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MONDO ALLA ROVESCIA

L'Ue assolve gli Ogm, lo Stato continua a vietarli

L'avvocato della Corte di Giustizia Ue afferma che coltivare Ogm è legale e che il divieto di coltivarli e la conseguente distruzione di un campo di mais transgenico sono un torto fatto all’imprenditore agricolo friulano Giorgio Fidenato. La Coldiretti (che dovrebbe difendere gli agricoltori) però non ci sta. Gli Ogm a suo avviso "sono pericolosi". Un pericolo sì: ma per chi sostiene l'ideologia di un'agricoltura "sostenibile" e della "sovranità alimentare".

Editoriali 12_04_2017
Mais

L'avvocato generale della Corte di Giustizia Ue afferma che coltivare Ogm è legale e che il divieto di coltivarli e la conseguente distruzione di un campo di mais transgenico sono un torto fatto all’imprenditore agricolo friulano Giorgio Fidenato. E la Coldiretti protesta contro la libertà di coltivare, dunque contro un imprenditore agricolo.

L’avvocato generale Michal Bobek si è espresso chiaramente: “Gli Stati membri possono adottare misure d’emergenza relative ad alimenti e mangimi geneticamente modificati solo se sono in grado di dimostrare, oltre all’urgenza, l’esistenza di un rischio manifesto e grave per la salute e per l’ambiente”. L’avvocato generale Bobek, nel caso italiano di Giorgio Fidenato non ha riscontrato né urgenza, né un rischio per la salute e l’ambiente. Anche perché nel 1998 (quasi vent’anni fa) la Commissione Europea aveva autorizzato la commercializzazione del mais Ogm Mon810, rilevando come non vi fossero effetti negativi per la salute e per l’ambiente. Nel 2013 era stato il governo italiano a chiedere il divieto, portando a proprio favore gli studi di istituti di ricerca italiani, ma la Commissione aveva respinto al mittente la proposta non rilevando, ancora, alcun pericolo, sulla base di un esame effettuato dall’Efsa (l’Autorità per il cibo e per la sicurezza).

Nonostante tutto, sul territorio italiano, il governo vietava la coltivazione di Ogm, con apposito decreto inter-ministeriale dell’esecutivo Letta. Ignorando il parere dei ricercatori dell’Efsa e delle autorità europee, Guardia Forestale e Polizia, su ordine del governo italiano, distruggevano il campo Ogm di Fidenato nel luglio del 2014. Insomma, dopo il sequestro dell’azienda, poi sbloccato (ma non senza aver lasciato gravi danni economici) e le incursioni di fondamentalisti verdi, sono state le stesse forze dell’ordine a completare l’opera.

E adesso che l'avvocato della Corte di Giustizia Europea dà ancora ragione al coltivatore di Ogm? Nessuno ammette l’errore. Anzi. Si levano ancora una volta i soliti venti di guerra. Per la Coldiretti il pronunciamento dell’avvocato generale Bobek è superato dalle norme emesse successivamente, riferendosi a una direttiva in particolare, nel 2015, che ha permesso a 19 paesi (fra cui l’Italia) di vietare il mais Mon810. Ma, argomento l’avvocato europeo, la direttiva è del 2015, il campo di Fidenato è stato distrutto un anno prima. E non è neppure possibile parlare di “principio di precauzione”, poiché il Mon810 è stato, appunto, già autorizzato dalla Commissione.

E’ un mondo alla rovescia quello rappresentato nell’ultimo braccio di ferro fra Giorgio Fidenato e il governo italiano. Da una parte c’è chi invoca la libertà di coltivare anche Ogm e l’Ue (con tutto che è un moloch burocratico) gli dà ragione. Dall’altra c’è un governo nazionale, il nostro, che si impunta sul suo divieto e prosegue con la caccia alla streghe, schierandosi contro un pezzo del suo settore agricolo, potenzialmente molto promettente. Per di più senza aver per le mani le prove scientifiche che quella coltivazione faccia male all’uomo e all’ambiente. Di solito un governo fa lobbying, anche pressante, insistente e feroce, per difendere un proprio settore produttivo. In questo caso lo fa per aggredirlo. (Un motivo in più per pensare che la frase, più volte ripetuta dai nostri ministri “ce lo chiede l’Europa” sia solo un alibi: se c’è da ignorare l’Europa, il nostro governo lo sa fare benissimo). E da chi ha l’appoggio il governo? Da chi dovrebbe difendere gli interessi degli agricoltori, ma non di Giorgio Fidenato: la Coldiretti. Che anche all’indomani del pronunciamento, per bocca del suo presidente Roberto Moncalvo: “Per l’Italia gli Ogm non solo pongono seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e nemico del Made in Italy”. Considerando che sul primo punto (la sicurezza) si è già detto che le prove non ci sono, c’è da pensare che la Coldiretti tema soprattutto la cosiddetta “omologazione” delle multinazionali, “nemica del Made in Italy”. E qui interviene l’ideologia.

Perché chi, meglio degli agricoltori, avrebbe il diritto o la capacità di scegliere il proprio modello di sviluppo nei propri campi? Queste affermazioni rivelano una gran voglia di protezionismo (a favore di molti agricoltori, ma non di tutti), ma soprattutto un ideale utopistico dello sviluppo agricolo. Un ideale espresso nero su bianco dalla Carta di Milano, manifesto dell’Expo 2015: lo sviluppo deve essere “sostenibile”, si deve preservare la “biodiversità”, anche attraverso la tutela della “sovranità alimentare”. Parole d’ordine che partono da discutibili premesse sull’impatto negativo che l’opera umana avrebbe sulla natura e che, nella realtà, costituiscono un limite al vero obiettivo dell’agricoltura: sfamare l’uomo.