• INTERVISTA

Napier: «Africa, aborto è la nuova colonizzazione»

"Il maggiore ricorso all'aborto da parte delle donne africane è esempio di colonizzazione ideologica dell'Africa". Alla vigilia del viaggio apostolico di Papa Francesco in Mozambico e Madagascar, la Nuova BQ intervista il cardinale sudafricano Napier. "Sarei stupito se la legalizzazione dell'aborto non avesse effetti sull'aumento della violenza nella società". E sugli abusi del clero e l'omosessualità conferma le parole di Benedetto XVI: "La correlazione c'è e la promozione Lgbt ha prodotto il cedimento delle pratiche morali".

La scorsa settimana sono tornati d'attualità gli appunti di Benedetto XVI sul tema degli abusi sessuali nella Chiesa. Il papa emerito, con una breve nota pubblicata sulla rivista "Herder Korresponden", ha replicato alle critiche della storica Birgit Aschmann, facendo notare come, nella riflessione realizzata dalla docente tedesca sull'intervento di aprile scorso "non appaia la parola Dio", passaggio centrale della sua argomentazione. Gli appunti di Ratzinger hanno provocato un'intensa discussione all'interno della Chiesa, che continua da mesi. La Nuova Bussola Quotidiana ha avuto modo di raccogliere l'opinione del cardinale Wilfrid Fox Napier sulla questione. In quest'intervista, oltre che sulla denuncia ratzingeriana relativa al collasso morale partito nel '68, l'arcivescovo metropolita di Durban ci ha fornito il suo punto di vista su alcuni dei temi più rilevanti per la vita del continente africano. Punto di vista che proponiamo ai lettori nel giorno dell'inizio della Visita Apostolica di Francesco in Mozambico, Madagascar e Mauritius.

Eminenza, qual è il suo pensiero sugli appunti del papa emerito sullo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa?
Condivido appieno ciò che Benedetto XVI ha sostenuto in quel testo. Ero in Europa tra gli anni '60 e gli anni '70 ed ho visto coi miei occhi gli effetti devastanti che quella rivoluzione ha avuto sul vostro continente e che si sono diffusi nel resto del mondo molto velocemente. Credo anche che tutta la cultura della promozione dell'omosessualità, che è stata parte integrante di quella rivoluzione, abbia costituito un fattore determinante nel cedimento delle pratiche morali che c'è stato a partire da allora.

Quegli effetti devastanti di cui parla hanno toccato anche l'Africa?
In Africa non c'è stato un cedimento nella morale sessuale negli anni 60-70; è un fenomeno arrivato molto più tardi e in forme minori rispetto a quanto accaduto in Occidente. Da noi gli abusi avvengono per lo più nelle famiglie disfunzionali. Molte famiglie che non sono disfunzionali, poi, lo diventano a causa delle migrazioni, con padri che possono stare a casa solo una o due volte all'anno. Il risultato è che i giovani non hanno un modello non essendo abituati ad una regolare e consistente presenza del padre. Nel caso specifico, in Africa non abbiamo ancora una grossa manifestazione di abusi nella Chiesa come - ad esempio - in America. I casi di violenza commessi da preti e seminaristi vedono molto spesso come vittime giovani donne, anche religiose. Negli Stati Uniti, invece, dove il fenomeno è più consistente, le vittime sono soprattutto ragazzi in età puberale.

Questo è quanto emergeva dai risultati del famoso John Jay Report del 2004 in cui si documentava come la maggior parte dei casi di abusi commessi da sacerdoti riguardasse adolescenti di sesso maschile. Lei, quindi, crede ci sia un legame tra omosessualità e scandalo abusi nella Chiesa?
Non lo direi perché non ho l'evidenza per affermarlo con certezza, ma diciamo che sarei sorpreso se gli abusi, specialmente quelli negli istituti che vedono vittime soprattutto in età puberale, non fossero legati all'omosessualità. Lo dice il numero di casi che abbiamo a disposizione. Con questo non voglio dire che tutti i membri del clero che abusano di minori sono omosessuali, ma sarei sorpreso se l'omosessualità non giocasse un ruolo in questo problema.

Tornando all'Africa, cosa intende quando sostiene che il suo continente sta subendo una "colonizzazione ideologica" per opera dell'Occidente?
Credo che il Cristianesimo sia parte integrante della storia della civilizzazione dell'Africa. La cultura della maggior parte dei Paesi africani è il risultato dell'influenza della Chiesa, avendo adottato in larga parte la statura morale e i comportamenti etici che sono stati portati qui dai missionari cristiani. La nuova colonizzazione ideologica che è in atto prova a rimuovere quest'influenza sulla cultura africana, intervenendo sulle menti e sui cuori delle persone.

