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Pugnalati per strada, gli attentati islamici invisibili

Due aggressioni all'arma bianca, a Torino e a Roma, entrambe compiute da immigrati musulmani che inneggiavano ad Allah e insultavano la fede cristiana. Non è solo "opera di balordi", è micro-terrorismo.

Polizia a Roma Termini

Due fatti criminali, a meno di 48 ore uno dall’altro, inducono a ritenere che l’Italia non venga più risparmiata dal terrorismo islamico “fai da te”, quello caratterizzato da attacchi sporadici con coltelli o armi improvvisate nel nome di un ideale islamico.

Il primo episodio è accaduto il 21 aprile a Torino e ha visto protagonista il senegalese di 26 anni Ndiaye Migui che ha aggredito due poliziotti al grido di “Allah akhbar”. Destinatario da alcuni mesi di due provvedimenti di espulsione, uno del questore di Cuneo e un altro del questore di Torino, Migui qualche settimana fa era stato arrestato per resistenza al pubblico ufficiale, ma l'udienza di convalida si era conclusa con la sua scarcerazione benché, a quanto pare, avesse rifiutato di farsi identificare.

L'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia ha rilevato un aumento degli episodi di violenza nei confronti degli appartenenti alle forze dell'ordine e ha invitato a valutare strutture e modalità di contenimento dei soggetti con problemi psichiatrici. E' stato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a dare notizia dell'aggressione avvenuta nei pressi di un edificio abbandonato in cui il senegalese aveva trovato un riparo di fortuna. Intervenuti su segnalazione di un vigilantes, anche lui ferito, i poliziotti sono stati colpiti con una sbarra di ferro alla testa e a una mano: aggressione che ha determinato questa volta l'arresto con l'accusa di tentato omicidio. "Nessuna tolleranza per balordi e violenti che attaccano le forze dell'ordine", ha sottolineato il ministro Salvini, mentre la viceministro dell' Economia, Laura Castelli, ammette la necessità di "intervenire con maggiore incisività sul fenomeno delle aggressioni al personale della Difesa e di Pubblica Sicurezza".

Non sono mancate ovviamente le speculazioni politiche con l'assessora ai Diritti della Regione Piemonte, Monica Cerutti, che ha invitato a contrastare "il clima d' odio che può fare presa sulle persone fragili e insicure" puntando il dito contro il decreto sicurezza che, "anziché favorire l'inclusione degli stranieri li caccia nell'irregolarità". Chissà quanti italiani hanno voglia di includere nella propria comunità un senegalese che aggredisce a sprangate al grido di “Allah akhbar”.

Il secondo episodio è accaduto invece a Rona, zona stazione Termini, il 23 aprile. Un marocchino ha aggredito ferendolo alla gola con un coltello, un georgiano pare per rubargli una catenina d’oro con un crocefisso, offendendolo per la sua fede cristiana. Il georgiano si è presentato dai poliziotti a piazza dei Cinquecento, dicendo di essere stato aggredito poco prima a bordo di un bus da un marocchino che, al culmine della lite, l'aveva accoltellato alla gola. Inseguito dai poliziotti, l'uomo – che nel frattempo si era liberato del coltello da cucina con cui aveva ferito il georgiano - è stato bloccato in via Cavour. Il marocchino è stato arrestato per tentato omicidio mentre il georgiano, che ha avuto una prognosi di 21 giorni, ha raccontato agli agenti che l'aggressore, appena ha visto il crocefisso lo ha attaccato al grido "cattolico di m...".

Le indagini sono ancora in corso ma i due episodi potrebbero indicare che l’Italia sta diventando anch’essa un obiettivo per il terrorismo islamico, almeno quello fai da te basato su aggressioni compiute da musulmani con coltello e altri oggetti con lama o contundenti che imperversa in molti paesi europei (Francia, Gran Bretagna, Germania, Svezia…). Una minaccia da non sottovalutare e che sarebbe pericoloso attribuire a gesti criminali privi di paternità ideologica, come si sta facendo in gran parte d’Europa.

Meglio non dimenticare che l’uso di armi bianche o improprie (coltelli da cucina, auto, veleni, accette, spranghe…) per “colpire gli infedeli nelle terre dei crociati” venne teorizzato e diffuso sulle reti e sui social jihadisti nell’estate 2014 da Mohamed al-Adnani, capo della propaganda dello Stato Islamico ucciso due anni dopo da un drone statunitense in Siria. Da allora in Europa Occidentale (non in Mitteleuropa o in Europa Orientale dove i governi non hanno mai accolto migranti illegali nè rifugiati islamici) investimenti con auto o camion e accoltellamenti al grido “Allah akhbar” si sono moltiplicati a dismisura e ora sembrano diffondersi anche in Italia.

Salvini ha scritto a prefetti e questori "per aumentare controlli e attenzione nei luoghi di aggregazione di cittadini islamici, per prevenire ogni tipo di violenza contro cittadini innocenti". "Il ministro dell'Interno ha il dovere di garantire la sicurezza e di non sottovalutare questi fenomeni” ha risposto il ministro alle critiche del PD che lo ha accusato di strumentalizzare i fatti.