• IL DOCUFILM "THE RED PILL"

Maschi con diritti, senza virilità: un diktat femminista

Il docufilm The Red pill scandaglia i diritti degli uomini, ma ha un difetto: quegli uomini si lamentano in continuazione. Sono privi di coraggio e non vogliono sacrificarsi. Ecco l'altra faccia del femminismo: il men’s right movement vuole che gli uomini rinuncino alla virilità. Vogliono fuggire dalla battaglia. Sono disertori.

Sapendo che mi sono occupato della virilità, diversi amici mi hanno sollecitato a guardare il documentario The red pill.

La storia di questo film è interessante. La regista (l’ex baby-attrice Cassie Jaye) si identificava come «femminista» e ha girato documentari a sostegno di temi liberal come «l’educazione sessuale per le donne» (ovviamente per ridurre le gravidanze indesiderate) e «il diritto al matrimonio gay».

Avendo deciso di affrontare il tema della violenza sulle donne, ha iniziato a esplorare il mondo della misoginia on-line (che le femministe identificano con i siti a sostegno degli uomini). Incontrando i men’s rights activists (MRA) e ascoltando i loro argomenti, ha deciso di dedicare il film alla difesa degli uomini. A quel punto, ovviamente, i fondi che le associazioni femministe avevano promesso sono stati ritirati e l’autrice ha potuto terminare il suo lavoro con una sottoscrizione in internet.

Il titolo del film si rifà a una scena del lungometraggio Matrix nella quale il protagonista viene messo di fronte a una scelta: «[…] tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri, sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado, purtroppo, di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos'è. È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più».

E in cosa consiste la «pillola rossa» che Cassie Jaye ha deciso di ingoiare? Innanzitutto in cifre, secondo le quali gli uomini sono la quasi totalità dei morti sul lavoro e dei morti in guerra; la stragrande maggioranza dei suicidi, delle vittime di omicidio; la maggioranza delle vittime di violenza domestica. Per non parlare dell’attenzione pubblica alla salute maschile o alla diversità di trattamento che uomini e donne sperimentano in tribunale in occasione di separazioni, divorzi e affidi. Ecco i dati italiani, raccolti da A voice for men Italia.

Bene, ho guardato il documentario. L’ho guardato con attenzione, più volte. Ma qualcosa non mi convinceva. Certo, è molto ben fatto; la regista è molto abile ad aiutare lo spettatore a cambiare prospettiva e a provare empatia con gli uomini e le loro fatiche. Riconoscevo che molti dei contenuti erano ragionevoli e i dati inoppugnabili. Però…

Però – che cavolo! - quegli uomini si stavano lamentando! È sbagliato, gli uomini non si lamentano. Credono, obbediscono e combattono. Se necessario muoiono. Ma non si lamentano. «[…] quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6, 16-18). Non solo non si lamentano: non parlano proprio. Non risulta che san Giuseppe abbia mai proferito verbo. I cavalieri templari erano chiamati «i cavalieri del silenzio» per le tante volte che la loro regola li obbligava a tenere la bocca chiusa. Laconico significa taciturno; e chi erano i laconici? Gli spartani, guerrieri virili e poco loquaci. «Usi obbedir tacendo e tacendo morir» era il motto dei Regi Carabinieri. L’uomo soffre, si sacrifica e muore in silenzio, non frignando. Si chiama eroismo. È educato così (dai pari) fin dalle elementari: non si va a lamentarsi dalla maestra, non si corre dalla mamma. Lamentarsi è una vergogna, è un tradimento. Invece gli uomini del video, tremando, implorano: «Anche gli uomini sono esseri umani!» Certo che lo sono, ma non gli importa che gli altri attribuiscano loro questo status. Sanno di esserlo, e tanto basta.

Ad un certo punto, uno dei leader degli MRA ricorda, in occasione di un incidente aereo: «Salvarono prima le donne e i bambini. È ancora così… Quando andai in crociera c’era ancora il “Prima le donne nelle scialuppe di salvataggio”. Non è che, perché sei un uomo, dovresti essere capace di nuotare per mezzo oceano. Ma siccome sei un uomo… sei sacrificabile». Ma come? Sacrificare la propria vita a favore di donne e bambini è un onore che spetta soltanto ai migliori, non un’ingiustizia. «Siccome sei un uomo... sei sacrificabile»? Certo! Ogni uomo sogna, fin da bambino, di sacrificare la propria vita per salvare qualcuno. Cosa c’è di più alto, nobile e bello?  Perché sacrificare la propria vita significa renderla sacra! Per quale motivo il buon Dio ci avrebbe fatto più alti, pesanti, veloci e forti delle donne, se non per combattere e morire perché gli altri possano vivere? Perché mai l’autostima dell’uomo è così legata alla forza? Non alla forza fisica, ovviamente: alla virtù della fortezza, cioè alla capacità di sopportare la perdita della reputazione, dell’incolumità e persino della vita pur di conseguire il bene. In silenzio, ovviamente.

Insomma… qual è il tema del documentario? Stiamo parlando dello stesso mondo maschile?

Così ho fatto qualche semplice ricerca e ho scoperto una cosa interessante.

Ho scoperto che le radici del men’s right movement affondano nel femminismo. Uno dei leader di questo movimento, Warren Farrell, negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso era un attivista femminista. Ha dunque cambiato idea? Niente affatto. Come allora era convinto che i ruoli di genere fossero una gabbia per le donne, ora è convinto che lo siano per gli uomini. Il men’s right movement vuole che gli uomini rinuncino alla virilità, come il femminismo ha chiesto alle donne di rinunciare alla loro femminilità. Si tratta di femminismo declinato al maschile. Questi uomini si lamentano, non vogliono sacrificare la loro vita, non vogliono soffrire in silenzio. Vogliono fuggire dalla battaglia. Sono disertori.