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Non solo gli armeni, ecco gli altri massacri dei turchi

Grazie a quella che oramai è una vera messe di libri e di testimonianze, l’olocausto armeno è cosa finalmente nota. Ma praticamente pochissimi ricordano o persino sanno che negli anni della mattanza turca ai danni degli armeni i turchi perpetrarono altri genocidi. 

La deportazione dei cristiani armeni

In quell’ormai famoso, e per la Turchia famigerato, messaggio (clicca qui) con cui domenica 12 aprile ha salutato i presenti prima della Messa celebrata in San Pietro per i fedeli di rito armeno, Papa Francesco, in modo tanto politicamente scorretto quanto concettualmente perfetto, ha solennemente affermato che il nazionalsocialismo non è l’unica ideologia genocida della storia, ma che pari a esso vi sono almeno il comunismo e il nazionalismo laicista (in questo caso turco). Subito dopo ha significativamente aperto un’altra pista tutta da seguire, quando con chiarezza cristallina ha affermato che la tragedia del «“[…] primo genocidio del XX secolo” ha colpito il vostro popolo armeno – prima nazione cristiana –, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci». Grazie a quella che oramai è una vera messe (in continua crescita) di libri e di testimonianze, l’olocausto armeno è cosa finalmente nota, il secondo genocidio, dopo la Shoah ebraica, più studiato al mondo.Ma praticamente pochissimi ricordano o persino sanno che negli anni della mattanza turca ai danni degli armeni i turchi perpetrarono altri genocidi, veri e propri “genocidi dentro il genocidio” come bene ricorda il Pontefice.

Il primo fu quello operato ai danni dei greci cristiani (clicca qui) che vivevano in territori appartenuti all’impero ottomano, in specie quelli chiamati Greci del Ponto (l’antica regione a nord, sulle rive del Mar Nero) allorché, tra 1915-1916 e 1923, un numero enorme di persone, pare tra le 500mila e le 900mila, morirono prematuramente: per maltrattamenti, fame e malattie, oltre che per mano direttamente omicida, ma senza l’accanimento turco quelle calamità non si sarebbero verificate. Questo tanto per ricordare che non è affatto vero, come invece continua a sostenere la Turchia negazionista, che il massacro di armeni e di altre minoranze fu solo tragica, ma non voluta conseguenza della terribile Prima guerra mondiale (1914-1918). 

Identica sorte toccò anche ad altri greci, quelli stanziati nell’Anatolia occidentale, questi ultimi sterminati da ancora prima, a partire cioè dal 1914. Spesso i greci vittime del genocidio operato dai turchi che vivevano in queste regioni vengono comunemente indicati come “greci ottomani” e oggi i loro discendenti o quelli che comunque mantengono, nel Medioriente, un legame culturale e spirituale con essi si definiscono greci antiocheni: ovvero i membri della Chiesa greco-ortodossa di Antiochia e altri greci cattolici sparsi in Siria, Libano e nella provincia turca di Hatay, dove sorge l’antica città vecchia di Antiochia vale a dire la moderna Antakya. Nel 1994 Grecia, Cipro, Armenia, Svezia, Paesi Bassi, alcuni Stati dell’Unione nordamericana nonché il governo regionale del Nuovo Galles del Sud, in Australia, hanno ufficialmente riconosciuto come genocidio il massacro dei “greci ottomani”. Certo, la questione è controversa: ma per la Turchia, e per chi le dà man forte, anche il Metz Yeghérn è mera “propaganda vaticana”. Cosa però davvero rilevante, nel 2007 l’International Association of Genocide Scholars, fondata da studiosi ebrei ispirati da Raphael Lemkin (1900-1959), ha riconosciuto ufficialmente come genocidio sia quello armeno sia quello perpetrato ai danni delle minoranze cristiane abitanti su suolo ex ottomano, cioè greci e assiri. Sì, perché oltre a i greci toccò anche gli assiri, la popolazione che ancora oggi si esprime con una variante moderna dell’aramaico parlato da Gesù.

Noto come Seyfo, che in lingua assira significa “olocausto”, fu commesso dai Giovani Turchi sempre tra 1915 e 1916, deportando, ma anche eliminando quanti più possibile appartenenti alla santa Chiesa cattolica e apostolica assira d’Oriente (questa la dizione ufficiale) di obbedienza nestoriana, alla Chiesa ortodossa siriaca autocefala e monofisita, alla Chiesa cattolica sira e alla Chiesa cattolica caldea entrambe in piena comunione con la Chiesa cattolica. Le cifre del massacro variano molto anche qui, tra 250mila e 750mila persone. Nel 2007 se n’è discusso per la prima volta al Parlamento europeo, ma si è ancora lontani da un pieno riconoscimento di quel che fu: ancora e sempre genocidio. Ogni polemica nominalista, del resto, è del tutto pretenziosa. È vero che il progetto nazionalista dei Giovani Turchi era del tutto laico, e che tra i nemici storici del nazional-laicismo turco vi è da sempre pure l’islam, giocoforza l’islamismo (che del resto ricambiano sentitamente). È vero che nel mirino dei Giovani Turchi vi erano tutte le popolazioni non turche, in genere indoeuropee. Ma è del tutto evidente che l’irriducibile identità culturale e spirituale delle popolazioni vittime di genocidio in quegli anni e in quell’area geografica è costituita dal cristianesimo. 

Gli armeni sarebbero ben poco distinguibili dalle altre popolazioni locali se non fossero intrinsecamente, profondamente e da sempre cristiani: come coscientemente sottolinea il Papa, la «prima nazione cristiana» poiché fu il primo regno al mondo, nel 301, ad fare del cristianesimo la religione di Stato.  E i greci nemici storici sia dei turchi moderni sia dei musulmani ottomani lo sono e lo sono stati fondamentalmente anche se non esclusivamente in quanto cristiani nemici dell’islam prima e del laicismo sciovinista dopo. Non di meno assiri, siri e caldei, che ancora oggi pagano con il sangue, davanti alla bestialità dello Stato islamico, la propria integerrima fedeltà cristiana. Risultano un po’ ambigue, dunque, certe parole di Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia (clicca qui) : se è vero che l’ideologia genocida dei Giovani Turchi non fu islamista, e che dunque è fuorviante descrivere il Metz Yeghérn come frutto del conflitto tra cristiani e islamici, è però ugualmente vero che i popoli allora sterminati giacché ostacoli al progetto di omogeneizzazione razziale e culturale voluta dal nazional-laicismo turco erano insopprimibilmente cristiani, e d’ingombro proprio per quello.