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Mariam Thresia sarà Santa. Venerata anche dagli indù

Il Vaticano ha avviato la canonizzazione, prevista per il prossimo 13 ottobre, della beata Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia, nel Kerala meridionale. Le sue opere di carità e le grazie hanno toccato anche il cuore di molti indù, che ora pregano sulla sua tomba. 

Pellegrini alla tomba di Mariam Thresia

Il Vaticano ha avviato la canonizzazione, prevista per il prossimo 13 ottobre, della beata Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia (Csf) nel Kerala meridionale.

Anche gli indù stanno aspettando con gioia la canonizzazione della suora che venne beatificata nel 2000, in seguito alla conferma di un secondo miracolo attribuito a lei, morta nel 1926. Centinaia di indù erano fra i più di 30mila devoti in pellegrinaggio alla sua tomba a Kuzhikkattussery, a una trentina di chilometri a Sud di Thrissur, l’8 giugno, per celebrare la festa della suora, chiamata familiarmente “Madre Mariam Thresia”. “Madre non è una cristiana qualunque, per noi. E’ un’icona di amore e di carità. Tutti noi la rispettiamo”, dice l’avvocato P. K. Mohanan, rappresentante eletto del villaggio di Kuzhikkattussery nel consiglio dei villaggi. “Ho pregato anch’io sulla sua tomba, oggi”, ha detto Mohanan, un indù di nascita e politicamente comunista. “E’ una tradizione per molti indù venir qui a pregare sulla sua tomba”. “Con le sue opere, senza distinzioni di casta o credo, la Madre serviva tutti. Siamo orgogliosi di lei, grazie alla sua canonizzazione, il mondo intero conoscerà il nostro villaggio”, ha sottolineato Mohanan.

“Che le benedizioni di Madre Mariam Thresia, angelo di misericordia e carità, piovano su tutti voi, alla vigilia della beatificazione”, ha detto il vescovo Pauly Kannookadan (della diocesi di Irinjalakuda, nella quale è incluso Kuzhikkattussary) durante la sua omelia nella Messa solenne. “Madre andava a soccorrere i bisognosi. Aveva il coraggio di curare le vittime dello spaventoso vaiolo fino a interrompere l’isolamento di coloro che erano annientati dalla malattia, riportandoli a nuova vita. In un tempo in cui una donna non poteva neppure uscire di casa, Madre combatteva per la liberazione delle donne, contro la superstizione e apriva scuole per l’educazione delle ragazze, accettando la sfida”, dice il vescovo Kannookadan.

Nata terza di cinque figli di Thanda e Thoma della famiglia Chiramel Mankidiyan, a Putchenchira, a due chilometri da Kuzhikkattussary, il 26 aprile 1876, Thresia fu profondamente devota e praticante. Thresia resistette al patto stretto dai suoi genitori per farla sposare all’età di 10 anni, come da tradizione. Al contrario, condusse una vita di preghiera e di austerità, arrivando a dormire su un giaciglio a terra invece che nel letto, nonostante appartenesse a una famiglia benestante. “Non posso dormire serenamente in un letto, quando Gesù è appeso a una croce con tre chiodi”, si sente dire da Thresia a sua madre in un documentario sulla vera storia della sua vita, Blessed Mariam Thresia - the Patroness of Families prodotto dalla sua Congregazione. Il documentario ritrae il suo impegno affinché la pastorale familiare condividesse l’amore compassionevole di Cristo e la cura dei poveri, degli ammalati e dei moribondi, ricostruendo alcune delle sue più memorabili azioni, così come sono state raccontate dal suo direttore spirituale e cofondatore della Csf, don Joseph Vithayathil, Venerabile dal 2015. Il documentario narra che il nome “Mariam” è stato aggiunto al suo, “Thresia”, dopo un’apparizione della Vergine Maria, l’8 dicembre 1904. Sotto la guida spirituale di don Vithayathil, Thresia ha ricevuto le stigmate nel 1909. Temendo che le sue crisi fossero di natura demoniaca, il vescovo John Menachery di Thrissur, ordinò anche esorcismi su di lei. Nel 1913, su ordine del vescovo, Thresia si trasferì nella “casa della solitudine” con tre amici nel suo villaggio natio di Putchenchira. Un anno dopo, Thresia ottenne il permesso canonico di inaugurare la Congregazione, dedicata alla Sacra Famiglia. Morì l’8 giugno 1926.

“Madre aveva poteri miracolosi e guarì molti, compreso il re (indù)”, ci spiega suor Udaya Punneliparambil, madre superiora generale della Congregazione, che ora conta 1970 membri. Dopo aver ricevuto una donazione di otto acri di terra da una famiglia cattolica, per erigervi un convento, nel 1918, Thresia intraprese un viaggio avventuroso fino a Kochi, distante una cinquantina di chilometri, per incontrarsi con il re indù Rama Varma, cercando aiuto per completare la costruzione del convento. Quando i cortigiani le impedirono di incontrare il re, affetto da un grave ascesso, la suora preparò una pomata con alcune erbe e chiese ai suoi uomini di applicargliela. Il re guarì presto e mandò a chiamare la suora, assicurandole l’invio di legno di prima qualità da foreste lontane più di 100 chilometri.

Un secolo dopo, Latha Lipin, una donna indù, è stata testimone dei miracoli di beata Mariam Thresia. “Stavo venendo qui regolarmente fin dal 2001 per pregare la Madre che si prendeva cura dei miei problemi”, dice Lipin, col volto raggiante. Un anno dopo il matrimonio, nel 2011, Lipin pregò intensamente, perché non aveva figli. “Presto rimasi incinta. Più tardi i dottori mi hanno detto che c’erano delle complicazioni e che avrei dovuto sottopormi a un intervento. Io sono venuta e ho pregato alla tomba e ho avuto un parto normale”, racconta Lipin, orgogliosamente, con il figlio e il marito accanto a lei, in questo giorno di festa. “Sto diffondendo la mia testimonianza a molte coppie indù senza figli. Vengono qui a pregare e ricevono la grazia di avere dei figli”, dice Lipin.

Cicily Choondal stava letteralmente soffocando nelle lacrime, mentre ci raccontava della guarigione miracolosa del suo nipote Christopher, un miracolo riconosciuto dal Vaticano per approvare la canonizzazione. “Appena nato (il 7 aprile 2009) è stato ricoverato in terapia intensiva, con respirazione artificiale e i medici ci hanno detto che il mio nipotino non sarebbe sopravvissuto. Mi venne chiesto di preparare la casa per il funerale. Tornai a casa in lacrime e presi la reliquia di Mariam Thresia. Dissi al personale dell’ospedale di toccare con questa il bambino”, ricorda Choondal. “Poco dopo, il medico indù uscì e mi disse che non appena il bambino era stato toccato con il ‘sacro oggetto’, le sue condizioni erano migliorate all’improvviso. Ora Christopher è sano come gli altri bambini e va regolarmente a scuola”, dice la nonna, che per anni ha pregato la novena di Mariam Thresia, tutti i giorni, dopo il rosario della sera in famiglia.

“Questo è un anno santo per noi”, esclama don Sebastian Panjikaran, vicario della chiesa di Putchenchira Forane, dove nacque Thresia, dopo aver concelebrato la Messa solenne con il vescovo e un’altra dozzina di sacerdoti. E aggiunge: “A imitazione delle opere della Madre, abbiamo già condotto esercizi spirituali (con 500 famiglie), allestito un ospedale da campo per i malati e i parrocchiani stanno costruendo alloggi per i poveri, in vista della canonizzazione”.