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Lui, lei e lui: è il triangolo arcobaleno

Se ne vedono di tutti i colori, proprio come i colori dell’arcobaleno simbolo dell’attivismo gay. Ci mancava, nella liquidità sessuale in cui tutti siamo ammollo, la coppia omosessuale maschile che si “fidanza” con una donna bisessuale. La storia(ccia) è questa. I newyorkesi Chris e Matt, rispettivamente 38 e 28 anni, fanno coppia fissa da un po’ di tempo, ma forse manca a loro qualcosa….  O qualcuna. E così conoscono su un’app di incontri Cait, anche lei 28enne e bisessuale. Si incontrano e, usando un’espressione prelevata di peso dalla gastronomia, si piacciono. Si piacciono così tanto che Cait va a vivere con loro e divide con la coppia tutto, pure il letto.

E’ per tutti, seppur in modo diverso, una prima volta. Per la donna perché, così lei racconta, non aveva mai avuto rapporti sessuali plurimi e contemporanei, soprattutto con due omosessuali. Per Chris idem, sebbene fosse bisessuale da tempo. Invece per Matt è stata davvero la prima volta con una donna, anche se ci tiene a rassicurare il pubblico dei social che lui non è diventato “bisessuale”, ma semplicemente “omoflessibile”. Una specie di barbapapà del sesso, insomma.

Certo all’inizio non sé stato facile trovare l’equilibrio tra questi tre squilibrati dediti alle orge: invidie e gelosie già ci sono in una coppia etero, figuriamoci in un triangolo poliamoroso come questo dove le identità sessuali sono nitide come gli alberi in un campo della bassa quando c’è nebbia fitta. Ma poi il tutto si è risolto, a parte la posizione logistica di Cait nel lettone: al centro oppure su un lato? Tutto adesso marcia a gonfie vele in direzione dell’annebbiamento della ragione tanto che Cait ha dichiarato: “Adesso quando incontriamo qualcuno spesso dico ‘ciao sono Cait e questi sono i miei due fidanzati’”. I due “fidanzati” poi si sono “sposati” e il loro “matrimonio” è stato celebrato proprio da Cait. Un modo, hanno reso noto Chris e Matt, di rendere partecipe il più possibile Cait della loro unione.

La coppia comunque si dovrebbe aggiornare e prendere esempio dai colombiani Victor Hugo Prada, John Alejandro Rodriguez e Manuel Jose Bermudez che invece si sono inventati il “matrimonio” a tre. Utilizzando lo strumento giuridico della “trieja” che permette di regolare i rapporti patrimoniali tra tre persone, la terna omosessuale di cui sopra ha stretto un accordo in cui i diritti e doveri di carattere patrimoniale del matrimonio tra un uomo e una donna dovranno essere i medesimi per loro tre. Una sorta di poliandria omosessuale. In aggiunta hanno fatto sapere che in futuro la loro “troppia” (coppia + 1) potrà diventare anche una quaterna, una cinquina, etc. se altre persone, sia maschi che femmine, vorranno aggiungersi a questa tombola dell’ “amore”.

Giulio Golia, inviato delle Iene, è andato ad intervistarli ed ci ha regalato un commento perfetto per inquadrare la deriva pseudomatrimoniale in atto: «In Colombia quello che serve per creare una famiglia è la libera e responsabile volontà di formarla». Il matrimonio non è più una realtà di diritto naturale con caratteristiche proprie che devono essere riconosciute dalle persone, ma libera espressione creativa della volontà del singolo. Le conseguenze possono essere delle più disparate e grottesche. Ad esempio se il matrimonio può essere composto da tre o più persone di sesso differente perché basta volerlo, allora io posso essere Napoleone, basta che lo desideri. Il volontarismo è proprio questo: la volontà che precede l’essere, il reale e lo crea a proprio piacere.

Ma torniamo al terzetto newyorkese il quale sta meditando di avere un figlio. Lecito domandarsi: per il tramite di Cris? Avuto con il seme di Matt o di Chris? Oppure per evitare invidie si prenderà a nolo una seconda donna e lo sperma di un terzo uomo? Significativo cosa ha detto Matt a riguardo: "Per quanto riguarda i bambini, penso che ogni bambino sarebbe fortunato ad avere tre genitori, ma per ora abbiamo due cani e basta". Se, come recita un slogan dell’ideologia LGBT, l’importante è l’amore, è certo che più amore c’è – anche in senso quantitativo – meglio è. Dunque l’amore parentale, secondo la prospettiva genderista, non solo è indifferente alla diversità sessuale, ma anche alla sua binarietà.  Che poi i bambini per le coppie omosessuali – e non solo loro - siano spesso considerati graziose figure di compagnia lo dimostra l’equivalenza tra bambini e cani indicata da Matt.

E a proposito di cani c’è già chi, ormai da tempo, spinge anche verso l’amore bestiale e il “matrimonio” interspecie (vedasi disegno di legge proposto in tal senso dal Movimento 5 stelle). Se “love is love”, non importa se questo abbia o non abbia la coda.