo, di atti di violenza e soprusi, nel nome del multiculturalismo. In alcuni paesi è stata ammessa anche la sharìa come metodo di soluzione delle controversie interne ai membri della comunità islamica e diversi tribunali derogano al diritto dei singoli paesi europei in nome del rispetto delle culture.

Quanto all’Inghilterra poi c’è da aggiungere che la resa culturale si dimostra anche nella lotta al terrorismo. Ai tempi del terrorismo nordirlandese, governo e polizia non andavano certo per il sottile nella caccia al repubblicano irlandese. Non solo la polizia inglese ha allora vergognosamente falsificato le prove in alcuni casi famosi pur di arrestare qualcuno, ma tutta la numerosa popolazione di origine irlandese residente in Inghilterra era sospetta e passibile di detenzione cautelare solo in quanto irlandese. Ciò non vuol dire che si debbano ora ripetere azioni illegali e discutibili contro la comunità islamica, ma dimostra che se si vuole davvero combattere un nemico giudicato molto pericoloso, le possibilità ci sono. Ma oggi sembra che l’unica minaccia che viene presa sul serio dai governi occidentali sia quella dei cambiamenti climatici, un tema su cui si buttano inutilmente ingenti risorse, che sarebbero meglio spese in misure per prevenire il terrorismo islamista. 

Quanto poi agli stili di vita, diciamo la verità: sono già cambiati e stanno cambiando. Ormai ci si trova a dover convivere con questi attacchi terroristici e anche l’Italia non può pensare di restarne immune. La gente non ha ancora rinunciato a partecipare alle grandi adunate di massa, ma le vive con paura. Basti pensare ai due casi di questi giorni: il rinvio in Germania del grande concerto Rock Am Ring per una non meglio specificata “minaccia terroristica”, con l’evacuazione di migliaia di giovani. Ormai basta poco, una minaccia generica, per far scattare tutte le procedure di sicurezza e relativa fuga della gente. 

Molto peggio e drammatico quanto successo ieri sera in piazza a Torino, con decine di migliaia di persone a guardare la finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus. Forse è stata l'esplosione di un petardo a innecsare il tutto: fatto sta che la paura di un attentato ha provocato un pericolosissimo fuggi fuggi generale, con un bilancio di 1.400 feriti, una decina dei quali in condizioni gravi.

È il segno che il terrorismo islamista sta ottenendo esattamente quel che vuole - far vivere nella paura per poi piegare la società alla propria volontà - e non saranno certo due parole sdegnate di circostanza a cambiare il corso della storia. È ora di cominciare a guardare la realtà in faccia: rendersi conto che è il terrorismo islamista e più in generale il radicalismo islamico a costituire la vera minaccia globale, non i cambiamenti climatici; smetterla di recitare la storiella dell’islam “religione di pace” tanto per essere politicamente corretti; esercitare un controllo vero sull’immigrazione e fermare in modo deciso quella illegale, che arricchisce anche gruppi terroristici.

E questo solo per cominciare.