• IMMIGRAZIONE

Porti aperti, gli interessi comuni di Ong e trafficanti

La soluzione del caso Sea Watch/Sea Eye, le navi delle Ong tedesca e olandese che si sono riuscite a imporre a 8 Stati europei di accogliere una cinquantina di migranti illegali è solo apparentemente umanitaria. In realtà, come dimostrano i dati, la politica italiana dei porti chiusi aveva contribuito più di ogni altra cosa a ridurre il traffico di clandestini. Dunque aveva anche ridotto il numero dei morti in mare. Ora è stato lanciato un segnale di ambiguità. Se i porti sono anche "un po' aperti" ne approfitteranno soprattutto gli scafisti, pronti a dare illusioni a buon mercato e a mandare altri emigranti illegali allo sbaraglio.

A bordo della Sea Watch 3

La soluzione del caso Sea Watch/Sea Eye, le navi delle Ong tedesca e olandese che si sono riuscite a imporre a 8 Stati europei di accogliere una cinquantina di migranti illegali raccolti dalle due navi direttamente dai trafficanti di fronte alle coste libiche lascia aperti molti interrogativi.

Oltre ad aver inasprito il confronto politico interno all’Italia e al suo esecutivo, la decisione del premier Giuseppe Conte di accogliere una decina di persone non modificherà probabilmente la linea dura dell’Italia voluta da vice premier e ministro Matteo Salvini ma ha comunque la grave conseguenza di alterarne la percezione. Certo il ministro dell’Interno ha ottenuto che prima di accogliere i migranti illegali della Sea Watch, che saranno a carico della Chiesa Valdese (almeno finchè non decideranno di fuggire come hanno fatto quasi tutti gli eritrei sbarcati dal pattugliatore della Guardia Costiera Diciotti nell’ottobre scorso), vengano realmente trasferiti ai partner europei circa 500 clandestini sbarcati in Italia negli ultimi mesi s condizione che altri Stati se ne facessero carico. L’aspetto grave non è solo che Conte abbia ceduto alle pressioni degli ambienti immigrazionisti italiani ed europei ma che abbia accettato uno sbarco di clandestini che rischia di compromettere la fruttuosa politica dei “porti chiusi” di Salvini.

Nell’anno appena conclusosi sono sbarcati sulle nostre coste 23.370 migranti, l’80,42% in meno rispetto al 2017 (quando furono 119.369) e l’87,12% in meno rispetto al 2016 (181.436). Decremento ancora più considerevole se si prende in considerazione il solo numero di quelli provenienti dalla Libia: 12.977 dal 1° gennaio al 31 dicembre, l’87,90% in meno rispetto al 2017 e il 92,85% in meno rispetto al 2016. Se si evidenzia che circa il 60% degli sbarcati nel 2018 ha raggiunto l’Italia quando era ancora in carica il governo Gentiloni e che nel 2018 sono cresciute anche le espulsioni realmente effettuate dall’Italia il successo di Salvini è ancora più significativo. Un successo ammesso anche dall’agenzia Ue per le frontiere Frontex che nel 2018 ha registrato “solo” 150mila immigrati illegali nel Mediterraneo (il livello più basso degli ultimi 5 anni con un – 92% rispetto al 2015) che per lo più hanno raggiunto la Grecia dalla vicinissima Turchia e la Spagna attraverso la rotta marocchina. Rabat del resto sembra chiudere un occhio nei confronti delle partenze dalle sue coste, gestite da cosche malavitose concorrenti del clan libici, con il dichiarato obiettivo di ottenere dalla Ue gli stessi fondi (3+3 miliardi di euro) pagati dall’Europa alla Turchia per fermare l’esodo sulla rotta “balcanica”.

La chiusura dei porti quindi “paga” anche in termini di vite umane poiché l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha reso noto a fine anno che il numero di migranti morti cercando di attraversare il Mar Mediterraneo è sceso del 28% nel 2018 rispetto all’anno precedente: 2.262 contro 3.139. Sul piano politico si può interpretare la decisione di Conte di accogliere alcuni clandestini imbarcati sulla Sea Watch come il tentativo di sabotare il successo di Salvini e della Lega, ma in termini di sicurezza il fatto che diversi Stati europei si arrendano alle Ong preannuncia ben altri potenziali problemi. 

Innanzitutto l’Europa riconosce il problema determinato dall’immigrazione illegale, ma permette che venga gestito da soggetti privati e con interessi diversi dagli Stati. Basti pensare che la soluzione, che anche il governo tedesco aveva caldeggiato, cioè sbarcare in Libia i migranti illegali che sarebbero stati accolti e rimpatriati dalle agenzie dell’Onu, è tato respinto dalle Ong determinate ideologicamente a portare i clandestini in Europa. Inoltre ora che è stato dimostrato che i porti italiani sono ancora “un po’ aperti” possiamo aspettarci altri arrivi di clandestini trasbordati direttamente sulle navi delle Ong dai trafficanti replicando quindi lo stesso schema adottato da Sea Watch e Sea Eye. La convergenza di interessi tra Ong e trafficanti determinerà altri casi simili incoraggiando così il business dei criminali che riusciranno a vendere “altri biglietti” per il viaggio su barconi e gommoni. Uno scenario quanto mai grave specie ora che le indagini sui “barchini fantasma" salpati dalla Tunisia ci hanno fornito ulteriori conferme che con i clandestini arrivano dall’Africa in Italia anche molti fuorilegge e jihadisti.