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Muller e Scola: pastorale e dottrina vanno d'accordo

l cardinale Angelo Scola lo ha detto al Corriere della Sera. Il cardinale Gerard Muller lo ha chiarito alla Commissione teologica internazionale. Non si può separare dottrina da pastorale. «Ogni divisione tra la “teoria” e la “prassi” della fede sarebbe il riflesso di una sottile “eresia” cristologica di fondo».

Il cardinale Gherard Muller

Il cardinale Angelo Scola lo ha detto al Corriere della Sera. Il cardinale Gerard Muller lo ha chiarito alla Commissione teologica internazionale. Non si può separare dottrina da pastorale. «Ogni divisione tra la “teoria” e la “prassi” della fede sarebbe il riflesso di una sottile “eresia” cristologica di fondo», ha detto il Prefetto della della Dottrina della Fede, aprendo i lavori della sessione plenaria, lunedì 1 dicembre.

Stralci di questo intervento sono stati riportati sull'Osservatore romano e il passaggio che abbiamo riportato ha il sapore di un affondo ben preciso. Perché, dice ancora Muller, «non c’è la verità senza la vita, non c’è vita senza verità». Nel frattempo l'arcivescovo di Milano, parlando di comunione ai divorziati risposati, ha precisato che non riesce a «vedere le ragioni adeguate» di chi da una parte difende la «indissolubilità del matrimonio» e, dall'altra, «sembra negarla nei fatti. Quasi operando una separazione tra dottrina, pastorale e disciplina». 

La questione del rapporto tra vita e dottrina ha attraversato tutto il dibattito sinodale che, appunto, si è posto l'obiettivo di avvicinare la prassi ecclesiale, la pastorale, ai problemi concreti della gente in materia di matrimonio e famiglia. I temi più dibattuti sono stati quelli dell'accesso ai sacramenti per i divorziati risposati e dell'accoglienza per le persone omosessuali, ma più in generale c'è stato un clima, non solo mass mediatico, che ha tentato di aprire strade in terreni decisamente scoscesi. Basti ricordare quanto esprimeva la Relatio intermedia al n°11, a proposito dei “semi del Verbo” da «riconoscere» anche nelle famiglie ferite e nelle situazioni irregolari (convivenze, matrimoni civili e divorziati risposati). Un simile approccio non è esente da problemi, come quelli che il cardinale Scola nell'intervista concessa ad Aldo Cazzullo definisce «problemi educativi». «Come facciamo a dire a dei giovani che si sposano oggi, per i quali il “per sempre” è già molto difficile, che il matrimonio è indissolubile, se sanno che comunque ci sarà sempre una via d’uscita? È una questione poco sollevata, e la cosa mi stupisce molto».

Cose di vita che una certa “teologia in ginocchio” si preoccupa di affrontare con uno sguardo misericordiossissimo, ma con il rischio concreto di staccare la vita dalla verità, la prassi dalla dottrina. Ma, secondo Muller, tutta la teologia è fatta in ginocchio. Perché «la teologia inizia e, in un certo senso, nasce e si fa nella liturgia, nell’adorazione del mistero Dio e nella contemplazione del Verbo fattosi carne (…) Nell’autentica teologia non c’è stato mai un distacco o una contrapposizione tra l’intelligenza della fede e la pastorale o la prassi vissuta della fede». Operare divisioni comporta, secondo Muller, una «sottile eresia cristologica di fondo», perché «sarebbe l’omissione della dinamica incarnazionista di ogni sana teologia e di tutta la missione evangelizzatrice della Chiesa». Il tema dei cosiddetti principi non negoziabili (vita, famiglia, educazione), in un certo senso, rientra proprio in questo grande crocevia del rapporto tra verità e prassi, tra dottrina, pastorale e disciplina. Il cardinale Scola ha detto che «con l’espressione “non negoziabili” non si voleva dire che non siamo disposti a dialogare con tutti; ma ci sono appunto dei principi per noi irrinunciabili, come l’ossigeno per la vita». Nella vita civile, secondo Scola, stiamo proprio vivendo questa separazione tra “diritti, doveri e leggi”, così che «ogni inclinazione soggettiva pretende di essere addirittura un diritto fondamentale».

La presenza di principi non rinunciabili, secondo la nuova definizione proposta da Scola, tocca il vivere concreto delle persone e della società, una questione di bene comune che intreccia i temi affrontati dal Sinodo e quindi il nesso inscindibile tra  “teoria” e “prassi” della fede. «La sacra doctrina», ha detto Muller, «non è una pagina morta, ma in particolare nella speculazione dogmatica tocca sempre ciò che è decisivo per un cammino della Chiesa, che è il cammino della salvezza».