• STRUMENTALIZZAZIONI

Molestie alle attrici. La violenza sulle donne è un'altra cosa

La vicenda delle molestie alle aspiranti attrici nel mondo dello spettacolo ha preso una piega su cui occorre riflettere. Non per la vicenda in sé, che si compone di storie ed esperienze personali nelle quali non intendo entrare perché non le conosco così a fondo da potermi permettere un giudizio; bensì nell'effetto che queste rapide di alta montagna che paiono non avere mai una valle stanno portando alla concezione del rapporto fra uomini e donne.

Che il mondo dello spettacolo sia popolato, come quasi tutti gli ambienti di lavoro, di personaggi che usano la propria posizione per avere vantaggi è cosa nota; così come è noto, e su questo non si può tacere, che molte ragazze pur di coronare un sogno sono disposte a spingersi molto oltre. E che qualche volta, dopo la cocente delusione di un no, possono anche essere tentate di unirsi al coro per avere una qualche rivalsa.

Ma ciò che in questi giorni mi ha creato più di qualche perplessità è l'accanito uso di due parole: violenza e stupro. Ora, immagino che in alcuni casi possa esserci stata una condotta violenta da parte di qualcuno su cui la giutizia sarà chiamata eventualmente a pronunciarsi, ma da qui a dire che siamo di fronte a centinaia di casi di violenza e di stupro mi pare troppo. Un troppo che, come si dice a Roma, stroppia e lascia intravedere visuali ambigue. 

Mi occupo da ormai più di quindici anni di violenza sulle donne, immigrate e non, e ho difficoltà a fare qualche raffronto con quel che vedo e sento ormai praticamente ogni giorno. Non ho timore nel dire che esiste una differenza abissale fra quello che si può definire ricatto sessuale, che è di uno squallore unico per chi lo propone, e uno stupro; non è esattamente la stessa cosa ricevere una proposta inaccettabile dall'essere prese in una strada, al buio e violentate da una o più persone. O essere segregate in casa e obbligate a soddisfare il desiderio violento di un marito che quando non ti violenta ti massacra di botte. E che magari manco conosci perché è un lontano parente che ti ha imposto la tua famiglia a sedici anni.

Far passare il messaggio che tutti gli uomini siano dei potenziali stupratori è porsi nella condizione di mettere gli uomini contro le donne. Spaccare il tessuto sociale. A me, che di donne violate e umiliate nei modi più orribili ne ho viste più di una, corre l'obbligo di dire che non tutti gli uomini sono così e che il rischio di creare un baratro fra donne e uomini non ce lo possiamo permettere.

Ho profondo rispetto per le donne che hanno il coraggio di dire la verità e fra le prime in Italia ho detto che al primo schiaffo un uomo va lasciato e denunciato, ma occorre ristabilire la giusta dimensione delle cose. Perché mi pare che qualche perbenista salottiero, che una donna vittima di violenza o stuprata non l'ha mai vista nemmeno in televisione, inizia a sguazzarci. Giusto non farsi mettere i piedi in testa, ma da tutti però. Anche da chi quelle vicende in maniera sottile inizia a strumentalizzarle per dire che gli uomini sono tutti dei potenziali mostri.