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Nel limbo del Diciotti, in attesa di un segno dall'Ue

Il governo Conte accetta di sbarcare i minorenni a Catania, su ordine di Salvini. Ma il destino dei 148 immigrati adulti a bordo del Diciotti resta sospeso a una decisione dell'Ue. Che non arriva. Il governo non si fida più di promesse senza garanzie. L'impegno a redistribuire i rifugiati e richiedenti asilo finora non è stato rispettato dagli altri paese europei. Da Bruxelles ci fanno sapere che "ci stanno lavorando". In un'Europa che pare morente, l'unica soluzione ragionevole è quella delle espulsioni degli irregolari. L'unica, per lo meno, in grado di stroncare il traffico.

A bordo del Diciotti

"Penso, e spero, che entro domani ci siano delle soluzioni" aveva detto martedì a Euronews il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, in merito alla vicenda della nave Diciotti della Guardia Costiera che nella notte tra il 15 e il 16 di agosto è intervenuta nell’area di responsabilità maltese per imbarcare 190 immigrati illegali.

Tredici sono già stati sbarcati a Lampedusa, ieri sera sono sbarcati i 29 minorenni, ma per gli altri “stiamo aspettando che l'Europa, soprattutto l'Europa degli europeisti”, perchè “deve essere lo spirito che si vede nei fatti". Toninelli, pur difendendo l’operarti della Guardia Costiera, sembra quindi confermare la linea dura imposta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che rifiuta di far sbarcare i 148 clandestini adulti dalla nave Diciotti ormeggiata a Catania finchè i partner Ue non avranno accettato di accoglierli. Per Toninelli "oggi più che mai i fatti devono essere quelli dei ricollocamenti e delle redistribuzioni dei 177 (al momento della dichiarazione, ndr) che sono presenti sulla Diciotti e che - confermo - stanno benissimo. Sono costantemente sottoposti a controllo medico, sono rifocillati e quindi si trovano in ottime condizioni".

A oggi però dalla Ue non sono giunte soluzioni alla vicenda e del resto Toninelli aveva detto di non fidarsi dell’Europa perché gli altri accordi presi per i 500 migranti accolti dall’Italia il mese scorso e da suddividere con Spagna, Francia, Germania e altri partner sono stati disattesi e solo Parigi ne ha accolti 47. “Quindi non potendo fidarci di chi non ha neanche mantenuto le promesse fatte in luglio, dobbiamo avere la certezza che questi Paesi europei condividano con l'Italia una responsabilità che non può essere solo nostra". Per Toninelli "deve essere assolutamente separata la parte del salvataggio di vite umane, in cui l'Italia si sta facendo valere - come ha sempre fatto in questi ultimi anni - dalla gestione della richiesta di asilo, da parte dei naufraghi e dei profughi. Finchè varrà il principio del regolamento di Dublino, per cui il Paese di primo approdo è anche il Paese che deve gestire tutte le faccende migratorie, non ci sarà alcuna risoluzione.

Dalla Ue fanno sapere che si continua a lavorare per risolvere il caso, ma al di là del suo esito la voce da segna definitivamente la morte di un’Europa di cui occorre solo stabilire la data dei funerali. Un “decesso” che lascerà agli Stati la libera gestione del problema immigrati illegali poiché se è vero che non è più possibile procrastinare lo sbarco dei 148 clandestini adulti sul Diciotti, è altrettanto certo che questo dovrebbe avvenire a Tripoli affidandoli alle agenzie dell’Onu per accoglienza e rimpatrio, non a Catania. L’unica soluzione ragionevole è infatti quella dei respingimenti e delle espulsioni degli irregolari. Uniche misure in grado di scoraggiare le partenze e azzerare il business dei trafficanti e delle lobby dell’accoglienza che quindi in Italia soffrono non solo per la drastica distruzione dei flussi dalla Libia, ma anche per la sensibile decurtazione dei fondi giornalieri assegnati (da 35 euro al giorno dovrebbero scendere a 20) per ogni immigrato a chi li accoglie decisa dal ministro Salvini.

Per l’accoglienza migranti lo Stato ha accumulato l’anno scorso debiti fuori bilancio per mezzo miliardo, il doppio rispetto al 2015. E dal 2014 fino all’anno scorso la spesa si è quadruplicata: da 640 milioni a 2,4 miliardi. Rispetto al 2016 le risorse per immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti, l’anno scorso, sono salite del 37% riportava ieri il Sole 24 Ore citando dati ufficiali. Lo sforzo finanziario dell’Italia è stato ingente. Oltre i 2,4 miliardi dell’accoglienza, con circa 9.200 centri di ospitalità dislocati nel 40% dei Comuni, ci sono gli oneri delle forze dello Stato, militari e di polizia, impegnate sul fronte immigrazione. Per dare nuovo impulso allo stop ai traffici di esseri umani dalla Libia dovrebbe essere imminente una visita di Salvini a Tripoli per incontrare il premier Fayez al-Serraj.