• EDITORIALE

Qualcuno si sta occupando del nostro paese

Spread

Fino agli ultimi giorni di fine anno trovavo impossibile fare previsioni economiche per il 2014  Ciò perchè  i fatti economici nel nostro paese ormai sono troppo legati alle scelte politiche del momento. Ogni esperto  osservatore politicamente indipendente non oserebbe oggi fare previsioni; e un osservatore, in qualche modo “dipendente” dalla politica, farebbe previsioni di parte. 

Forse si potrebbero delineare scenari alternativi, anche contrastanti, in funzione delle ipotesi di consenso sugli elementi che produrranno gli scenari. Si tratterebbe però anzitutto di ipotesi politiche e solo conseguentemente economiche. Ma una previsione di carattere politico, allo stato attuale, la potrebbe fare solo un esperto di fantapolitica o un profeta. E sarebbe indicato immediatamente come un “profeta di sventura”. 

Non si possono fare previsioni ottimistiche perché mancando elementi di tendenza (trend) che non siano altro che  negativi, sarebbero una vera forzatura. Del resto scenari positivi dovrebbero fondarsi su ipotesi che al momento sono solo  illusorie. 

Infatti perché dette ipotesi non siano illusorie, le idee che i poteri politici devono generare devono essere chiare, forti, concrete e fattibili, ma soprattutto devono esser corenti con lo stato del paese in Europa e nel mondo globale. Devono perciò essere risolutive, non palliativi di sopravvivenza. Solo così si possono percepire scenari credibili. 

Anche protestare e scendere in piazza non porta non ha grande utilità: primo, perché non si capisce quale potere contestare, secondo perché non si sa esattamente cosa contestare. Il problema del nostro paese non è, come si lascia credere, legato a difficoltà economiche (che sono conseguenza, non origine, di quelle politiche) bensi di volontà o capacità politica di risolverle. 

Ma dopo la lettura dei quotidiani del 3 gennaio 2014, lo scenario è cambiato. Lo spread cala sotto quota 200, creando prospettive  ottimistiche. Senza ragioni vere. Anzi, dopo aver approvato una legge di stabilità, dove l’unica cosa certa è che dovrà essere rivista con successive correzioni durante l’anno, visto che i problemi veri non sono stati affrontati.  

Ora possiamo però prevedere che “qualcuno dall’esterno si sta  occupando di noi”.
L’economia non è una scienza esatta, lo sappiamo, ma i fatti positivi non succedono per caso. Se mi sono ferito gravemente e necessito un intervento chirurgico, non sarà un cerotto a risolvere il problema. Il nostro paese ha bisogno un piano di  sviluppo accelerato centrato sui nostri unici, e sempre meno, vantaggi competitivi. E questo piano accelerato va discusso in Europa perché richiede investimenti e pertanto la revisione dei parametri di Maastricht e la svalutazione concordata dell’Euro verso il dollaro.  

Se sulle ferite si mettono cerotti usati e non sterilizzati e i medici dichiarano che stiamo guarendo (il miglioramento dello spread), c’è di che preoccuparsi: o non vogliono curarci o ci vogliono tenere in vita in previsione di una cura di prossima  preparazione. L’Europa non sembra essere viva, operante e interessata alle sorti del nostro paese, gli Stati Uniti invece sì. Vuoi vedere che Oltreoceano stanno preparandoci un governo nuovo ed una nuova politica economica?