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Ritiro per gay, la toppa di Avvenire peggio del buco

Il ritiro spirituale per gay della Diocesi di Torino non era per la loro fedeltà, ma per la fedeltà di Dio. Così Avvenire che sul caso di Torino mette una toppa peggio del buco. Le motivazioni erano chiare fin da subito. 

Ci siamo sbagliati tutti. Il ritiro spirituale per coppie dello stesso sesso organizzato da Don Gianluca Carrega – responsabile della pastorale per le persone omosessuali della diocesi di Torino – non era centrato sulla fedeltà affettiva nelle coppie omosessuali, bensì sulla fedeltà  di Dio verso tutti noi, omosessuali o eterosessuali.

A rivelare questo collettivo “fraintendimento preventivo” è stato Avvenire che così scrive giusto due giorni fa: “L’argomento del ritiro era sì la fedeltà, ma non tanto quella ‘tra coppie omosessuali’, innanzi tutto quella che Dio esprime con il suo amore verso tutte le creature, specialmente quelle più fragili e bisognose di aiuto”. Poi il quotidiano dei vescovi fa parlare Padre Pino Piva, che doveva tenere le meditazioni in occasione del ritiro spirituale poi sospeso dal vescovo per le plurime critiche provenienti da clero e laici: «Sarebbe stato un ritiro quaresimale sull’amore per convertirci all’amore, oggi è quanto mai necessario. E non solo per persone omosessuali e per i loro familiari, anche per persone e coppie eterosessuali. Obiettivo del ritiro? Aiutare le persone a fare una esperienza profonda e personale dell’amore di Dio; un amore sempre fedele e inesauribile». Ma le cose non stanno così, bensì la due giorni torinese riguardava la fedeltà “affettiva” che lega solo due persone omosessuali e non eterosessuali. Le prove per sostenerlo sono più di una.

La prima. Rileggiamo cosa scrive Avvenire: “L’argomento del ritiro era sì la fedeltà, ma non tanto quella ‘tra coppie omosessuali, innanzi tutto quella che Dio esprime con il suo amore verso tutte le creature “. Quel “non tanto” è illuminante perché ci rivela che il tema della fedeltà tra coppie omosessuali comunque era presente, seppur non fosse al primo posto. Con uno strabiliante autogol è lo stesso Avvenire ad ammettere che comunque in quel ritiro si parlava di fedeltà “affettiva” gay.

Seconda prova: le affermazioni dello stesso Don Carrega rilasciate alla Stampa. Il 3 febbraio l’articolo intervista si apre così: “La diocesi di Torino dà lezione di fedeltà alle coppie gay. O, meglio, ‘la propone – afferma Don Carrega – perché non vogliamo erigerci troppo a maestri, ma volgiamo dire che anche i gay meritano la fedeltà’”. Coloro che sono abili a filtrare il moscerino ed  a ingoiare il cammello potrebbero obiettare, seppur contro ogni evidenza, che qui si sta parlando di fedeltà dell’amore di Dio verso le coppie omosessuali. A parte che la fedeltà dell’amore di Dio non può riguardare la relazione omosessuale, ma la persona, nonostante la sua omosessualità, il vero significato di questa uscita di Don Carrega è specificato più avanti in diversi passi.

Primo: apprendiamo che lo stesso sacerdote, lodando la legge Cirinnà,  ha presenziato con soddisfazione a tre unioni civili e in quel contesto di certo non si celebra la fedeltà di Dio. Secondo: i giornalisti Martinengo e Assandri autori del pezzo ricordano che la legge sulle unioni civili non ha previsto l’obbligo di fedeltà e aggiungono che “Don Gianluca […] lo definisce un paradosso. E per questo la Diocesi di Torino ha dedicato a questo tema un fine settimana di ritiro quaresimale rivolto alle coppie gay, intitolato ‘Degni di fedeltà’”. Forse che Don Gianluca non hai mai detto questo ai giornalisti e che il ritiro non era dedicato a simile tema? Doveva chiedere una rettifica soprattutto dopo tutto il polverone che il caso ha suscitato. Ma non lo ha fatto, ergo ciò ci induce  a ritenere che per Don Carrega, organizzatore dell’incontro di Torino, la fedeltà tra coppie omosessuali è un valore e che il tema centrale dell’incontro era quello.

Terzo: Don Gianluca dichiara esplicitamente che il ritiro è per coppie omosessuali e riguarda la loro fedeltà “affettiva”. Ecco le parole di Don Carrega, mai smentite dallo stesso: “La legge può anche non prevedere l’obbligo di fedeltà, ma riflettendo sull’affettività dei gay, possiamo dire che ciascuno merita un amore esclusivo, unico. La legge può decidere quali siano i requisiti minimi, ma noi vogliamo parlare di qualità del rapporto”. E più avanti: “alcuni dei gay che decidono di vivere  in coppia vi trovano una maggiore serenità e cercano di restare fedeli. E noi dobbiamo valorizzare ciò che di bello c’è nella loro vita”. Più chiaro di così: valorizzare la fedeltà “affettiva” all’interno del rapporto omosessuale. Della fedeltà dell’amore di Dio, manco l’ombra. Un nota bene: in tutto l’articolo non si fa mai cenno del fatto che l’incontro è rivolto anche alle coppie eterosessuali.

Altra prova del fatto che la due giorni era incentrata sulla fedeltà “affettiva” omosessuale è data dalla nota firmata dall’arcivescovo Nosiglia del 5 febbraio scorso e pubblicata a seguito del polverone mediatico suscitato dalla notizia del ritiro torinese. Innanzitutto si intitola “Pastorale per gli omosessuali: intervento di Mons. Nosiglia”. Questo a dimostrazione che il ritiro era solo per le persone omosessuali. In secondo luogo, dopo aver argomentato a difesa del lavoro di Don Carrega nell’ambito della pastorale omosessuale, la nota informa della decisione di sospendere il ritiro. Ma se, come asserisce Avvenire, il ritiro era sull’amore fedele di Dio verso tutti e non sulla fedeltà gay perché tacerlo in quella nota? Se quello era il punto fondamentale di questo gigantesco misunderstanding era altrettanto fondamentale denunciarlo sin da subito. Invece nulla. Oppure l’arcivescovo e lo stesso Don Carrega avevano anche loro frainteso il senso di quel ritiro spirituale? Inoltre: se il ritiro spirituale fosse stato davvero pensato come momento di riflessione aperto a tutti, omo ed etero, per approfondire il tema della fedeltà di Dio, perché sospenderlo? Se si era nel giusto, perché non proseguire sulla propria strada? Per evitare scandali? Ma bastava dire ai portatori insani di malafede: “Il ritiro tratterà della fedeltà di Dio. Non ci credete? Venite a vedere coi vostri occhi”.

La morale di questa storiaccia è duplice. Primo: Avvenire ha cercato di mettere una pezza peggio del buco. Altro che malinteso. Noi tutti avevamo capito benissimo come stavano le cose. Secondo: è bene a volte protestare, denunciare e non stare zitti. In tal modo costringi l’avversario a battere in ritirata, a tentare di cambiare le carte in tavola, a rivedere i piani di attacco ed ad annaspare cercando di accampare scuse. Non sempre capita, ma a volte, come in questa occasione, sì. E quindi plaudiamo all’iniziativa di Mons Nosiglia di sospendere il ritiro programmato sperando che dalla sospensione si passi alla cancellazione definitiva.

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