• VERSO IL REFERENDUM

Renzi da solo in lotta per il suo Sì

Il premier Matteo Renzi

In risposta a chi fra i suoi amici teme che la vittoria di Trump negli Usa giochi in Italia contro la causa del “sì” al suo referendum  Renzi ha ironicamente risposto di augurarsi che anche nel nostro Paese i sondaggi vengano poi smentiti dai fatti. Tutti i sondaggi infatti danno il “no” in vantaggio sul “sì”.  Chi, come anche noi, è convinto che il “no” sia la scelta giusta non ha tuttavia motivo di dormire troppo sugli allori. Anche se il “no” prevale tra coloro che hanno già deciso di andare alle urne e hanno già scelto come votare, resta il fatto che la maggioranza degli elettori non ha ancora nemmeno deciso se andrà o non andrà a votare. 

Come è noto la causa del “sì” gode di grande sostegno all’estero. Questo non tanto per motivi di merito ma perché si ritiene che la vittoria del “no” potrebbe essere fatale per le sorti del governo Renzi. Un governo che gode di vaste simpatie nei circoli del grande capitale finanziario mondiale e perciò di vasti sostegni da parte dei giornali e delle tv più diffusi alla scala planetaria. Non è perciò forse un caso che per la sua campagna a favore del “sì” Renzi disponga di due noti e costosi “guru” americani della comunicazione, Jim Messina e David Hunter.

La loro più recente iniziativa è stata la formazione di un gran numero di volontari che nelle ultime due settimane prima del voto dovranno contattare personalmente quanti più elettori sarà loro possibile per convincerli a votare a favore della riforma Renzi-Boschi. Avendo frequentato allo scopo appositi corsi organizzati in varie città italiane, questi volontari dovrebbero avere appreso come si può essere convincenti senza tuttavia diventare irritanti.

Frattanto il premier sta girando l’Italia in un turbine di visite, inaugurazioni, incontri e comizi. In questi giorni è nell’Italia del Sud dove il “no” è dato in vantaggio di otto-dieci punti rispetto al “sì”. Al centro delle sue attenzioni è la Sicilia, per popolazione seconda nel Mezzogiorno solo alla Campania, dove risulta che il “no” sia in largo vantaggio: non tanto però per dissenso sul merito della riforma quanto perché la gente la identifica con Renzi, la cui popolarità nell’Isola è in caduta.

Così essendo  consigliato dai suoi “guru” della comunicazione il premier perciò non si preoccupa tanto di spiegare il contenuto della riforma quanto di annunciare grandi investimenti in opere pubbliche (500 milioni nella sola Sicilia) e di tagliare nastri. Il tutto condito con discorsi che ruotano attorno all’idea che lui è la luce e gli altri sono le tenebre; che con lui l’Italia galoppa verso il futuro mentre  con chiunque altro ritornerebbe a un buio passato; che con lui usciremo presto dalla crisi mentre con chiunque altro precipiteremmo nel baratro e così via.  

Se però tali argomenti suscitano poca presa sulla gente che, guardandosi attorno, non vede tracce dell’alba di questo nuovo sole, risulta invece maggiore la presa  di un altro argomento: quello secondo cui è urgente cambiare, e se non si cambia adesso si perde un’occasione storica. E per venti-trent’anni non sarà più possibile alcuna altra riforma. Si tratta in effetti di un argomento tanto disperato quanto irrazionale. E’ vero che riformare la Costituzione è necessario, ma non è vero che qualunque riforma vada bene comunque.

Se il motore di un’auto fa le bizze non è vero che qualunque intervento sia meglio di niente: anche una bella scarica di martellate.  E la riforma Renzi-Boschi è esattamente questo: una pioggia di vigorosi colpi di martello tali da sconquassare anche un’ottima Costituzione.  Figuriamoci una Costituzione come la nostra, che con buona pace di Benigni non è affatto “la più bella del mondo”.  

 

L’idea che qualsiasi  cambiamento vada bene comunque è segno più di sconforto che di buon senso. I “guru” al servizio di Renzi gli hanno perciò suggerito di non parlare più del senso della sua riforma ma di andare in giro a dire semplicemente  quando più sopra si ricordava; ossia che lui è la luce e gli altri le tenebre, che lui è il nuovo e gli altri sono il vecchio e così via. Se riesce a far passare l’idea che la sua riforma sia un modo per rovesciare il tavolo, chi pensa che rovesciare il tavolo sia l’unica cosa da fare potrebbe passare dall’astensione al “sì”. Di qui, per chi invece è convinto del contrario, l’urgenza di continuare a spiegare e a rispiegare le buone ragioni del “no”  confidando siano più convincenti delle strategie degli esperti organizzatori del consenso che lavorano a servizio del premier Renzi.