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Quel cattolico di Vermeer

Alle Scuderie del Quirinale, La stradina, la Ragazza con il cappello rosso, ma anche qualche dipinto "da scoprire". Come la Santa Prassede e l'Allegoria della fede cattolica, testimonianze della sua conversione e appartenenza alla Chiesa di Roma.

Allegoria della fede cattolica Vermeer

C'è ancora tempo fino al 29 gennaio 2013 per visitare la mostra del pittore olandese Johannes Vermeer (1632-1675) e della sua cerchia alle Scuderie del Quirinale a Roma. Se ci andate ora, non troverete più la folla dei primi giorni. È svanito l'effetto novità, e si è anche sparsa la voce che i Vermeer esposti sono solo otto, sui trentasei dipinti dell'artista pervenuti fino a noi. E che non ci sono i classici che tutti conoscono, a partire dalla Ragazza con l'orecchino di perla che ha ispirato il romanzo omonimo del 1999 di Tracy Chevalier e il film del 2003, memorabile per l'eccellente interpretazione di Scarlett Johansson ma del tutto fantasioso, dal momento che nessun documento storico attesta l'infatuazione del pittore per una sua giovane modella.

Vale la pena di andare a vedere la mostra di Roma per i numerosi dipinti di pittori più o meno "minori" della cerchia di Vermeer, che permettono di collocare la sua arte in un contesto, e anche per la franca rivendicazione della cattolicità del pittore olandese. Vermeer si converte al cattolicesimo nel 1653, all'età di ventuno anni, poco prima di sposare una moglie cattolica. Da allora si trasferisce a vivere nel quartiere cattolico, il cosiddetto "angolo dei papisti", della città natale olandese di Delft, e pratica la religione cattolica per tutto il resto della sua vita nonostante le vessazioni e i divieti cui questa è sottoposta nell'Olanda calvinista del tempo. Chiama la prima dei suoi undici figli Maria e il primo figlio maschio Ignazio in onore di sant'Ignazio di Loyola (1491-1556).

Poiché anche la storia dell'arte è stata scritta con molti pregiudizi anticattolici, si è preteso che la conversione di Vermeer sia stata superficiale, e motivata dal semplice desiderio di compiacere la moglie e la sua famiglia, molto più benestante della sua. Echi di queste interpretazioni si trovano anche nel citato romanzo e film La ragazza con l'orecchino di perla. Ma si tratta di teorie superate. Oggi gli specialisti di Vermeer ammettono che l'artista è stato un cattolico fedele e persino entusiasta.

Alla controversia sul cattolicesimo di Vermeer si collega quella sull'autenticità di uno dei suoi quadri esposti a Roma - e da cui dipende se i Vermeer esistenti al modo siano trentasei o trentacinque -, Santa Prassede. Se è autentico, come i curatori della mostra di Roma sostengono senza riserve, è il più antico Vermeer giunto fino a noi. Ed è - cosa unica per Vermeer - una copia di un originale dell'italiano Felice Ficherelli (1605-1660). A Roma il quadro di Ficherelli e quello di Vermeer sono esposti l'uno accanto all'altro, il che permette di apprezzare come la "copia" sia superiore all'originale. E Vermeer ha introdotto nelle mani della santa che con una spugna raccoglie il prezioso sangue dei martiri anche un crocefisso - simbolo contestato dai protestanti - e ha modificato il volto di Prassede, che secondo il catalogo della mostra romana sarebbe quello della moglie del pittore olandese. Si tratterebbe dunque di una celebrazione della conversione dell'artista al cattolicesimo, e di un omaggio alla moglie.

La mostra del Quirinale si conclude con un quadro molto importante di Vermeer, per dimensioni e impegno, l'Allegoria della fede cattolica, che è significativo vedere a Roma nell'Anno della fede. Quest'opera matura (1670-1672) di Vermeer celebra la Chiesa cattolica in un contesto di duro confronto con le persecuzioni calviniste, e ha una chiara intonazione anti-protestante. L'arazzo cinquecentesco sulla sinistra corrisponde a quelli utilizzati per nascondere l'entrata di una tipica chiesa cattolica clandestina olandese (schuildkerk), del tipo di quella che Vermeer frequentava all'epoca. Il bianco e l'azzurro sono i colori della devozione mariana tanto criticata dai protestanti. Mentre la sfera di vetro superiore simboleggia il Paradiso, la Fede Cattolica ha sotto i suoi piedi il mappamondo, ad affermare che la Chiesa cattolica - qualunque cosa abbiano stabilito i trattati politici che dividono l'Europa in Paesi cattolici e protestanti - mantiene da un punto di vista sostanziale e morale la sua autorità spirituale su tutto il mondo.

Più sotto una pietra schiaccia un serpente: è Cristo, pietra angolare della Chiesa, che schiaccia il demonio, ma è anche Maria, che schiaccia insieme il capo del diavolo e le eresie. Alla mela di Eva in basso corrispondono sul tavolo il calice e il Messale romano: ancora una forte rivendicazione anti-protestante, qui della salvezza tramite l'Eucarestia. E dietro alla Fede un quadro nel quadro raffigura Gesù Cristo che affida la Chiesa, nella persona di san Giovanni, alla Madonna, un'affermazione sia del ruolo indispensabile di Maria sia della necessità della Chiesa, contro le tentazioni anti-ecclesiali diffuse in certi ambienti protestanti del tempo.

Il dipinto certamente testimonia la maestria dell'artista maturo, che dipinse pochi quadri proprio perché ognuno era frutto di uno studio attentissimo delle luci e dei colori. Ma è anche un manifesto della fedeltà della minoranza cattolica nell'Olanda protestante, e un grido che sale dalle chiese clandestine a chiedere libertà religiosa e uguali diritti per i cattolici.