• CONVERSIONI

Nostra Signora di Walsingham, il doppio santuario

Le apparizioni della Vergine nel Medioevo, il disastro della Riforma, la rinascita come "casa" dei convertiti.

Sigillo medioevale di Nostra Signore di Walsingham

 

L’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham è una istituzione ad hoc della Chiesa Cattolica che sul territorio ecclesiastico dell’Inghilterra e del Galles accoglie e inquadra i convertiti al cattolicesimo provenienti dalla Comunione Anglicana. Creato il 15 gennaio 2011 in base a quanto stabilito dalla costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, promulgata il 4 novembre 2009 da Papa Benedetto XVI, l’Ordinariato s’intitola ed è posto sotto il patrocinio della Madonna venerata nel santuario di Walsingham, un paesino della contea di Norfolk, nell’Inghilterra orientale.

Qui infatti la Vergine apparve nel 1061 a Richeldis de Faverches, una donna sassone nota per la sua fede profonda, chiedendole di far costruire un edificio simile in tutto a quello dove in Terra Santa ebbe luogo dell’Annunciazione. Dama Richeldis obbedì di buon grado e il luogo divenne subito famoso come la “Casa Santa”, presto meta di pellegrinaggi e di grande devozione. Alla morte di Richeldis fu il figlio Geoffrey a prendersi cura del santuario, dando istruzioni affinché vi venisse costruito anche un priorato, poi affidato a canonici regolari. La fama che circondava Walsingham trasformò il santuario in uno dei centri religiosi più noti e importanti dell’intero Paese, visitato da numerosi sovrani - Enrico III, Edoardo II, Edoardo III, Enrico IV, Edoardo IV, Enrico VII ed Enrico VII -, sovrane - Caterina d’Aragona e Anna Bolena -, nonché dall’umanista Erasmo da Rotterdam.

Ma come, sovente purtroppo accade, là dove la santità è maggiore, più grande è la tentazione del male. Alla fama di devozione del santuario mariano di Walsingham cominciò infatti ad affiancarsi anche quello di un certo lassismo oramai diffusi tra  suoi custodi. Ne ebbe allora buon gioco la forte propaganda anticattolica che accompagnò il consumarsi dello scisma anglicano, il quale, presto divenuto eresia, procedette pure a una clamorosa persecuzione del clero e dei fedeli di Roma. Già re Enrico VIII non fu morbido con i cattolici, ma fu soprattutto per volere della guida dottrinale della nuova Chiesa d’Inghilterra, l’arcivescovo di Canterbury Thomas Cromwell, che monasteri e ordini religiosi vennero distrutti, soppressi e perseguitati fino alla morte. E così anche Walsingham, nel 1538, seguì il destino di numerose altre istituzioni cattoliche, nonostante il fatto che il suo priore, Richard Vowell, avesse qualche anno prima accetto per iscritto la sottomissione al sovrano inglese, quindi aderito allo scisma e all’eresia.

Eppure evidentemente il Signore continua a scrivere pure sulle righe storte, giacché l’apostasia inglese che del resto non risparmiò appunto neppure Walsingham fece di quel santuario mariano “catto-anglicano”, irriso e smembrato, ma pur sempre luogo della fede di piccoli e di potenti, un segno forte di contraddizione che nella storia delle genti anglofone ha saputo trasformarsi in occasione divina di incontro e di unità.

Il crollo di Walsingham ebbe risonanza enorme in tutto il Paese. Fino a tempi assai recenti ne sono rimaste solo le rovine dei suoi edifici e una memoria troppo lontana.

Toccò poi a Papa Leone XIII ricuperare quel luogo unico. Cominciò nel 1897 facendo restaurare la Cappella di santa Caterina di Alessandria ad Houghton Saint Giles, l’ultima tappa sul cammino un tempo che portava i pellegrini al santuario di Walsingham. Si proseguì poi instaurandovi ex novo il Santuario Nazionale di Nostra Signora di Walsingham, ovviamente cattolico, consacrato nel 1934, e ricostruendo per intero la Casa Santa presso la chiesa dell’Annunciazione di King’s Lynn (di cui al tempio faceva parte Walsingham).

Ma anche la Chiesa anglicana conobbe di lì a poco, a partire dagli anni 1920, nuovo gusto per quel luogo santo della storia nazionale, ricuperando la memoria dei pellegrinaggi che vi si svolgevano prima della Riforma e della rovina. Venne allora scolpita una statua ispirata alle fattezze della Vergine che compariva nel sigillo medioevale del santuario originario e nel 1922 essa venne solennemente collocata nella parrocchia di Santa Maria. I pellegrinaggi ripresero, venne costruito un ostello per ospitare i viandanti e nel 1931 un’altra Casa Santa fu eretta dentro una piccola chiesetta costruita appositamente. Questa, ampliata, è divenuta nel 1938 la sede del santuario anglicano di Walsingham. Del resto c’è n’è pure una “inculturazione” statunitense ed episcopaliana nella Chiesa della Grazia di Sheboygan, nel Wisconsin.

Due sono insomma le Signore celesti in quel paesello del Norfolk, una dei cattolici, liturgicamente ricordata il 24 settembre, e una degli anglicani, la cui festa nel loro calendario ricorre il 15 ottobre. Nella sua infinta saggezza, la Chiesa Cattolica madre e maestra di dottrina e di umanità ha scelto proprio Nostra Signora di Walsingham per benedire quell’Ordinariato personale che oggi accoglie gli anglicani convertiti che pure potranno proseguire il loro antico attaccamento a una liturgia antica e propria, rinnovata completamente dal battesimo nelle acque di Roma. Maria di Walsingham, la realtà più lontana da quel protestantesimo che spesso è stata la realtà e sempre la tentazione del mondo anglicano, è la mano tesa che riporta a casa.

«Noi, inglesi, siamo servi della Madonna come sua propria eredità e dote. Dobbiamo superare tutte le altre nazioni in preghiera e devozione». Lo scrisse scriveva nel 1399 Thomas Arundel, arcivescovo di Canterbury e primate d’Inghilterra, riferendosi a un’antica e caratteristica devozione mariana del Paese: la consacrazione del regno a Maria come sua dote, “Our Lady’s Dowry”, che 300 anni prima era stata officiata dal re sant’Edoardo I il Confessore, autonominatosi “vassallo della Vergine”.