In che modo si manifesta questa "nuova colonizzazione ideologica"?
Uno degli esempi di questa nuova colonizzazione ideologica è la promozione della contraccezione che viene presentata come un modo per liberare le donne dall'avere troppi figli. Ma le donne africane non devono essere liberate in questo modo! È una forma di colonizzazione dire loro che devono avere pochi figli o altrimenti non saranno libere. Le pratiche contraccettive, poi, costano al sistema sanitario più di quanto possa costare mettere al mondo i figli. Lo stesso processo avviene con la promozione dell'aborto; c'è in atto un tentativo di indottrinare la gente contro la vita, di convincerla che la gravidanza è un'invasione del corpo della donna. La conseguenza di ciò è un maggiore ricorso all'aborto da parte delle donne africane e questo è un altro esempio di colonizzazione ideologica dell'Africa.

Cosa si sente di rispondere a chi sostiene che il controllo delle nascite è la soluzione migliore contro la povertà?
Vi invito a cercare su internet l'attività portata avanti dall'associazione "Culture of life Africa", nata in difesa della vita e per denunciare la campagna milionaria in atto diretta a promuovere la riduzione della fertilità nelle popolazioni più povere. Quest'organizzazione documenta tutta la storia dell'industria dell'aborto che dall'Europa e dall'America si cerca di diffondere in Africa. Di fronte alle nuove nascite nel nostro continente si parla di "troppi bambini" e non più di "dono di Dio". Operazioni come questa sono l'esempio perfetto di cosa intendo per nuova colonizzazione ideologica dell'Africa: si cerca di far passare l'idea che la gravidanza sia soltanto un desiderio da affidare alle leggi del governo, del Parlamento, e si presenta la contraccezione come un modo per rendere libere le donne.

Una delle sfide maggiori che si trova ad affrontare il vostro continente nell'età contemporanea è rappresentata dalla gigantesca mole di flussi migratori all'interno e al di fuori dell'Africa. Qual è la strada da intraprendere per provare a vincerla?
Penso ci siano due approcci con cui affrontare la questione dell'emigrazione. In primo luogo, bisogna tenere in considerazione i differenti tipi di migrazione che hanno luogo e le loro diverse ragioni. Le ragioni più diffuse all'origine di questo fenomeno sono due: la prima è lo sfruttamento delle risorse naturali dell'area operato dalle aziende straniere che provoca l'allontanamento delle popolazioni locali dalle terre 'occupate'; la seconda ragione è l'instabilità di molte nazioni africane. Qualche volta quest'instabilità è causata proprio dallo sfruttamento delle risorse. Infatti, quando i governi affidano la gestione delle attività estrattive alle compagnie straniere, spesso creano le condizioni per la formazione di gruppi ribelli provocando una situazione di guerra e portando instabilità interna. Di fronte a simili scenari, molte persone cercano un altro posto dove vivere. Da noi in Sud Africa, ad esempio, arrivano molte persone fuggite da nazioni vicine spogliate delle loro risorse. L'Onu è l'organizzazione che si occupa della sicurezza e dello sviluppo delle nazioni e, in teoria, dovrebbe essere il principale strumento per intervenire sull'instabilità dei Paesi africani. Questo, però, non succede perché la sua presenza è molto debole. Se l'Onu non è capace di portare stabilità, perlomeno dovrebbe tentare di facilitare il movimento dei rifugiati, ma questo non sempre avviene.

Parliamo del suo Paese: le statistiche sui crimini violenti in Sudafrica sono tra le più alte del mondo. A cosa si devono numeri così drammatici nell'area più stabile del continente africano?
In Sudafrica non c'è alcun conflitto in corso, eppure il numero di persone che vengono uccise ogni anno è pari a quello di un Paese in guerra. Perché la violenza è così diffusa? Nella mia opinione, questa situazione, intanto, ha a che fare con la storia degli ultimi duecento anni, segnata dai continui combattimenti tra i coloni e gli indigeni. Influisce, inoltre, la presenza sul territorio nazionale di molti gruppi culturali diversi; un aspetto che fa sì che sia facile identificare l'altro come un nemico. Ma c'è un altro fattore da tenere in considerazione e che incide sul preoccupante tasso di omicidi: sarei molto sorpreso, infatti, se la legalizzazione dell'aborto non avesse effetti sull'aumento della violenza nella società. Se una donna e il suo partner non sentono come una priorità quella di proteggere la vita di un bambino non nato, cosa può fermarli dall'usare violenza contro chi invece è nato? C'è una connessione logica tra il messaggio pro-aborto e il disprezzo per la vita degli altri, perché è pericoloso dire che costituisce un diritto della donna poter uccidere un bambino in grembo.