• EDITORIALE

Macché muri e ponti, il nodo dell'immigrazione sta nel modo

immigrati arroganti

Pensiamoci bene: la grande polvere sollevata dall'ideologia vuole che lo scontro oggi sia tra quanti hanno paura e quanti hanno coraggio; tra chi vuole i muri e chi innalza ponti; tra i razzisti e coloro che invece sono aperti al prossimo; tra i retrogradi e le ONG (miliardarie) attente alle vite umane da salvare in mare...

Ma è una narrazione manichea e ridicola. Esisteranno, certamente, i razzisti e gli ottusi, ma gli italiani sono sempre stati un popolo aperto; da sempre siamo il più grande "porto di mare" d'Europa e forse del mondo: siamo stati prima il cuore del multietnico Impero romano e poi il giardino della Chiesa cattolica, cioè della Chiesa universale, quell'istituzione in cui ricchi e poveri, italiani e stranieri, potevano diventare vescovi, cardinali e papi. Roma è stata per due millenni il cuore di un mondo, quello cattolico, che abbraccia tutti i continenti, e gli italiani hanno sempre visto girare per le loro città seminaristi e preti di tutti i paesi e di tutti i colori, ed hanno inviato nel mondo missionari per ogni dove. 

Per stare all'Africa, come dimenticare due civilizzatori come il cappuccino Guglielmo Massaja e san Daniele Comboni? Ancora oggi esiste una Alleanza degli Ospedali italiani nel mondo che mette insieme alcuni degli innumerevoli ospedali fondati da italiani nei paesi del Terzo mondo, mentre la Chiesa cattolica, spesso in scontro con le ONG, provvede da sola al 40% dei trattamenti per Aids in Africa, continente nel quale gestisce, molto spesso anche grazie ai volontari che partono numerosi dal Belpaese, 1.137 ospedali, 5.375 dispensari, 184 lebbrosari, 184 case per anziani, ammalati cronici, handicappati, 1.285 orfanotrofi, di cui 800 circa per orfani malati di Aids, 2.037 giardini per l’infanzia, 1.673 consultori matrimoniali, 2.882 centri di educazione sanitaria, 1.364 altre istituzioni di assistenza per i poveri.

Nella mia esperienza, sia nel mondo laico che in quello religioso, lo straniero è sempre stato guardato, sinbo a poco fa, con sommo rispetto, quasi fosse iscritto nella nostra carne un celebre passo biblico del Levitico: "Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto". Come non aiutare chi non parla la tua lingua, e si trova in difficoltà per molti, evidenti motivi?

Ma cosa sta succedendo, oggi? Perché quegli stessi italiani, sempre così aperti, cominciano ad essere esasperati, e a pronunciare frasi (per ora quasi solo quelle) che sarebbero state impensabili, poco tempo orsono?

Sta succedendo che l'immigrazione è diventata "selvaggia": non solo nel numero, ma soprattutto nel modo. E il modo ci offende. Soprattutto perché sono altri italiani, in nome di una malintesa accoglienza, che non di rado copre l'ideologia o gli affari (ricordate Mafia capitale e la celebre frase: "Gli immigrati rendono più della droga"?), a rendere l'immigrazione sempre più odiosa. Quegli italiani che fingono di non vedere che certi fenomeni vanno regolati e controllati; quegli italiani che nascondono la vera indole dell'islam; quegli italiani che invitano le donne stuprate da stranieri a tacere, per "non alimentare il razzismo", o che, con un razzismo al contrario, generano negli immigrati la consapevolezza che tanto, in Italia, si può fare quello che si vuole... se si ha la pelle di un altro colore...

Sì, alla fine anche gli accoglientissimi italiani si stufano, e i primi con cui devono davvero arrabbiarsi non sono coloro che arrivano, ma coloro che utilizzano l'immigrazione, da dentro la città, come un cavallo di Troia.

Ecco allora che il passo biblico del Levitico, prima citato, viene sostituito da altri passi biblici, quelli in cui il popolo di Israele è invitato a non lasciarsi dominare o adulterare da altri popoli e da altre religioni. Ne citerò soltanto due, molto significativi. Il primo dal Deuteronomio. Parlando dei popoli vicini, Dio dice: "Non t’imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché distoglierebbero da me i tuoi figli che servirebbero dèi stranieri e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi".

Il secondo dall'Esodo: "Il Signore disse a Mosè e ad Aaronne: “Questa è la norma della Pasqua: Nessuno straniero ne mangi, ma ogni schiavo che avrai comprato potrà mangiarne, dopo essere stato circonciso. Lo straniero di passaggio e il mercenario non potranno mangiarne. [...] Tutta la comunità d’Israele celebri la Pasqua. Quando uno straniero soggiornerà con te e vorrà fare la Pasqua in onore del Signore, siano prima circoncisi tutti i maschi della sua famiglia. Poi venga pure a fare la Pasqua, e sia come un nativo del paese; ma nessun incirconciso ne mangi. Vi sia un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero che soggiorna in mezzo a voi".