• I DISASTRI DEI DIRITTI

Parlamento inglese: "Allarme porno, il governo agisca"

In Gran Bretagna il Parlamento richiama il Governo con un rapporto sui danni della pornografia per la vita civile. La piaga colpisce soprattutto il cervello dei giovani, incrementando le violenze fisiche. Ma il gabinetto non vuole guardare al problema. Le ragioni? Sono elencate in "Pornolescenza", una libro-guida per difendersi dalla piaga.

Sono violenti, deconcentrati, incapaci di vivere la sessualità in maniera naturale e sono così tanti che diversi Stati del Nord America l’hanno definita un "problema di salute nazionale" per cui hanno preso provvedimenti legislativi. Lo stesso problema ora si pone in Gran Bretagna, dove alcuni parlamentari hanno chiesto al governo di adottare delle misure per restringere la sessualizzazione mediatica e specialmente la pornografia.

Nel rapporto si legge che «ci sono preoccupazioni molto profonde circa la relazione fra i media, la cultura e la molestia sessuale», per cui si mettono in discussione «la riproduzione e la rappresentazione delle donne e degli uomini e il modo in cui i media facilitano la molestia sessuale». La diffusione della pornografia è poi tale, secondo i parlamentari, che sta diventando una via possibile per l’educazione sessuale. Inoltre, «le persone che pensano che la pornografia legale sia accettabile hanno generalmente maggiori probabilità di credere che le molestie sessuali siano accettabili rispetto a chi trova inaccettabile la pornografia legale».

La necessità di provocare il governo, però, è nata dal fatto che questo «abbia espresso dubbi sul peso della ricerca che mette in relazione consumo di pornografia e comportamenti sessualmente dannosi». Per cui non sono mai stati presi provvedimenti davvero adeguati né sono state imposte restrizioni sufficienti in base alle età nell’accesso internet alla pornografia. Infine, neppure i media sono più abbastanza regolamentati.

Che il governo minimizzi è però mancanza di realismo, visto che lo studio della Middlesex University e della Nspcc, “I'wasn't sure if it was normal to watch it” del 2016/2017, effettuato su un migliaio di persone fra gli 11 e i 16 anni, rileva che il 53 per cento di loro era entrato in contatto con il porno via internet (il 28 per cento a 11 anni). Ma ancor più preoccupanti sono i numeri di coloro che hanno dichiarato di aver rimesso in atto i comportamenti visionati (21 per cento fra gli 11 e i 12 anni, il 39 per cento fra i 13 e i 14 e il 42 dai 15 in su).

Questo e altro viene riportato in un libro, "Pornoloscenza" di Antonio Morra (ed. Abbiabbé), che spiega ampiamente quanto la piaga sia diffusa (anche in Italia, basti pensare a quanto acaduto ieri in una scuola elementare), come e perché si stia incancrenendo, gettando luce sul business miliardario che genera e per cui non viene veramente debellata né "curata" dai governi. Ma tornando al rifiuto del gabinetto inglese ad ammettere la correlazione fra violenza e pornografia non ci sono solo gli studi scientifici sui danni recati ad un cervello che si abitua a guardare il porno, ma anche episodi di cronaca come questo: «Ad appena 12 anni violenta ripetutamente la sorellina di appena 4 anni, convincendola poi a tacere con i genitori. La brutta storia di violenza familiare arriva dalla contea dell’East Sussex, sulla costa meridionale dell’Inghilterra…il ragazzino ammise gli stupri…raccontando di essere stato spinto dai filmati pornografici che aveva visto online attraverso IL SUO CELLULARE». La polizia trovò la conferma sullo smartphone del ragazzino pieno di materiale hardcore scaricato.

Peccato che, oltre alla violenza, il porno generi anche altre conseguenze segnalate dagli psicologi di mezzo mondo, che curano sempre più ragazzini dipendenti o che prestano servizio nelle scuole. Sempre in "Pornoloscenza", quando si elencano le tecniche per proteggere i figli e le modalità per affrontare con loro il problema, vengono messi in fila anche gli effetti negativi così: meccanismi dissociativi che diminuiscono la concentrazione, peggioramento delle capacità fisiche, vergogna del proprio corpo, ansia da apparenza, ricorso alla chirurga plastica, atteggiamenti sessisiti, mito dello stupro, valutazione meno umana delle donne, dipendenza da porno online e incapacità di vivere il sesso reale. A tutto ciò seguono l'incremento dell'alienazione e della depressione. Per non parlare dell'amplificazione degli effetti e delle modifiche sui cervelli in via di sviluppo prodotti da queste immagini.

Infine, c’è un legame intrinseco fra gli abusi su minori e la diffusione della pedopornografia. Basti pensare che nel 2015 secondo PornHub (fra i maggiori siti di materiale pornografico) la categoria “teen” è stata quella più cliccata dagli italiani, mentre Telefono Arcobaleno ha rilevato che 36mila immagini di bambini sono state scambiate 20 miliardi di volte (il 42 per cento di età inferiore ai 7 anni, il 77 inferiore ai 9). In "Pornoloscenza" si parla perfino dell'incremento delle violenze sui bambini (18 milioni di bambini vittime in Europa e 57 mila in Gb secondo Telefono Azzurro), spesso come conseguenza dalle visione di materiale pedopornografico.

È chiaro però che oltre alle pressioni del mercato economico il governo inglese si trovi in una situazione quantomeno imbarazzante. Perché se il gender, la propaganda arcobaleno e i corsi precoci alla sessualizzazione sono il pane quotidiano delle sue politiche dell’inclusione e della tolleranza, impedire l’accesso free al porno diventerebbe un messaggio in grado di smascherare come ideologica un'educazione di Stato che promuove l'accettazione del sesso e dei comportamenti sessuali in ogni salsa e dell'istinto come un diritto. È così che, nonostante il richiamo dei parlamentari, tutto è rimasto come prima.

Resta la famiglia che, se preparata ad affrontare il problema, come spiegato nel libro e sul sito di Morra, può fare un lavoro preventivo non indifferente. Perchè se è vero che senza una regolamentazione e una disapprovazione sociali i rischi rimarrano altissimi, l'educazione ha un potere non indifferente.