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Saulo, papà coraggioso contro la dittatura gender

A fronte di sempre più numerosi insegnati che amano fare a gara per apparire più gay friendly dell’Arcigay, infatti, vi sono padri e madri che osano addirittura sfidare a viso aperto il “Grande Fratello”, invocando il loro sacrosanto diritto di priorità nell’educazione dei propri figli. Saulo Gambelli è uno di questi.

Il pensero gender alla cponquista della scuola

Nell’attuale deriva ideologica che sembra dilagare in maniera inarrestabile nelle scuole, con tutto il suo pericoloso carico di propaganda gender-gay, si registrano, fortunatamente, anche interessanti segnali di opposizione e resistenza da parte di coraggiosi genitori. A fronte di sempre più numerosi insegnati che amano fare a gara per apparire più gay friendly dell’Arcigay, infatti, vi sono padri e madri che non solo rifiutano l’etichetta orwelliana di “genitore 1” e “genitore 2” che la nuova dittatura del pensiero unico pretenderebbe di affibbiargli, ma che osano addirittura sfidare a viso aperto il “Grande Fratello”, invocando il loro sacrosanto diritto di priorità nell’educazione dei propri figli rispetto allo stato, principio riconosciuto, peraltro, come diritto fondamentale dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Tra questi impavidi genitori merita di essere segnalato Saulo Gambelli e la lettera da lui scritta al preside della scuola frequentata dalla figlia. Questo il testo della lettera di cui lo stesso Gambelli ha autorizzato la pubblicazione: 

 

Gentilissimo Signor Preside,

sono il babbo (non genitore 1 o 2) di una ragazzina che frequenta la scuola media Luigi Magi di Asciano, facente parte dell’Istituto Comprensivo “Sandro Pertini”. Lunedì 1 dicembre 2014, quando mia figlia è tornata da scuola, le ho chiesto, come abitualmente faccio, come fosse andata la sua giornata scolastica. Con un volto serio, lei mi ha riferito di essere stata turbata non poco dagli argomenti affrontati durante la lezione di storia dell’arte. Il tema, quel giorno, verteva sulla figura del grande Leonardo da Vinci. Secondo quanto riferito da mia figlia, però, non si è parlato delle incredibili intuizioni di quell’artista, della bellezza dei suoi disegni con il gioco delle prospettive, del fascino del colore e della profondità delle sue pitture, dell’incanto dei suoi personaggi e paesaggi carichi di espressività e mistero. No, nulla di tutto ciò. Si è cominciato parlando dell’asserita omosessualità di Leonardo Da Vinci. E fin qui nulla di male, se non il fatto che tale orientamento sessuale non risulta storicamente accertato. Quella, però, è stata solo la premessa per arrivare a definire normale il fatto di avere rapporti sessuali con persone dello stesso sesso, o normale il fatto di “fare” (forse intendeva dire produrre) bambini anche in altri modi artificiali, o normale il fatto che gli omosessuali possano adottare minori, per concludere affermando che per fare i bambini esistono più “posizioni”, tutte dettagliatamente descritte nel Kamasutra, libro che i ragazzi possono trovare su internet o in libreria. 

Io non credo davvero che queste tematiche delicate possano essere affrontare in una maniera così maldestra e superficiale. Semmai, esse dovrebbero essere proposte, discusse e inserite con attenzione in un adeguato percorso pedagogico ben concordato e programmato. L’insegnante, poi, ha voluto travalicare anche l’ambito della religione, sproloquiando su aspetti che si pongono in netto contrasto con la dottrina cristiana, fino al punto di offendere il sentimento religioso di quella stessa fede. E, infatti, mia figlia si è sentita profondamente offesa. L’insegnante, in realtà, parlando a proposito dell’affresco raffigurante “l’Ultima Cena”, ha inteso stupire gli alunni raccontando loro dello scoop relativo al fatto che Gesù Cristo fosse sposato con la prostituta pentita Maria Maddalena, e che dal loro matrimonio fosse nata la figlioletta Sara, della quale esisterebbe una reliquia in Medio Oriente. Di qui, il collegamento alla Madonna Nera e l’invito rivolto agli studenti a comprare i vangeli apocrifi dove è possibile reperire tali “notizie”. A fine lezione mia figlia, mostrando un coraggio di cui sono davvero orgoglioso e riuscendo a superare un senso naturale di vergogna, ha contestato fermamente, davanti a tutti i compagni di classe, le false affermazioni blasfeme dell’insegnante.

Sono profondamente indignato e scandalizzato da come tanta superficialità – voglio ancora presumere la buona fede dell’insegnante – possa oltrepassare le soglie di un istituto scolastico dove in un’ora di lezione, sono stati “vomitati” argomenti che hanno turbato la sensibilità di mia figlia e quella mia personale, sia per i richiami al sesso che, per le offese alla confessione religiosa di cui orgogliosamente facciamo parte, e che mi pare sia tutelata anche dalla legge (articoli 403 e 404 del codice penale). Il giorno successivo all’episodio riportato, ossia il 2 dicembre, ho contattato i responsabili della scuola per informarli dell’accaduto. Devo ringraziare, in particolare, la responsabile del plesso, per la gentilezza e la disponibilità che ha mostrato nel darmi ascolto, e per la rassicurazione datami sul suo interessamento circa il modo inadeguato con cui sono stati esposti dall’insegnante di storia dell’arte i temi segnalati e del fatto che tali temi esulino dal programma didattico.

Non si può tollerare che in una scuola pubblica sia consentita questa deriva propagandistica e ideologica di matrice relativista, dove non vi sono più certezze neppure sulla reale natura dell’uomo, e dove ognuno è autorizzato a definire da sé, secondo i propri gusti e capricci, ciò che è bene e ciò che è male. Tutto ciò diventa ancora più pericoloso se si tenta di propinarlo a giovani in età di formazione. Come babbo rivendico il diritto dei genitori all’istruzione dei propri figli, come riconosciuto dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, agli articoli 18 e 26, terzo comma; dall’art. 2 dal primo protocollo addizionale alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, e dall’art. 30 della nostra Costituzione. Questa lettera vuole essere un invito a prestare una particolare attenzione nei confronti dei genitori, in virtù anche delle “Linee di Indirizzo sulla Partecipazione dei Genitori e Corresponsabilità Educativa” diramate dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca il 22 novembre 2012 in cui si è espressamente invocato il diritto dei genitori alla «corresponsabilità educativa». Come giustamente è ricordato nella bozza di lettera da inviare alle istituzioni scolastiche reperibile sul sito web dell’associazione “Giuristi per la Vita”, i genitori hanno diritto di informati se nell’ambito del Piano per l’Offerta Formativa sono previsti progetti relativi all’educazione sessuale ed affettiva, alla cosiddetta “teoria del gender”, o comunque connessi a forme di propaganda ideologica omosessualista, anche mediante lezioni tenute da educatori esterni o rappresentanti di associazioni Lgbt, come avvenuto nel caso dell’istituto scolastico I.T.C.G. “Cattaneo-Dall’Aglio” di Castelnovo ne’ Monti (Re), o mediante distribuzione di materiale didattico, ovvero mediante la predisposizione di bibliografie sulle tematiche Lgbt e sulle nuove realtà familiari, come avvenuto al Liceo Classico “Giulio Cesare” di Roma nella nota vicenda legata al romanzo “Sei come sei” della scrittrice Melania Mazzucco. 

Signor Preside voglio concludere citando quanto ha scritto Piero Angela nel suo saggio intitolato A cosa serve la politica?: «l’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il Paese di domani». 

Saulo Gambelli