• TRE GENITORI PER UN BAMBINO

Poliamore canadese, è I'"ikea" dei sentimenti

Il Canada riconosce a due omosessuali e una donna la contemporanea genitorialità di un bambino. La donna ne è madre biologica e invece nessuno dei maschi è padre biologico. E' l'"ikea" dei sentimenti dove ognuno si costruisce il rapporto come più gli aggrada. Una polidiozia pericolosa perché avallata da un giudice. 

Se due teste pensano meglio di una, forse tre cuori amano meglio di due. Può essere questo il ragionamento che ha condotto il giudice Robert Flower del Tribunale di San Giovanni di Terranova in Canada a riconoscere a due uomini omosessuali e una donna la contemporanea genitorialità di un bambino nato nel 2017. La donna è madre biologica del minore avuto tramite fecondazione artificiale e invece nessuno dei maschi è padre biologico. I tre non sono sposati, quindi non si tratta di poliandria, ma sono legati tra loro da un vincolo cosiddetto poliamoroso. In buona sostanza i poliamanti si sentono più che un gruppo di amici e meno di un gruppo di fidanzati, anche se condividono il letto (non in questo caso, almeno pare). In breve è l’Ikea dei sentimenti dove ognuno si costruisce il rapporto come più gli aggrada.

La polidiozia messa in piedi da questi tre squinternati ha ricevuto l’indiretto avvallo del giudice canadese: “J.M e J.E. sono i due partner maschili di una relazione poliamorosa con C.C. la madre di A., il bambino nato nella relazione a tre nel 2017. La relazione è stata stabile, e continua, sin dal giugno 2015. Nessuno dei partner è sposato, e mentre è chiara l’identità della madre, è sconosciuto il padre biologico del bambino”. Sembra la trama di una delle ultime puntate di Beautiful quando gli sceneggiatori non sanno più cosa inventarsi per tener desta l’attenzione del pubblico.

Ma torniamo alla sentenza: tre genitori per legge e un quarto – il padre biologico – per natura. Il terzetto ha dovuto ricorrere al giudice perché quei conservatori degli ufficiali di stato civile del municipio erano fermi al cretaceo in tema di diritti civili e avevano detto loro che secondo il Vital Statistic Act sull’atto di nascita potevano essere indicati solo due nomi. Il giudice invece ha dato loro ragione e ha dichiarato che “il bambino, A. è nato in quella che si ritiene sia una famiglia stabile e amorosa, che anche se al di fuori del modello di famiglia tradizionale, procura un ambente sicuro e accogliente […]. Non trovo nulla che possa dal punto di vista del miglior interesse del bambino, togliere valore a quella relazione. Negare a questo bambino la doppia genitorialità paterna non sarebbe nel suo miglior interesse. Dobbiamo ricordare che questo è per il miglior interesse del bambino e non per il miglior interesse dei genitori”. Al contrario "negare il riconoscimento della parentela avrebbe privato il bambino dell'eredità paterna con tutti i diritti e i privilegi del caso". Infine ha aggiunto che "quando è stata introdotta la legge sull'infanzia, 30 anni fa, non erano contemplate le complesse relazioni familiari che ormai fanno parte della nostra società. La società è in continuo cambiamento così come la struttura familiare. Bisogna riconoscere questa realtà”.

Qualche pensierino a margine. Innanzitutto è più strambo e pericoloso questo giudice che il terzetto di cui sopra. Infatti questi ultimi si sono sì inventati una bislacca convivenza, ma il giudice ha elevato questo caso singolare a bene giuridico valido erga omnes, imprimendogli il sigillo dello Stato. In secondo luogo torna per l’ennesima volta il principio giuridico caro alla filosofia fenomenologica secondo il quale ciò che accade, per il fatto stesso che accada, è meritevole di tutela. Benedetto Croce infatti asseriva che la storia non è giustiziera, ma giustificatrice. Quindi la famiglia non è un istituto di diritto naturale, scolpito a lettere di fuoco nel cuore di ciascuno, bensì un artificio umano, espressione di alcune consuetudini perpetuate nel tempo. Gli uomini hanno così deciso che “famiglia” è qualsiasi relazione affettiva, al di là del numero delle persone coinvolte nella stessa. Dunque non si vede perché non si possa voler bene anche a più persone. Se due persone omosessuali sono famiglia, perché discriminare i terzetti, i quartetti e via enumerando? L’amore non conosce distinzioni di orientamento sessuale né di carattere aritmetico.

In terzo luogo se sono i fatti, intesi come costumi o fenomeni sociali, ad indicare la strada da percorrere nelle aule dei tribunali, è ovvio che i costumi si evolvono e così dovrà evolversi anche la giurisprudenza. Se la Storia muta nel tempo, il bravo giurista hegeliano deve anche lui adattarsi: ciò che era vietato ieri oggi può non esserlo più. Il giudice Fowler ha detto che “la società è in continuo cambiamento”. Questa affermazione ricorda quella fatta dal  magistrato Chiara Schettini  del Tribunale Civile di Roma che nel febbraio del 2000 motivò il proprio assenso alla fecondazione artificiale ricorrendo all’utero in affitto così argomentando: “la società è come un organismo in continua evoluzione. L'abbandono della legge naturale […] induce a ridefinire il fenomeno della maternità ridisegnandone i confini”. Banale a dirsi che il giudice non si deve arrendere alla mera constatazione che i tempi cambiano, ma deve saper giudicare se cambiano in meglio o in peggio, se c’è evoluzione o involuzione.

Da ultimo veniamo ad una espressione usata dal giudice Fowler che ormai è diventata una formula magica, un’espressione talismano, un passepartout capace di aprire qualsiasi porta sull’Inferno: il miglior interesse del bambino. La mente corre subito ai casi di Charlie Gard, Isaiah Haastrup e Alfie Evans. Tutti bambini morti ammazzati perché tale era il loro miglior interesse. Il best interest viene richiamato anche dalla cultura popolare allorquando si sceglie l’aborto in caso di malformazioni del feto, appunto per evitargli di vivere un’esistenza da disabile. Appellandosi al miglior interesse del minore si è riconosciuta, in giro per il  mondo e quindi anche in Italia, la doppia genitorialità a coppie gay. Dunque accettata l’omogenitorialità non si vede perché rifiutare la poligenitorialità.

Ovviamente gli interessi veri da tutelare non sono mai quelli dei bambini che vorrebbero innanzitutto vivere e vivere con due genitori di sesso differente, bensì degli adulti mai sazi di desiderare l’indesiderabile. In tale prospettiva il miglior interesse potrebbe portare alla genitorialità bestiale (già qualche cattedratico e politico vorrebbero il matrimonio interspecie e se il coniuge è cane, pardon: se il cane è coniuge non potrà che essere anche genitore), al cambiamento di sesso in tenerissima età, alla pedofilia perché se posso uccidere un bambino nel suo miglior interesse non si capisce perché non potrebbe avere un rapporto sessuale con un adulto. Vien da concludere che la strada per l’Inferno è lastricata dalle migliori intenzioni.

Comunque il giudice Flower in un certo senso è arrivato in ritardo. La multigenitorialità giuridica made in Canada, la quale ha avuto un prodromo seppur sostanzialmente diverso in Olanda qualche tempo fa,  è stata anticipata tre anni or sono dalla poligenitorialità genetica. Un bambino che geneticamente è figlio di un uomo e di due donne. Dunque se la tecnica clinica è riuscita a dare ad un bambino tre genitori, perché la tecnica giuridica dovrebbe essere da meno?