• CONSERVATORISMO

Phyllis S. Schlafly, profetessa dei Family Day

Il 5 settembre è morta a 92 anni Phyllis S. Schlafly (1924-2016), la madrina della causa pro-family statunitense e pioniera con conservatorismo contemporaneo americano. Lottò contro l'élite del partito Repubblicano e sconfisse l'ERA, progetto di legge femminista che avrebbe snaturato la famiglia.

Phyllis S. Schlafly

Il 5 settembre è morta a 92 anni Phyllis S. Schlafly (1924-2016), la madrina della causa pro-family statunitense. A lei si deve il fatto che uno dei tratti distintivi del movimento conservatore americano moderno sia l’antiabortismo e la difesa della famiglia.

Nata Phyllis McAlpin Stewart e cresciuta cattolica a St. Louis, Missouri, si fece le ossa all’American Enterprise Association, il precursore dell’attuale American Enterprise Institute di New York. Nel 1952, 28enne, si candidò, perdendo, alla Camera federale in un collegio dell’Illinois. Corse per il Partito Repubblicano e nel Partito Repubblicano appoggiò il senatore dell’Ohio Robert A. Taft (1889-1953) al suo terzo tentativo, fallito, di ottenere la nomination presidenziale, il primo che da destra osò mettere in crisi l’egemonia liberal del Grand Old Party (GOP, l’altro nome del Partito Repubblicano). Lo scenario politico di allora era infatti diversissimo. Il movimento conservatore sarebbe nato solo un decennio abbondante dopo. Il libro “madre” della sua filosofia, The Conservative Mind: From Burke to Santayana di Russell Kirk (1918-1994), era ancora in gestazione (verrà pubblicato l’anno seguente, nel 1953). E nelle urne si poteva scegliere solo fra tinte diverse di progressismo. Ma la Schlafly vide lungo e puntò su Taft. Non era del resto scontato; non tutti nella Destra credettero in lui, anche se tra chi lo fece vi fu il “padre” del conservatorismo, il citato Kirk, l’uomo che sarebbe poi stato a fianco di tutti i presidenti che hanno fatto la storia e la trasformazione del GOP, tra decine di libri autore – con James McClellan (1937-2005) – anche di The Political Principles of Robert A. Taft (1967).

Il movimento conservatore sorse agl’inizi degli anni 1960 quando la filosofia elaborata nel ventennio precedente da alcuni intellettuali non conformisti cominciò a incarnarsi in un popolo. Quando questo popolo incontrò un uomo politico disposto a rappresentarlo nelle istituzioni, il GOP entrò in crisi. Era il 1964 e quell’uomo chiave era Barry M. Goldwater (1909-1998). Eletto per la prima volta al Senato federale nel 1952 con i (pochi) Repubblicani di Taft, strappò al GOP la nomination presidenziale, sfidò il Democratico Lyndon B. Johnson (1908-1973), perse, ma impresse al partito una svolta senza ritorno. Ebbe ciò che era mancato a Taft: un popolo di conservatori decisi a trasformare il Paese più importante del mondo. Fu allora che la Schlafly si fece conoscere al mondo vendendo tre milioni di copie di quel libro, il suo primo, che è passato alla storia, A Choice Not an Echo. Negli anni seguenti, sino a oggi, un topos classico di ogni ragionamento sul GOP è la dura contrapposizione tra establishment progressista e “base” conservatrice. Ebbene, tutto ciò che sappiamo su questo argomento inizia ed è contenuto in quel libro. Le sue pagine sono un’intemerata contro quelli che, dal nome del loro esponente più illustre, Nelson A. Rockefeller (1908-1979), furono detti “Rockefeller Republicans”, i nemici di quello spirito “Dio, patria, famiglia” che invece la Schlafly chiamava a raccolta. Con buona pace di chi ancora non ha capito la differenza tra conservatori americani e mondialisti, il target di quel libro sono i “globalisti”, le élite dell’alta finanza e quelli che la Schlafly battezzò “bilderberger”. Fu la Schlafly a stabilire il tono di quella memorabile sfida elettorale, ma soprattutto a indicare la strada della rinascita del movimento all’indomani della sconfitta.

