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Nuove idolatrie, Higuain adorato a messa

In morte del sacro. Nulla contro il Pipita, che ha compiuto un'impresa meravigliosa con il Napoli. Ma il parroco che nella messa di Pentecoste proietta il video di Higuain è trash e blasfemia allo stato puro. Ormai siamo abituati a tutto: anche a vescovi in bicletta per la chiesa. 

Il video proiettato da don Lello a Napoli

No, non ci siamo. Potremmo adottare tutte le attenuanti possibili, compresa quella che il terzo gol al Frosinone, quello di rovesciata, quello del suo ingresso nella storia del calcio italiano, è un qualche cosa che va oltre le leggi della fisica. Però stavolta non ci siamo. Nulla contro Gonzalo Higuain, anzi. I suoi 36 gol sono l’aspetto più bello ed eroico del campionato appena concluso, ma da qui a farlo diventare un fenomeno da baraccone persino in chiesa ce ne passa. A tutto c’è un limite: se non avete rispetto per Gesù, abbiatene almeno per il Pipita il quale sicuramente non meritava di essere trattato come canto finale di una messa domenicale in quel di Napoli.

E a poco varrebbe la giustificazione che in fondo siamo sotto al Vesuvio, dove tutto diventa show e sberleffo. Il parroco di San Giovanni Battista dei Fiorentini si chiama don Lello. Non sappiamo come abbia catturato l’attenzione dei suoi parrocchiani in cima al Vomero fino a domenica mattina. Ma qualcosa ci dice che la voglia di fare “cazzimma” non gli è certo venuta l’altra mattina quando, dovendosi inventare qualche cosa per tenere viva la messa ha proiettato un video sul maxischermo in cui celebrava i 36 gol del campione argentino e l’ingresso in Champions League del Napoli di Sarri.

Per certe cose, per certe pagliacciate ci vuole scienza e coscienza, mica si possono approntare così all’istante. E lui, don Lello lo sa. “Il Signore sia con voi”, “E con il tuo spirito”, “Vi benedica Dio onnipotente: Padre, Figlio e Spirito Santo. La messa è finita, andate in pace”. Canto finale? Sì, ma con sorpresa. Subito dopo la benedizione il reverendo ha fatto partire il video sul maxischermo appollaiato sopra l’altare come la colomba dello Spirito Santo. E’ comparso il Pipita e la scritta 36. Tante sono le reti segnate dall’attaccante che ha superato il record di centri che Gunnar Nordhal deteneva da 60 anni.

In chiesa il boato e l’applauso hanno destato anche il fedele più assonnato. Poi don Lello, intuendo che quello era diventato il suo momento, ha dato l’ordine: “Musica, musica”. E via con l’inno del Napoli, che assomiglia pacchianamente a L'Estate sta finendo dei Righeira, e poi con quello della Champions League. Pubblico impazzito, chierichette in estasi e lui, ancora vestito con la casula rossa, rosso sangue, rosso martiri, rosso Spirito Santo si godeva beato il suo show.

E’ vero, ci siamo abituati a tutto. Anche a vescovi che si insediano in cattedrale e fanno un giro in bicicletta, come il neo episcopo di Palermo che dopo l’ingresso ha inforcato la due ruote sotto gli occhi di un compiaciuto Leoluca Orlando. Però a tutto c’è un limite. E spiace che a dover dire queste cose siamo noi pecorelle sempre più smarrite. Ma scusa: ma se sei diventato prete per fare l’intrattenitore del pubblico con pagliacciate ad effetto, almeno abbi la classe di farlo bene. Non hai neanche fatto fuggire in esilio il tabernacolo e lo hai lasciato guardare il triste show tenendolo ben dietro il maxischermo. Invece a don Lello evidentemente bastava quel poco di notorietà per essersi inventato una cosa così originale che “quel mio confratello di Spaccanapoli sicuramente non ci arriverà”.

Il tutto dopo aver celebrato la Solennità di Pentecoste, che dopo Natale e Pasqua è la festa più potente dell’anno liturgico. Chissà quale dono dello Spirito Santo è stato infuso nella testa di questo povero prete di frontiera (chissà perché quando un prete combina stupidate i giornali lo assolvono sempre perché si tratta di un prete di frontiera…).

Non la Sapienza, perché il sapiente non si allinea alle mode ma sa andare contro corrente. Avesse proiettato un video di Brocchi con la scritta: “Stolto, te l’avevamo detto di non accettare”, quasi quasi avremmo anche apprezzato. Il ciclo dei vinti ha un non so che di affascinante. 

Non l’Intelletto, perché chi vive di questo sa che l’esistenza è sempre un coacervo di vittorie e sconfitte, celebrare le une e lasciare le altre è stoltezza.

E a ben guardare neanche il Consiglio, a patto che non ci venga detto che la profanazione del tempio sia avvenuta dopo un discernimento matto e disperato. Ma tra le 23 di sabato e le dieci di mattina della domenica, chissà quale discernimento può essere avvenuto…?

Dispiace per don Lello ma qua non c’è nemmeno Fortezza perché questa presuppone il martirio e, perdoni l’ardire, ma a noi fa un po’ ridere che a guidarci nella tempesta della lotta finale possa essere don Lello il capo ultrà che si agita sull'altare come fosse un palco e non un calvario.

E non si parli di Scienza, che dovrebbe condurci a come vede Dio le cose. Non avevamo detto che la mano de Dios aveva deviato la palla di Maradona in gol contro l’Inghilterra? E quasi quasi ci convinceva. Ma qua si va oltre, non c'è neanche la sublimazione dell'eroica follia. C'è solo trash: un video del genere, con le scritte in sovrimpressione, al San Paolo non lo fanno neanche entrare.  

Di Pietà non v’è l’ombra, ma questa s’era persa quando certi preti e vescovi hanno iniziato a considerare la messa il loro quotidiano angolo dell’esperto. Resta il Timore di Dio, che però sembra aver fatto un passo indietro anche lui, anche perché se ad essere adorato in chiesa è un calciatore, allora si capisce il perché i crocifissi spariscono dalle chiese e dagli altari.

Non resta nessuno dei doni dello Spirito Santo, dobbiamo ricorrere ai miti pagani di Narciso e al vitello d’oro adorato mentre in sottofondo mandano una canzone triste come un funerale che dicono essere l’inno del Napoli.

Morale: una messa (e il canto finale è una parte di essa) che ha perso il suo valore di sacrificio è una messa effemminata, molle, blasfema, un puro intrattenimento per dire ogni giorno qualche cosa di nuovo. E’ un evento mondano da mercante nel tempio cui più passa il tempo più ci abituiamo attraverso un consolante: “ma che male vuoi che abbia fatto?”. E poi ci si lamenta che a messa non ci va più nessuno.

Sicuramente don Lello adesso ci prenderà per censori, ma noi, che teniamo a Gesù e anche a Higuain vorremmo solo che tutto fosse al suo posto. Ma se il nuovo vicerè di Napoli (il re rimane ancora Diego, il diez de cuero blanco) viene adorato a messa e Gesù viene idolatrato sui campi da calcio con segni di croce supertiziosi, forse qualcuno dovrebbe farsi due domande. Non sappiamo se la parte mancante del terzo segreto di Fatima di cui si parlava ieri circa un colloquio tra Ratzinger e un amico sia davvero riferita a un cattivo concilio e a una cattiva messa. Ma con pagliacciate di questo genere, fosse così, ci spiegheremmo tante cose.