• IL CASO BARROS

Pedofilia, le scuse del Papa, ma le nebbie restano

Nella conferenza stampa sull'aereo, Papa Francesco chiarisce le affermazioni sul caso del vescovo cileno Barros, nell'occhio del ciclone per le accuse di aver coperto casi di pedofilia. Ma conferma che non ci sono evidenze su di lui. Così le nebbie non si diradano.

Il Papa in conferenza stampa sull'aereo

Con la conferenza stampa di ieri sull’aereo di ritorno si è concluso il sesto viaggio apostolico di Papa Francesco in Sud america. La trasferta in Cile e Perù ha visto alcuni momenti forti come l’incontro con i Mapuche, quello con gli indigeni dell’Amazzonia a Puerto Maldonado, quindi la visita fuori programma con alcune vittime della pedofilia. Un notevole ritorno mediatico è stato causato anche dal matrimonio tra uno steward e una hostess della compagnia aerea Latam che Francesco ha celebrato sull’aereo che lo portava da Santiago a Iquique.

IN PERU’ UN INCONTRO CALOROSO

Se in Cile la partecipazione agli eventi del Papa è stata largamente sotto le attese, in Perù il popolo ha accolto in massa l’arrivo di Francesco. «Mi ha impressionato la fede di questi popoli», ha detto il Papa ai giornalisti in aereo, «non solo in Turjillo in cui la pietà popolare è molto ricca e molto forte. Ma anche la fede delle strade, e non solo a Lima, dove è evidente. Anche a Puerto Maldonado era pieno, soprattutto nelle strade. Un popolo che è uscito per esprimere la sua gioia e la sua fede. Le persone dell’America Latina hanno tanti santi: Toribio, Rosa, Martin, Juan. Penso che la fede l'abbiano nel profondo. Del Perù mi resta il ricordo della gioia, della fede, della speranza, di ritorno a camminare e, soprattutto, ho il ricordo di molti bambini. L'unica cosa che chiedo è che abbiano cura della ricchezza. Non solo quella delle chiese e dei musei, che le opere d'arte sono grandi, ma anche della sofferenza che ho visto anche in questi giorni».

IL CASO BARROS

Gran parte della conferenza stampa in aereo, era prevedibile, si è concentrata sul caso del vescovo Juan Barros di Osorno, vescovo incaricato da Francesco nel 2015, nonostante il prelato fosse nell’occhio del ciclone per accuse di aver coperto il suo mentore, padre Fernando Karadima, condannato per abusi su minori. La difesa di Barros da parte del Papa durante il viaggio in Cile ha sollevato una dichiarazione inusuale di un pezzo da novanta del collegio cardinalizio, il cardinale Sean O’Malley di Boston

Dopo aver ascoltato la lunga risposta del Papa in aereo non si può affermare che le nebbie si siano diradate. Francesco ritorna sulla sua dichiarazione cilena («Il giorno che avremo una prova contro il vescovo Barros parlerò. Non c’è una sola prova d’accusa. Le altre sono tutte calunnie, chiaro?») e chiede perdono per la parola “prove”, mentre sarebbe stato più giusto, dice, aver parlato di “evidenze”. Perciò Francesco chiede «scusa» alle vittime che possono essersi sentite urtate da questa parola, ma nella sostanza il vescovo Barros rimane al suo posto finché, appunto, non ci saranno queste «evidenze». 

Ecco da Vatican news le parole del Papa: «Cosa sentono gli abusati: su questo devo chiedere scusa perché la parola ‘prova’ ha ferito tanti abusati....Chiedo scusa se li ho feriti senza accorgermene, fatta senza volerlo (...). Mi accorgo che la mia espressione non è stata felice... Barros resterà lì, non posso condannarlo se non ho evidenza».

Anche a proposito della lettera firmata dal Papa nel gennaio 2015 e uscita in questi giorni su Associeted press, lettera dove sembra esservi una marcia indietro a proposito della richiesta di “ritiro” di Barros e altri due vescovi colpiti dalla stessa accusa, Francesco prova a spiegare, ma non risolve la domanda. Infine ribadisce: «Quando è stato nominato è andato avanti tutto questo movimento di protesta e lui mi ha dato le dimissioni per la seconda volta; ho detto: “No, tu vai”. Ho parlato a lungo con lui, altri hanno parlato a lungo con lui... 'Tu vai' e voi sapete cosa è successo lì il giorno della presa di possesso... Si è continuata l’indagine su Barros: non vengono le evidenze (...).  Non posso condannarlo, perché non ho le evidenze; ma anche io sono convinto che sia innocente».

Ha poi ringraziato il cardinale O’Malley per la dichiarazione rilasciata che, ha detto il Papa, «è stata molto giusta, ha detto tutto quello che io ho fatto e faccio e che fa la Chiesa. (…) Ha detto della dolore delle vittime in generale». 

IL MATRIMONIO IN VOLO

Anche il matrimonio tra Carlos Ciuffardi e Paula Podest, celebrato a 36.000 piedi di altezza aveva sollevato una serie di perplessità e c’era da attendersi che il Papa nella conferenza stampa spiegasse. Queste le sue parole: «Io li ho interrogati un po’. E lì le risposte erano chiare: “Per tutta la vita …” - “E come sapete queste cose? Avete buona memoria? (...) ” - “No, no: noi abbiamo fatto i corsi prematrimoniali per quel tempo” [i due si dovevano sposare nel 2010, ndr]. Erano preparati (...) Me lo hanno chiesto. I Sacramenti sono per gli uomini.... Tutte le condizioni erano chiare. E perché non fare oggi quello che si può fare oggi, e non rimandarlo per domani, che domani forse sarebbe stato 10, 8 anni in più...».

Sul fattore sorpresa tanto decantato dai media, decisamente indebolito da alcune dichiarazioni dei due sposi lo scorso 19 dicembre ad un quotidiano cileno, il Papa ha detto che «non sa se è vero, ma comunque bisogna dire ai parroci che il Papa li ha interrogati bene, era una situazione regolare». 

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