Nel 1970, sempre in Illinois, la Schlalfy perse ancora le elezioni per la Camera, ma ben altra vittoria l’attendeva. Il suo nome è infatti per sempre legato alla sconfitta dell’Equal Rights Amendment (ERA), la proposta di emendare la Costituzione federale degli Stati Uniti introducendo un’idea di pari opportunità tra i sessi improntata al femminismo più smaccato e nemica della famiglia naturale. Le supporter di quella proposta venivano del resto dalla media borghesia, mentre le donne della classe operaia la detestavano. Per tutti gli anni 1970 la Schlafly ne fu l’avversaria più temibile (e non tutti nel movimento conservatore capirono l’importanza di quella battaglia), protagonista di una mobilitazione permanente con pochi pari. L’emendamento era stato remotamente presentato al Congresso nel 1923; nel 1972 fu approvato e rimesso agli Stati dell’Unione per la necessaria ratifica. Fu in quell’anno che ad Alton, in Illinois, la Schlafly fondò l’Eagle Forum, un network equamente diviso tra battaglia culturale e attivismo che ancora oggi è uno degli strumenti americani più incisivi per la difesa dei princìpi non negoziabili: difesa della vita, della famiglia, della libertà religiosa, della libertà di educazione. E così, quella che doveva essere solo una formalità si trasformò in una controversia. La data di scadenza per la ratifica fu fissata dal Congresso al 1979. Nel 1977, 35 Stati sui 38 necessari avevano espresso parere favorevole. La Schlafly intensificò la battaglia. Alla vigilia della scadenza, 5 Stati avevano fatto marcia indietro. Nel 1978 il Congresso procrastinò la data al 1982, ma nessuno Stato si aggiunse più alla lista dei ratificatori. Lentamente, l’ERA andò scemando. La Schlafly aveva vinto trascinando una nazione. È stata lei la profetessa di ogni “Family Day”.

Con The Conservative Ascendancy: How the GOP Right Made Political History (2a ed. riveduta e aumentata University Press of Kansas, Lawrence [Kansas] 2011) lo storico Donald T. Critchlow ha documentato come il divorzio tra movimento conservatore e GOP produca solo rovina e con Phyllis Schlafly and Grassroots Conservatism: A Woman’s Crusade (Princeton University Press, Princeton [New Jersey] 2005] come senza la sua madrina quel movimento forse non esisterebbe affatto.

Sposata dal 1949 con John Fred Schlafly Jr. (1909-1993), ha avuto sei figli tra cui Andrew, fondatore di Conservapedia come «alternativa alla liberal Wikipedia». L’hanno ovviamente chiamata “omofoba”, addirittura “strega” per essersi sempre battuta contro l’educazione sessuale nelle scuole e l’ideologia gender, ma quando una tegola l’ha colpita in capo ha dimostrato la pasta di cui era fatta lei e la sua famiglia. John, il suo primogenito, avvocato, attuale direttore del network da lei fondato, nel 1992 dichiarò di essere omosessuale. Lei non è però cambiata di una virgola, e nemmeno lui, che attacca tutti quelli che dell’omosessualità fanno un’ideologia omosessualista e che non rinnega, anzi, le battaglie della madre.

Anticomunista inossidabile, “falco” nella Guerra fredda e patriota senza sconti, la Schlafly è stata anche una grande avversaria della politicizzazione della magistratura e dell’attivismo giudiziario (nel 1978 aveva conseguito il titolo di Juris Doctor alla Washington University School of Law di St. Louis). Per raccontare i suoi tantissimi libri bisognerebbe scrivere un libro. L’ultimo, postumo, scritto con Ed Martin e Brett M. Decker, è The Conservative Case for Trump (Regnery). In controtendenza rispetto al movimento di cui è stata uno dei simboli migliori (segnatamente il periodico National Review, ma il suo dissidio con National Review, la “casa comune” giornalistica dei conservatori, non è nuovo), vi scrive che per battere nemici peggiori può servire anche uno come Trump. Per lei, sempre strategicamente lungimirante, il conservatorismo non è del resto mai stato un club esclusivo cui si accede per invito, ma un’onda anomala che va assecondata, talora anche provocata, senza cedere mai di un passo sui princìpi. Forse ha avuto ragione ancora una volta.