• SINODO

Primo giorno, primo scontro a distanza

Monsignor Forte

Il primo giorno di sinodo, quello di apertura, porta con sé il primo misunderstanding (incomprensione). E' sembrato emergere nel corso del briefing con la stampa. E' qui che il segretario speciale, l'italiano mons. Bruno Forte, ha fatto alcune precisazioni che sembrano andare in controtendenza rispetto alle dichiarazioni fatte in aula dal Relatore generale, il cardinale ungherese Peter Erdo.

«Questo Sinodo – ha detto Forte – è pastorale, come  lo fu il Vaticano II. Cerchiamo nuove vie di approccio per rendere la Chiesa più vicina agli uomini del suo tempo. La Chiesa non può restare insensibile davanti alle sfide. Questa è la vera posta in gioco del  Sinodo». E ha parlato di «nuove modalità di approccio perché le situazioni e i tempi cambiano», inoltre, ha detto, «non è che ci riuniamo per non dire nulla».

Il cardinale Erdo, invece, aveva parlato sì di accoglienza e di attenzione pastorale, ma senza nessuna innovazione che tradisse il magistero passato e recente. A proposito dei divorziati risposati civilmente il porporato ha richiamato l'esortazione apostolica Familiaris Consortio di S. Giovanni Paolo II per dire che «l’integrazione dei divorziati risposati nella vita della comunità ecclesiale può realizzarsi in varie forme, diverse dall’ammissione all’Eucarestia, come suggerisce già Familiaris Consortio al n° 84».

Un altro passaggio rilevante della relazione Erdo riguarda la possibilità di riconoscere «semi di bene» anche in unioni di fatto. 

«Tra il vero ed il falso, tra il bene ed il male, infatti, non c’è una gradualità, anche se alcune forme di convivenza portano in sé certi aspetti positivi, questo non implica che possono essere presentati come beni». Questa precisa indicazione è molto lontana dalle teorie avanzate ad esempio dal cardinale Christoph Schönborn in una recentissima intervista alla Civiltà Cattolica, una lunga chiacchierata teologica con il direttore della stessa rivista, e padre sinodale, P. Antonio Spadaro SJ. Lì il cardinale di Vienna aveva espressamente richiamato il possibile riconoscimento di “elementi di verità e santificazione» anche in una coppia di fatto.

Sull'accoglienza delle persone omosessuali il cardinale Erdo è stato molto chiaro. «Anche se il problema non riguarda direttamente la realtà della famiglia», ha detto il relatore generale del Sinodo, «si presentano situazioni quando tale comportamento influisce sulla vita di una famiglia. In ogni caso la Chiesa insegna che: “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza».

Da parte sua il Santo Padre ha aperto i lavori ricordando che «Il Sinodo non è un parlamento, dove per raggiungere un consenso si patteggia, si negozia e si cerca un compromesso», e come fece in occasione del Sinodo straordinario 2014, ha richiamato tutti alla “parresia” nel parlare e all'ascolto umile.

Le voci che circolano intorno alle mura dell'aula sinodale dicono che tra di loro i padri hanno parlato del caso Charamsa, e molti hanno commentato parlandone come di una strana bomba a orologeria piazzata con perfetto timing. Mentre non tutti sono proprio entusiasti del nuovo metodo di lavoro, perché lo ritengono un po' restrittivo, soprattutto per gli interventi liberi ridotti a nulla, e anche per la tabella di marcia che rischia di trattare in modo uguale problemi assai diversi tra loro.

Papa Francesco vuole una Chiesa “ospedale da campo”, come ha ricordato nella sua omelia di apertura del Sinodo, e, citando S. Giovanni Paolo II, ha ricordato che «l’errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato». Un'omelia molto bella quella di Papa Francesco, che lascia aperte tutte le strade. Vedremo dove lo Spirito condurrà la Chiesa.